Istat, crollano i numeri del Farmaceutico nel Lazio

Il boom dei vaccini anti Covid è finito ed il polo Farmaceutico di Anagni non è più al centro del mondo. La bolla dei due anni di infialamento svolto in larga parte dalle strutture della provincia di Frosinone si è ridimensionata, tornando ai numeri tradizionali. Alti, di assoluto rilievo: non come quelli nei giorni dell’emergenza. Lo dicono i numeri del primo trimestre sull’andamento dell’export in Italia, elaborati da Istat l’Istituto centrale di statistica.

Chi cala e chi aumenta

Nell’analisi provinciale dell’export Istat segnala le performance positive di Ascoli Piceno, Milano, Torino, Livorno, Napoli, Bergamo, Bologna, Firenze, Verona e Padova. Sono state il motore dell’export nazionale in questo primo trimestre: insieme determinano un impatto di 7,8 punti percentuali.

Uno dei reparti dello stabilimento chimico farmaceutico Catalent di Anagni

Allo stesso tempo ci sono altre aree che registrano un forte rallentamento: un vero e proprio arretramento dai picchi conquistati nei trimestri precedenti. La provincia di Frosinone e Latina sono tra quelle che forniscono in questo trimestre i maggiori contributi negativi insieme a Gorizia, Parma, Mantova, Genova, Siracusa, Terni, Bari e Ferrara.

L’Istat fornisce anche una chiave per interpretare l’arretramento del polo Chimico Farmaceutico dell’area Frosinone – Latina. Stima che nel primo trimestre 2023 c’è stato un netto l’aumento delle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Marche Toscana e Campania. Un’impennata che spiega per 3,3 punti percentuali la crescita dell’export nazionale.

Non solo. C’è un ulteriore contributo di 2,6 punti che deriva dalle esportazioni di macchinari e apparecchi da Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte. In quel 2,6% c’è anche la ripresa dell’export delle auto Stellantis prodotte in Piemonte: la Fiat 500 elettrica e le Maserati.

All’opposto, la contrazione dell’export di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Lazio ed Emilia-Romagna fornisce un contributo negativo di 1,2 punti percentuali alla variazione delle esportazioni. Al calo contribuisce per altri 0,5 punti la minore vendita di mezzi di trasporto dal Friuli-Venezia Giulia.

L’andamento su base annua

Su base annua, le Marche hanno registrato un boom dell’export verso la Cina ed il Belgio. Le imprese marchigiane segnano un aumento delle esportazioni verso la Repubblica Popolare pari al +4.415,3%; verso Bruxelles è pari al +332,8%.

Le industrie lombarde hanno aumentato di un quarto il loro export sui mercati degli Usa (+25,6%) e della Svizzera (+23,6%). Il sistema industriale piemontese registra la ripresa delle vendite verso Francia (+33,3%), Germania (+25,5%) e Stati Uniti (+28,2%). Si rimette in moto anche la Toscana: i suoi prodotti stanno andando alla grande verso gli Stati Uniti (+42,0%).

Dove sono le perdite maggiori registrate dal Lazio? I numeri dicono che la contrazione dell’export è stata netta verso Belgio (-47,5%), Germania (-16,4%) e Polonia (-35,6%). Il Friuli-Venezia Giulia vede scendere di due terzi l’export verso gli Stati Uniti (-62,4%). La Toscana ha perso un terzo dell’export verso la Svizzera (-30,1%).

Crescita al centro

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L’Istat stima una crescita congiunturale delle esportazioni solo al Centro Italia (+6,1%) mentre c’è una contenuta flessione per il Nord-ovest (-0,5%) e il Nord-est (-0,9%). Chi sta peggio sono il Sud e Isole dove si prevede una più ampia contrazione (-2,5%).

Su base annua, la crescita in valore “resta molto sostenuta“: al +9,8%. Ma è in netto rallentamento per tutte le ripartizioni, a esclusione del Centro (+20,3%, da +21,9% del quarto trimestre 2022).

Le Marche sono la prima regione per crescita dell’export in valore con un aumento delle vendite all’estero del 101,9% quasi totalmente spiegata dall’eccezionale aumento delle vendite di prodotti farmaceutici verso la Cina.

Seguono, per crescita Campania (+23,9%), Toscana (+17,1%) e Piemonte (+16,8%). Per contro, si registrano riduzioni dell’export per Lazio (-11,7%), Valle d’Aosta (-10,9%), Friuli-Venezia Giulia (-9,9%), Liguria (-6,7%) e Sicilia (-2,4%).

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