“Guide to the Best Pizzerias in the world” è il titolo della pubblicazione, anche se in lingua inglese, dice già tutto. È la rivista tra le più influente del web in materia di pizza e stila la classifica delle migliori pizzerie nel mondo.
La graduatoria nasce in base a diversi fattori: come la qualità degli ingredienti, l’abilità del pizzaiolo, l’esperienza complessiva del cliente e l’innovazione nel campo della pizza.
L’edizione 2025

L’edizione 2025 della guida dedicata all’Italia di “50 Top Pizza“, comprende 518 pizzerie. La regione più rappresentata è la Campania, con 100 pizzerie, seguita dal Lazio con 57 e dalla Lombardia con 41.
Tra le prime 100, la città più presente è Roma con 9 pizzerie, seguita da Napoli con 8 e Milano con 5.
L’ annuncio delle 50 pizzerie top in Italia è stato dato ieri sera al Teatro Manzoni di Milano. I Masanielli di Francesco Martucci a Caserta, è la miglior pizzeria d’Italia per il 2025 secondo l’influente guida nel mondo della pizza. Al secondo posto, ex aequo, c’è Diego Vitagliano Pizzeria, dello chef pizzaiolo Diego Vitagliano, a Napoli. A pari merito Confine, di Mario Ventura e Francesco Capece, a Milano. Per il terzo posto si va a Roma, con Seu Pizza Illuminati di Pier Daniele Seu.
Quarta posizione per I Tigli di Simone Padoan a San Bonifacio, seguita al 5° da Cambia-Menti di Ciccio Vitiello a Caserta. Al sesto posto c’è 50 Kalò di Ciro Salvo a Napoli, mentre in settima posizione si torna a Milano con Dry Milano, di Lorenzo Sirabella. All’ottavo posto entra per la prima volta nella top ten La Cascina dei Sapori di Antonio Pappalardo, a Rezzato, in Lombardia. La Notizia di Enzo Coccia, a Napoli, occupa la nona posizione. Chiude la top ten Massimiliano Prete con Sestogusto a Torino, seconda new entry dell’anno.
C’è anche la pizza ciociara

Nella classifica delle migliori 50 pizzerie italiane al 33° posto assoluto c’è anche la pizzeria Luca (già Pupillo) di Viale Mazzini a Frosinone.
Pezzo forte della pizzeria del Capoluogo, secondo la Guida “oltre alla capacità di proporre stesure ampie e digeribilissime, con cornicione pronunciato ma leggero, è la fitta rete tessuta con artigiani gastronomici locali, oggetto di farciture squisitamente territoriali: dalla Tutta Bufala alla Mia Falia, antico pane pizza privernese farcito. I fritti meritano attenzione così come i dolci, con settore beverage in fase di sviluppo.”
Nel firmamento dorato della pizza italiana, dove Napoli e Roma sembrano prendersi a fette il prestigio e Milano si infila con un cornicione d’autore, anche Frosinone dunque riesce a dire la sua, testimonianza concreta che la qualità e l’eccellenza non sono prerogative esclusive dei grandi centri urbani.
Oltre ai fini fini a Frosinone c’è anche la margherita. Se si fa in quattro per renderti felice, è una pizza.








