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Il Reddito di Cittadinanza nel mirino della Lega

14 Agosto 20194 minuti di lettura
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La Lega mette nel mirino il Reddito di Cittadinanza. Che il Carroccio stia dentro o fuori dal prossimo Governo, sul provvedimento simbolo del Movimento 5 Stelle serve «un tagliando di fine anno, un check sui miglioramenti da fare perché è inammissibile che un disoccupato oggi possa rifiutare lavori settimanali e giornalieri: su questo serve tolleranza zero». L’anatema viene dal sottosegretario al Lavoro, il pontino Claudio Durigon. Lo ha dichiarato nel pomeriggio all’Adnkronos.

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La fatwa di Salvini

In mattinata, ad aprire il fuoco era stato il vice premier Matteo Salvini. Sul Corriere della Sera diretto da Luciano Fontana aveva mandato un avvertimento agli ex alleati. Dicendo: «Sarà doveroso verificare il reddito di cittadinanza. Ci arrivano centinaia di segnalazioni, molte delle quali a me personalmente, da parte di imprenditori che quest’anno non riescono ad assumere i lavoratori che avevano l’anno scorso».

Matteo Salvini

Alla domanda se la gente intaschi il reddito e poi faccia lavoretti in nero, il leader della Lega ha ribadito: «Fanno fatica i ristoranti, fanno fatica in agricoltura, fanno fatica in moltissimi. Per carità, noi il Reddito di Cittadinanza lo abbiamo votato e speriamo che crei lavoro. Ma se lo toglie, bisognerà studiarlo»”.

Irregolari 7 su 10

Nel corso della giornata sono poi arrivate le cifre del viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia. In un’intervista a ‘ItaliaOggi‘ ha rivelato i risultati dei primi controlli operati dalla Guardia di Finanza su chi riceve il Reddito di Cittadinanza.

Stando ai dati rivelati dal viceministro, oltre il 70% di chi riceve il reddito di cittadinanza non avrebbe diritto al sussidio.

Massimo Garavaglia

Spiega Massimo Garavaglia: «Il dato è ancora grezzo. E aggiunge che «gran parte di coloro ai quali è stato erogato il reddito di cittadinanza risulta non titolare e quindi i risparmi non possono che aumentare. Questo vuol dire – continua il viceministro – che si può intervenire aumentandolo per chi ha veramente bisogno». Ma il provvedimento è ancora a metà strada. Perché «mancano ancora i decreti attuativi che consentono ai comuni di chiamare i beneficiari del reddito di cittadinanza per prestare servizi socialmente utili».

M5S: Cretinate

Per il Movimento 5 Stelle però le cifre annunciate da Massimo Garavaglia sono “cretinate”. «Oggi il forse ex sottosegretario a corrente alternata Garavaglia (non abbiamo ancora capito se la Lega ha ritirato i suoi ministri o meno) dice che il 70% di queste famiglie non ha diritto al reddito. È la più grande cretinata mai sentita!».

È la posizione ufficiale del Partito. Il Movimento 5 Stelle lo ha scritto sulla sua pagina ufficiale di Facebook, rimarcando come il reddito di cittadinanza sia «una misura che difendiamo con tutte le nostre forze. Una misura che ha ridato dignità alle persone e che assicura la tenuta sociale del Paese. 905.000 famiglie oggi possono guardare al futuro con la prospettiva di uscire da una condizione di difficoltà».

Il tagliando di Durigon

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon si è tenuto alla larga dalle polemiche. Di fronte ai numeri citati dal suo collega in merito agli irregolari taglia corto: «Non ho contezza delle cifre». Ma si sofferma sugli aspetti della legge migliorare: durata dell’offerta, congrua formazione, sinergia con le Regioni.

Il Reddito di Cittadinanza «è uno strumento nuovo, dunque sul tema degli abusi dovremo fare una verifica, un tagliando di fine anno, un check per evitare che uno strumento importante per l’inserimento nel mondo del lavoro venga trasformato in assistenzialismo».

Maurizio Stirpe e Claudio Durigon Foto: © Imagoeconomica, Alessia Mastropietro

Per Claudio Durigon, il primo passo da fare «è il potenziamento della fase di inserimento», in particolare «il passaggio cruciale è che l’offerta congrua passi da mensile a settimanale e giornaliera». E questo perché «ci sono stati problemi in alcune aziende dove disoccupati che hanno ricevuto il Reddito di Cittadinanza hanno poi rifiutato lavori settimanali o giornalieri, e questo è inammissibile perché se non hai un lavoro non puoi rifiutare delle offerte».

Ed invece «abbiamo verificato in più casi il rifiuto di lavorare per intere giornate perché per legge non c’è l’obbligo di accettarle». Accanto a questo «ovviamente per migliorare il Reddito bisogna rafforzare la formazione e collaborazione con le Regioni, ma deve esserci tolleranza zero per chi non accetta il lavoro».

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