Il Sottosegretario dice si al modello di energia della Saxa Gres

Al Governo l’idea piace. Ed è venuto fino in provincia di Frosinone per dirlo. Utilizzare i rifiuti per produrre energia, evitare che finiscano nelle discariche inquinando il suolo: ricavarne elettricità e gas per spingere le fabbriche che altrimenti rischiano di arrivare al collasso energetico. Dall’inizio dell’anno la loro bolletta si è quadruplicata, ci sono aziende che stanno fermando gli impianti perché produrre non conviene più. (Leggi qui Il sistema industriale ciociaro a rischio lockdown).

Il sottosegretario alla Transizione Ecologica Vannia Gava (Lega) ha voluto studiare la situazione direttamente dalla linea del fronte. Ha visitato nelle ore scorse la prima Circular factory in Italia: lo stabilimento Saxa Gres di Anagni dove si realizzano gres porcellanato da esterno ed arredi urbani utilizzando negli impasti una componente di materiali riciclati che altrimenti sarebbero destinati alle discariche. È un’azienda energivora: i suoi forni sono accesi ventiquattrore al giorno ed il costo dell’energia ha un peso importante sul prezzo finale.

Quella bolletta che lievita

Francesco Borgomeo con il sottosegretario Gava

Il fondatore e presidente del gruppo industriale Francesco Borgomeo ha accompagnato il Sottosegretario lungo le linee di lavorazione, illustrando le innovazioni introdotte nel ciclo di produzione, tutte a beneficio dell’ambiente.

In pratica, lo stabilimento di Anagni è in grado di produrre gres da esterno con l’aspetto di qualunque pietra presente in natura, evitando così di continuare a sfruttare le montagne e scavare il suolo.

Il sottosegretario ha apprezzato. «Da questo stabilimento escono pietre identiche alle originali, ma più resistenti. Ci si riesce utilizzando nel ciclo anche la cenere dei termovalorizzatori che, altrimenti, sarebbe stata destinata alle discariche. Le istituzioni hanno il dovere di sostenere questo genere di iniziative private che aiutano l’ambiente, sostengono l’economia e aiutano a creare lavoro in aree, come questa che hanno accusato in passato gravi problemi di disoccupazione». 

Il vero problema è la bolletta energetica. In mattinata la federazione delle piccole e medie imprese Federlazio ha lanciato un nuovo segnale d’allarme. Il presidente regionale Silvio Rossignoli in mattinata ha evidenziato che «La seconda industria manifatturiera d’Europa rischia di vedere vanificati gli sforzi compiuti per uscire da una stagnazione. Un Paese come il nostro, dipendente dall’estero per il suo approvvigionamento energetico, rischia seriamente non soltanto di non essere più attrattivo per gli investimenti stranieri, ma di non riuscire più nemmeno a trattenere sul proprio territorio le imprese che già vi operano, le quali potrebbero trovare all’estero condizioni più favorevoli dal punto di vista della spesa energetica».

Francesco Borgomeo aveva lanciato un allert simile già all’inizio dell’anno, nella sua veste di presidente dell’associazione degli Industriali del Cassinate Unindustria. Aveva proposto la creazione di termovaorizzatori al servizio dei sistemi industriali, trasformando i rifiuti in una risorsa energetica.

La risposta del sottosegretario

Il sottiosegretario Gava

La risposta del sottosegretario non lascia spazio a dubbi di interpretazione. «La transizione ecologica è un fenomeno che deve essere costruito insieme alle aziende. Non contro. va creata una collaborazione fattiva tra pubblico e privato nell’interesse generale».

Borgomeo ha sollecitato la piena e rapida applicazione del Pnrr che consentirà la realizzazione di impianti al servizio delle fabbriche. Punta all’energia green a basso costo, trasformando anche il problema dei rifiuti in una risorsa. Utile alle industrie.

Il Sottosegretario Vannia Gava ha condiviso con forza l’idea di ricorrere alle potenzialità dei biodigestori al servizio delle fabbriche, evidenziando che il Pnrr va proprio in questa direzione: riduzione di CO2, trasformazione delle fabbriche in circolari, valorizzazione dei rifiuti.

È l’unico modo per abbassare le tariffe, contenere i costi di produzione, salvare le fabbriche del territorio dal rischio di un lockdown.