Il puzzle della nuova giunta camerale

DI ALESSANDRO PANIGUTTI

L’idea di fondo espressa dal nuovo presidente Giovanni Acampora è che la governance della Camera di Commercio di Frosinone e Latina dovrà garantire la rappresentanza a tutti i settori presenti nel Consiglio direttivo, e dunque la Giunta dovrà risultare come il frutto di una condivisione. Ma si tratta di un’intenzione tanto nobile quanto difficile da realizzare. Non soltanto perché i risultati del voto offrono il quadro di due blocchi contrapposti. (Leggi qui Acampora vola sulla testa del Sistema Roma).

Le tessere del mosaico

Giovanni Acampora stringe la mano al candidato sconfitto Marcello Pigliacelli

Intanto le sigle presenti nel Consiglio camerale (senza stare a distinguere tra Latina e Frosinone) sono 14. Mentre i posti nella giunta della Camera di Commercio sono soltanto sette (otto con il presidente). In secondo luogo perché va comunque assicurata la presenza in giunta ai quattro settori chiave dell’economia: industria, commercio, artigianato e agricoltura.

A complicare questo gioco ad incastri sopraggiunge la necessità di assicurare anche l’equilibrio nella rappresentatività dei due territori pontino e ciociaro.

Va da sé che laddove un settore risulti rappresentato da due differenti organizzazioni, vedi l’Agricoltura o il Commercio, piuttosto che l’Artigianato e le Imprese, si dovrà scegliere una delle due sigle esistenti. Col risultato che accontentandone una si scontenta l’altra. Ma diversamente non si può fare.

Rischio ribaltone

Giovanni Acampora © Valerio Portelli / Imagoeconomica

Voler raggiungere il traguardo di una governance camerale condivisa da tutti e trentatré i componenti del Consiglio sarà un’impresa ardua. Che dovrà comunque essere tentata. E soprattutto preceduta da un confronto serrato tra tutte le anime della Camera di Commercio. Perché anche il sistema di voto previsto non aiuta.

I membri della giunta vanno eletti dai consiglieri, che potranno esprimere ciascuno due preferenze: se i rapporti di forza interni dovessero restare quelli emersi dal voto per l’elezione del presidente, si correrà il rischio di andare incontro a una giunta conflittuale, capace di esprimere anche tre membri di opposizione contro i cinque di maggioranza.

Ma non è escluso che possa prevalere il buonsenso, e che dopo la dialettica fisiologica espressa per la nomina del presidente le associazioni ritrovino il senso di appartenenza e una sana visione per un gioco di squadra produttivo ed efficace nell’interesse dei settori e dei territori rappresentati.

I posti assegnati in Giunta

Guido D’Amico © Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Un segnale positivo in questa direzione è già arrivato durante il voto di martedì: per l’elezione di Giovanni Acampora è stato fondamentale l’apporto dei consiglieri ciociari, circostanza che porta a escludere una frizione di campanile tra le rappresentanze di Frosinone e Latina.

Ricapitolando: assolto l’obbligo di infilare in giunta i quattro settori fondamentali, assicurata almeno una presenza femminile per la rappresentanza di genere, fatta attenzione a non creare sovrapposizioni di rappresentanza in un esecutivo di per sé stretto, assodato che questa regola dovrà valere anche per l’associazione di riferimento del presidente.

Fatte queste premesse, nella giunta della Camera di Commercio dovrebbero entrare Unindustria, una delle due tra Coldiretti e Confagricoltura, una delle due tra Cna e Confartigianato, Confcommercio nella persona di Acampora, il mondo della Cooperazione e molto probabilmente Confimprese con la vicepresidenza attribuita a Guido D’Amico, in ossequio alla norma degli accorpamenti che prevede che al presidente di un territorio vada affiancato un vicepresidente vicario dell’altro territorio.

Siamo già a sei membri. Per arrivare ai due che rimangono ci sarà senz’altro da sudare.  

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