Intervista a Michele Merola: «Quando ho aperto in piena crisi economica, non ho pensato a come batterla, ma a come rendere le mie macchine le migliori»

Michele Merola: fondatore di TMP Engineering Srl (società operante nel settore dell'automazione industriale), membro di Unindustria, presidente di ISCP (piattaforma per la cooperazione tra aziende, istituti di ricerca e università italo-serbe) e da quest'anno vicepresidente nazionale di AIDAM (Associazione Italiana di Automazione e Meccatronica).

Quale è il tuo background?

Ho 34 anni, sono nato a Ivrea, in provincia di Torino, ma vivo a Cassino da 27 anni. Mi sono diplomato presso il liceo scientifico di Cassino e ho conseguito la laurea in ingegneria meccanica con specializzazione in automazione e robotica, sempre a Cassino. Ho fondato la TMP Engineering Srl nel 2010 e ci occupiamo di automazione industriale: progettiamo e costruiamo macchine e linee robotizzate per l’assemblaggio e il collaudo. Sono membro di Unindustria. Nel 2016 sono stato eletto presidente ISCP, una piattaforma per la cooperazione tra aziende, istituti di ricerca e università italo-serbe. Quest’anno sono stato nominato vicepresidente nazionale di AIDAM, che è l’Associazione Italiana di Automazione e Meccatronica.

Quali sono state le più grandi difficoltà che hai dovuto affrontare?

Diciamo che ho capito il senso stretto della parola IMPRESA, perché riuscirci è un’impresa!… A parte gli scherzi, credo che la mia storia sia la semplice dimostrazione che in Italia è possibile fare impresa e lo è anche per quelle persone che non hanno particolari background imprenditoriali. Le idee sono l’unico motore delle nostre azioni, il problema non sono mai i soldi. Io sono partito completamente da zero, lo dico con orgoglio, non sono figlio di imprenditori, non sono figlio di manager aziendali che magari avrebbero potuto aiutare la mia scelta, ma avevo un’idea chiara nella testa, il mio futuro non sarebbe stato quello di cercare lavoro ma di creare lavoro. La difficoltà più grande è stato l’accesso al credito: avevo 5.000 € da investire, praticamente nulla per quello che a me serviva. Inutile raccontare le tante porte in faccia ricevute dagli istituti di credito prima di trovarne uno disposto a finanziarne la mia idea.

Potessi tornare indietro cosa faresti diversamente?

In quanto essere umano di sbagli sicuramente ne ho fatti, se poi consideriamo che sono uno a cui piace “fare le cose” il discorso si amplifica, perché solo “chi fa commette errori”. Quando faccio una cosa cerco sempre di farla in modo che successivamente possa avere dei rimorsi ma mai dei rimpianti, quindi per il momento se tornassi indietro non cambierei molto sulle scelte aziendali fatte. Forse l’unica cosa che al momento mi rimprovero è stata l’incapacità iniziale nel “dire no” ai clienti su lavori non perfettamente in linea con le nostre attività, quello è “fatturato tossico” e lo si paga tutto in termini di tempo e stress. L’identità di un’azienda non è una cosa che trovi appesa all’albero, costruirla richiede fatica ed è difficilissimo. Una volta, durante un consiglio centrale dei giovani di Confindustria, un imprenditore con molta più esperienza di me mi disse: “Quando saprai descrivere cosa fa la tua azienda con tre parole, allora saprai chi siete”. Per fortuna io quelle parole le ho trovate.

Quale credi sia l’attitudine che ti ha permesso di raggiungere i migliori risultati?

Ho capito sulla mia pelle che un’attitudine impagabile per un imprenditore più della genialità è la costanza. Oltre alla capacità di saper gestire gli insuccessi. Nella vita di una persona, e ancora più di un imprenditore, saranno sempre più le cose provate e non riuscite rispetto a quelle riuscite. Credo che queste qualità siano quelle che mi hanno permesso di raggiungere i migliori risultati.

Cosa ti motiva?

Credo che aldilà di quali siano le cose che ti motivano, sia più importante quanto ti motivano. Non si può neanche immaginare, lo si deve solo provare, quanta motivazione ci vuole per fare impresa. Soprattutto partendo da zero, devi essere disposto a sacrificare tutto, la vita personale, il tempo libero, la famiglia, le proprie passioni. La fortuna più grande è quella di avere al mio fianco una persona migliore di me, per questo l’anno prossimo ho deciso di sposarla. Ecco, io le mie motivazioni le trovo nella semplicità di rendere orgogliosa la mia famiglia.

Cos’è per te il successo?

A questa domanda il giorno dopo la mia laurea avrei risposto in maniera banale, avere un bel lavoro e guadagnare molto. Ho dovuto ricredermi e devo ancora capirlo. Per il momento è un valore molto semplice: “fare bene ciò che si fa”. Ma credo che non sia un valore assoluto e comunque è vero quando sono gli altri ad attribuirtelo.

Come si batte la crisi?

Argomento più grande di me. Non so qual è e se esiste una ricetta giusta, io posso dirvi la mia. Quando ho deciso di aprire l’azienda nel 2010, quindi in piena crisi, non ho pensato a come battere la crisi, ma ho pensato a come rendere le mie macchine le migliori.

Quali insegnamenti ti ha dato la vita?

A 34 anni sto cercando ancora di capirli, magari ve li dirò tra una quarantina di anni.

Cosa consiglieresti ai giovani d’oggi?

Di sbagliare, ma di provarci! Una cosa non provata nel tempo diventerà un rimpianto. Investire su voi stessi, non limitarvi alla formazione scolastica e accademica: oggi le competenze richieste sono molto più varie di quelle che il nostro sistema formativo può offrirvi. Imparare le lingue, senza sareste dei menomati a vita. Avere l’orgoglio di essere italiani e di vivere in questo paese: i luoghi comuni che sento dire troppo spesso, posso garantire che sono nella maggior parte dei casi solo giustificazioni a limiti personali.