Il Po è sceso sotto i 350 metri cubi al secondo a Pontelagoscuro, nel Ferrarese. Dieci giorni fa era oltre 1.000. Nel Tanaro, in Piemonte, manca il 90% della portata usuale. L’Arno, in Toscana, è dimezzato. Nel Mediterraneo occidentale, a fine maggio, l’acqua era più calda della media fino a 5 gradi in più: l’energia che alimenta i tornado, le grandinate da 7,5 centimetri di diametro, i 229 eventi acuti registrati in Italia dalla sola prima settimana di giugno. L’ONU avverte: sta per tornare El Niño.

Il clima non è instabile. È strutturalmente cambiato.

La fine dell’equilibrio

Gli effetti dei cambiamenti del clima sul Po e le coltivazioni

«Con la scomparsa dei ghiacciai», spiega Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto«i corsi d’acqua si stanno trasformando in grandi grondaie, che fanno defluire rapidamente la pioggia verso il mare, privi di quel rilascio graduale e costante garantito storicamente dalle riserve montane». È la fine di un equilibrio idrologico che durava da secoli. La pioggia cade, scorre, sparisce. Senza invasi distribuiti sul territorio, senza una rete di manutenzione capillare che tenga in efficienza fossi, canali e alvei, ogni evento meteorologico, sia esso siccità o alluvione, si trasforma immediatamente in emergenza.

Il Po sotto i 450 metri cubi al secondo (la soglia critica oltre la quale le barriere antisale perdono efficacia) significa cuneo salino che avanza nell’entroterra, terreni contaminati, colture a rischio irreversibile. Significa che l’acqua piovana «pur abbondante ad inizio giugno», come nota il direttore generale di ANBI Lazio Andrea Renna, è già corsa in mare prima che qualcuno potesse usarla.

In Ciociaria, intanto, si lavora

Mentre il nord Italia fa i conti con una crisi idrologica senza precedenti, nel Frusinate i Consorzi di Bonifica sono sui fossi. Non è una coincidenza: è la risposta fatta di macchine e operai, a quello stesso scenario che i dati nazionali descrivono con numeri da allarme rosso.

Il Fosso Rio Santa Maria ad Anagni è in fase conclusiva di intervento. Il Fosso Ariano a Ferentino e il Fosso del Lupo ad Anagni sono già ultimati. In corso lo sfalcio della vegetazione e la ripulitura dell’alveo del Fosso Valle Para a Ferentino, quello che attraversa la Strada Statale Casilina e confluisce nel Torrente Alabro. I mezzi del Consorzio sono impegnati anche sul Fosso della Fontana a Ferentino e lungo le sponde del Torrente Rio a Montelanico. Tra Anagni e Ferentino, a ridosso dell’A1, avanzano i lavori sui fossi Mola della Torre e Santa Caterina.

È esattamente quello che fa la differenza quando arriva l’evento estremo: un fosso pulito non esonda, un alveo libero non allaga la strada statale, una rete idraulica manutenuta non trasforma un temporale in una catastrofe.

Daniele Pili

«Questi interventi rappresentano un’attività fondamentale per la tutela del territorio e la prevenzione del rischio idraulico», ha dichiarato il commissario straordinario dei Consorzi di Bonifica del Frusinate Daniele Pili.

Il direttore Aurelio Tagliaboschi ha sottolineato come «solo attraverso una costante sinergia tra istituzioni, operatori e comunità locali sia possibile garantire interventi efficaci di manutenzione, tutela del territorio e prevenzione del rischio idraulico».

La lezione che i numeri nazionali insegnano

Gli 810 eventi acuti registrati in Italia dal 1° gennaio (tornado, grandine grossa, precipitazioni anomale) non sono sfortuna. Sono il segnale di un sistema climatico che ha perso i suoi ammortizzatori naturali: i ghiacciai che regolavano il deflusso, le falde che si ricaricavano lentamente, i fiumi che mantenevano portate costanti. Al loro posto restano le grondaie, quelle che Vantini descrive con un’immagine precisa e implacabile.

Aurelio Tagliaboschi

La risposta non è attendere l’emergenza e poi correre ai ripari. È mantenere in funzione, ogni giorno, la rete idraulica che tiene il territorio in sicurezza. È quello che i Consorzi di Bonifica del Frusinate stanno facendo tra AnagniFerentino e Montelanico, mentre i dati del Po scrivono la storia di un Paese che ha aspettato troppo a lungo.

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