
Settecentosessanta imprese in più in sei mesi. Il Lazio secondo in Italia per tasso di crescita. Le cessazioni che rallentano. Sono numeri che, letti così, sembrano raccontare una storia di salute. Il Rapporto Movimprese del II trimestre 2026 li racconta invece come la fotografia di un territorio che resiste senza accelerare, che sopravvive senza scommettere, che aspetta che qualcosa si chiarisca prima di decidere cosa fare. In economia, l’attendismo non è una strategia. È una risposta razionale a un’incertezza che dura troppo a lungo. E quando dura troppo a lungo, diventa un problema.
Il Rapporto Movimprese è stato elaborato da Osserfare per la Camera di Commercio Frosinone-Latina. Dice che il primo semestre del 2026 si è chiuso in un contesto che il rapporto descrive con onestà intellettuale: «numerose incognite e un livello di incertezza che si mantiene elevato». La crisi dello stretto di Hormuz ha ricomposto gli scambi internazionali, la volatilità dei mercati tecnologici ha contagiato le aspettative, le pressioni inflazionistiche sui fattori produttivi non si sono allentate.
In questo scenario, le imprese hanno scelto l’attendismo come strategia di sopravvivenza. E i dati, letti con questa chiave, restituiscono un quadro che è al tempo stesso rassicurante nella tenuta e preoccupante nelle fragilità strutturali.
Il quadro nazionale: più nascite, più morti
Su scala nazionale, il secondo trimestre ha prodotto 32.700 unità aggiuntive: in linea con lo stesso periodo del 2025.
Ma la composizione del saldo racconta qualcosa di più interessante del numero finale: le iscrizioni sono cresciute del 3,7% rispetto all’anno precedente, le cessazioni del 6,4%. Un turnover più vivace, in cui nascono più imprese ma ne muoiono anche di più. È la fotografia di un’economia in movimento sotto pressione, non di una stagnazione piatta.
Nel primo semestre complessivo, il saldo nazionale si è attestato a 33.400 unità aggiuntive: meglio dei 29.740 del primo semestre 2025. I settori che crescono di più sono le attività professionali, scientifiche e tecniche (+7.227 unità, +2,85%), le costruzioni (+5.450, +0,68%) e le attività finanziarie e assicurative (+5.169, +3,48%).
I settori tradizionali (commercio, agricoltura, manifattura) confermano il bilancio in rosso. È la traiettoria di lungo periodo dell’economia italiana: il terziario avanzato guadagna, i settori storici cedono.
Il Lazio: secondo in Italia per tasso di crescita
In questo contesto, il Lazio si posiziona al secondo posto tra le regioni italiane per tasso di crescita nel secondo trimestre (+0,73%, a fronte del +0,56% nazionale), con un saldo che sfiora le 4.300 unità. Un risultato in rallentamento tendenziale rispetto allo stesso periodo del 2025 (+0,79%), ma che nel cumulo semestrale mostra invece un’accelerazione: 6.800 unità aggiuntive nel primo semestre, con un tasso di crescita dell’1,15% contro l’1,07% del primo semestre 2025.
Il miglioramento laziale è trainato da un tasso di mortalità in calo, cioè chiudono meno imprese e quelle aperte resistono di più (2,26% contro il 2,35% del 2025) a fronte di una natalità sostanzialmente stabile al 3,41%. Muoiono meno imprese, non nascono di più: è un segnale di consolidamento, non di espansione. Ma è comunque un segnale positivo in un anno difficile.
Frosinone e Latina: 760 imprese in più in sei mesi
Il territorio della Camera di Commercio Frosinone-Latina chiude il primo semestre con 760 unità aggiuntive, un risultato superiore di circa un quinto rispetto allo stesso periodo del 2025 (+0,73% il tasso di crescita, contro +0,61% della prima semestrale 2025). Il dettaglio per provincia racconta due storie diverse ma entrambe positive.
Frosinone a fine giugno 2026 conta 47.419 imprese registrate, di cui 38.834 attive (81,9% del totale). Il secondo trimestre ha prodotto 603 iscrizioni e 350 cessazioni non d’ufficio, per un saldo positivo di 253 unità. Nel semestre complessivo il saldo è di 272 unità (in crescita rispetto alle 192 del primo semestre 2025) con 1.381 iscrizioni (tasso di natalità 2,92%) e 1.109 cancellazioni (mortalità al 2,35%, in calo rispetto al 2,53% del 2025).
La dinamica frusinate è trainata principalmente dal rallentamento delle cessazioni (-8%), che ha prodotto l’inconsueto avanzo positivo in apertura d’anno (+42% il saldo del primo trimestre). Non è la vivacità delle nuove nascite a fare la differenza: è la resistenza delle imprese esistenti.
I settori che crescono di più sono le costruzioni (+72 unità, +0,99%), le attività immobiliari (+72 unità, +4,73%) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (+60 unità, +4,17%). In rosso agricoltura (-87 unità, -1,69%) e commercio (-81 imprese, -0,73%). La manifattura è sostanzialmente ferma.
La situazione a Latina
Latina a fine giugno conta 56.871 imprese registrate, di cui 47.372 attive (83,3% del totale). Il secondo trimestre ha prodotto 792 iscrizioni (in leggera crescita rispetto alle 784 dello stesso periodo 2025) e 434 cessazioni, per un saldo di 360 unità (+0,63%). Nel semestre, 1.801 iscrizioni e 1.313 cancellazioni, per un saldo di 488 unità (+10% rispetto al primo semestre 2025), con un tasso di crescita dello 0,86%.
A Latina la dinamica è diversa rispetto al Frusinate: qui cresce anche la natalità, non solo si riduce la mortalità. I settori più vivaci sono le costruzioni (+63 unità, +0,85%), le attività turistico-ricettive (+59, +1,23%), i servizi di supporto alle imprese (+52, +2,32%) e le attività professionali (+49, +3,06%). Anche qui l’agricoltura è in rosso (-97 unità, -1,07%), mentre il commercio inverte la rotta nel corso dell’anno (+30 imprese). La manifattura rimane stazionaria.
Le due facce del territorio
Mettendo insieme i dati delle due province, emerge un quadro che ha almeno tre dimensioni da leggere separatamente.
La prima è la tenuta complessiva: 760 imprese in più in sei mesi, in un contesto nazionale e internazionale difficile, con l’incertezza geopolitica che comprime gli investimenti, è un risultato che non va svalutato. Le imprese di Frosinone e Latina resistono meglio della media nazionale.
La seconda è la struttura della crescita: a trainare sono costruzioni, immobiliare, professioni e (a Latina) turismo. Sono settori che crescono perché cavalcano tendenze di lungo periodo (il settore delle costruzioni beneficia ancora dei cicli edilizi post-incentivi, le professioni crescono ovunque in Italia, il turismo pontino ha una stagionalità strutturale). Non è la manifattura a crescere, non è l’agricoltura, non è il commercio di vicinato. I settori che storicamente hanno dato al territorio la sua identità produttiva sono in difficoltà o fermi.
La terza dimensione è quella che il rapporto chiama esplicitamente «attendismo»: le imprese non chiudono, ma aspettano. Non investono, ma resistono. È una strategia comprensibile in un anno dominato dall’incertezza, ma non è una strategia di crescita. E il rischio è che l’attendismo si cristallizzi in abitudine.
Acampora: innovazione come unica risposta
Giovanni Acampora, presidente della Camera di Commercio Frosinone-Latina, legge i dati con una chiarezza che non concede sconti al contesto. «L’attuale contesto geopolitico sta mostrando l’urgenza di riconfigurare nuovi equilibri rispetto a coordinate economiche la cui instabilità è divenuta una costante», scrive nel suo commento. E aggiunge un passaggio che vale come diagnosi: «I profondi cambiamenti impongono scelte coraggiose e nuove idee di sviluppo per intercettare i principali driver di crescita, in primis quello dell’innovazione».
La risposta operativa è già in campo. I PID (Punti Impresa Digitale della Camera di Commercio) hanno assistito quasi 4.000 imprese attraverso digital e green promoter, figure professionali inserite nel team camerale per supportare le aziende nella scelta delle tecnologie abilitanti. E il bando «Voucher doppia transizione digitale ed ecologica» appena pubblicato mette a disposizione 500.000 euro di risorse per incentivare i programmi di innovazione.
È una cifra concreta che si traduce in capacità di investimento per le PMI del territorio: quelle stesse imprese che il rapporto descrive come «in attesa» e che potrebbero trasformare quell’attesa in un salto tecnologico se avessero gli strumenti per farlo.
La nota sull’automotive e ciò che i numeri non dicono
Il presidente cita esplicitamente l’automotive come caso in cui «gli effetti emergono con una preoccupante evidenza anche nelle nostre province». È un riferimento diretto alla crisi di Cassino Plant (che i dati Movimprese non possono catturare in modo diretto, perché riguarda imprese che esistono ancora ma lavorano a capacità ridotta) e all’indotto che attende di capire cosa succederà. (Leggi qui: Cassino Plant, nuovo stop: 45 giorni di lavoro in sei mesi e 7mila auto prodotte).
La manifattura stazionaria che emerge dai dati è in parte il riflesso di questo attendismo industriale: le imprese dell’indotto non chiudono, ma non crescono, non assumono, non investono. Aspettano notizie da Auburn Hills su Maserati e da Torino su Stellantis. È un’attesa che il rapporto fotografa indirettamente, senza nominarla, nei numeri piatti della manifattura.
Cosa dicono i numeri sul futuro
Il primo semestre 2026 dice che il tessuto imprenditoriale di Frosinone e Latina è più resiliente di quanto il contesto lascerebbe aspettare. Dice che il Lazio cresce più della media nazionale. Dice che le cessazioni rallentano, segno che le imprese sopravvivono anche in anni difficili.
Ma dice anche che la crescita è concentrata in settori che non sono il cuore produttivo del territorio. Che l’agricoltura perde imprese in entrambe le province. Che la manifattura è ferma. E che il commercio di vicinato fatica.
Il secondo semestre porterà con sé le decisioni su Cassino Plant, l’evoluzione della crisi geopolitica, l’impatto dei dazi sul commercio internazionale. Saranno quei mesi a dire se il +0,73% del primo semestre è il punto di partenza di una ripresa o il massimo di un plateau che non riesce a salire più in alto.
La Camera di Commercio ha scelto di non aspettare: i 500.000 euro di voucher per l’innovazione sono già sul tavolo. La scommessa è che investire adesso, nel momento in cui le imprese tendono ad aspettare, sia esattamente la mossa giusta per non trovarsi impreparati quando il contesto si schiarirà.




