Il migliore ristorante delle Filippine? È di un sorano

di Enza PETRUZZIELLO

per: Voglio vivere così Magazine

Portare la cucina italiana all’estero, facendo scoprire i sapori della nostra tradizione gastronomica anche al di fuori dei confini. È questo che ha spinto Tonino Iannuccellichef professionista, a partire 18 anni fa da Roma per girare il mondo. Irlanda, Miami, Repubblica Ceca, Tenerife e infine l’Inghilterra dove è rimasto per ben 10 anni. Dopo diversi viaggi in Asia, sette anni fa arriva nelle Filippine, nella bellissima isola di Bohol.

Qui trova l’amore, crea una famiglia e apre con tanti sacrifici il suo ristorante “Al Fresco Bay”, in cui offre ai clienti cucina rigorosamente italiana. Dalla pizza alla pasta, dal pesce alla carne, il ristorante in poco tempo diventa un locale di successo tanto da aggiudicarsi lo scorso anno il premio di ristorante numero uno dell’isola dall’Eating Out di Bohol. Nel suo Al Fresco Bay si fermano turisti provenienti da ogni parte del mondo e abitanti del posto per concedersi un pranzo e una cena gustando i sapori autentici dell’Italia.

Tonino parlaci un po’ di te: dove vivevi in Italia e come hai iniziato il tuo percorso nel settore della ristorazione? 

«Sono nato a Sora, una cittadina bellissima del basso Lazio attraversata dal fiume Liri e sovrastata da un castello medievale. Quando avevo 10 anni i miei genitori hanno deciso di trasferirsi nella vicina Isola del Liri, famosissima per la sua imponente cascata, unica al mondo perché situata proprio al centro storico del paese. Nel 1984 ho frequentato la scuola alberghiera di Fiuggi dove vivevo in convitto e dove mi sono diplomato. Insomma la mia vita è stata movimentata sin da subito».

Perché 18 anni fa hai deciso di scappare dall’Italia? Che cosa non ti piaceva della tua vita qui e quali erano le difficoltà maggiori?

«Era l’anno 2000, con i primi computer e internet che cominciavano a spopolare nelle case. I siti più interessanti erano in lingua inglese e mi sentivo ignorante: dovevo imparare quella lingua assolutamente. In più in Italia la situazione economica andava sempre a peggiorare e la paga anche per un cuoco non era abbastanza per me. Cercavo qualcosa di diverso, così ho deciso di lasciare l’Italia definitivamente. La cosa che più mi dava fastidio era vedere la gente e gli amici insoddisfatti senza far nulla per cambiare la loro vita».

Tu, invece, quella vita hai voluto cambiarla. Hai vissuto in Irlanda, due anni a Miami, un anno in Repubblica Ceca. E poi a Tenerife, e in Inghilterra dove sei rimasto per ben dieci anni. Insomma da quando sei partito non ti sei mai fermato, sempre in giro per il mondo. Che esperienze sono state queste?

«La voglia di andare via c’è sempre stata. La prima volta avevo 17 anni. Sono stato in Olanda dove ho lavorato “Da Mario”, un noto ristorante vicino Amsterdam. Purtroppo solo 6 mesi perché sono dovuto rientrare in Italia per il servizio militare, poi ho trovato l’amore che per anni mi ha – diciamo – bloccato. Dopo qualche anno da quella prima esperienza all’estero, è stata la volta della bellissima Irlanda. Anche qui ho lavorato per un noto ristorante italiano a Dalkey vicino Dublino. Una città fantastica, multiculturale e popolata da giovani, ma mi mancava il sole quindi sono volato a Miami.

Un’esperienza incredibile: il ristorante dove lavoravo aveva 7 limousine che andavano in giro a prendere clienti negli hotel e spesso il driver portava anche me in giro solo per fare la spesa. A Miami guadagnavo tantissimo, ho imparato bene l’inglese e lo spagnolo dal momento che in cucina lavoravo con tutti sudamericani. Miami è infatti bilingue, si parla lo spagnolo dappertutto.

La Repubblica Ceca è stato solo un piccolo break per ragioni di cuore, poi è stata la volta dell’Inghilterra dove sono rimasto 10 anni tra Lincoln Bristol e Bournemouth. Qui ho aperto il mio primo ristorante. L’Inghilterra mi ha dato il “how to manage a restaurant and deal with people”. Avevo una grande casa dove affittavo camere a persone di diverse nazionalità. Nel Regno Unito tutto è molto più facile: è possibile comprare una casa e pagarla poco alla volta con tassi di interesse molto bassi, la burocrazia è quasi inesistente e ti aiutano se non hai lavoro e ti pagano quando lo perdi. Fortunatamente non ho mai avuto problemi con il lavoro, anzi l’ho creato.

Ma dopo tanti anni quello di cui sentivo il bisogno era un luogo caldo e tropicale, ciò che avevo sempre sognato. Così, dopo aver messo da parte un gruzzoletto, sono partito alla ricerca del mio posto al sole. Ho viaggiato tantissimo in Sud America, in Brasile, ai Caraibi, a Tenerife e poi in Asia dove ho trovato il mio gioiello: le Filippine».

C’è un Paese che più degli altri ti ha colpito positivamente?

«Definitivamente Miami. Se avessi avuto il permesso di soggiorno sarei rimasto lì. A quei tempi ero giovane e mi piaceva andare alle feste e a Miami avevi solo l’imbarazzo della scelta. La città multiculturale con un mix di latino era fantastica, solare e tropicale allo stesso tempo».

Adesso vivi nelle Filippine da 7 anni, precisamente a Bohol meravigliosa isola famosa per le sue barriere coralline. Come mai hai deciso di trasferirti qui?

«La gente è fantastica, tutti sorridono e sono felici, ti trasmettono una gradevole energia. Parlano l’inglese anche le persone di 70-80 anni, poi il clima è tropicale sempre stabile e mite. Qui mi sento felice, inoltre con pochi soldi e una piccola pensione si vive bene: è la scelta giusta per tutti i pensionati o per chi vuole investire poco denaro sia in un business sia in terreni e case».

Come sono stati gli inizi sull’isola? Penso alla ricerca di una casa, di un lavoro, all’accoglienza della gente, alla nuova lingua, alle pratiche per i visti, se hai avuto difficoltà e come le hai superate.

«L’inizio è stato sorprendente perché ho capito subito che questo sarebbe stato il mio posto. Ero appena tornato dal Brasile tenendomi in stretto contatto con una ragazza filippina che sei mesi prima avevo incontrato in Vietnam. È stata lei ad invitarmi a visitare le Filippine. All’inizio ero un po’ titubante, ma appena arrivato mi sono reso conto che questo era il posto giusto solo per l’energia e il sorriso che la gente trasmetteva, nonostante abbiano davvero poco. Fino a qualche anno fa cercare casa qui era più semplice ed economico.

La mia prima casa aveva due camere ed era tutta in mattoni e cemento, diciamo superiore agli standard filippini abituati a case in legno e spesso senza bagno. Pagavo 60 euro al mese. Il lavoro non è facile trovarlo a meno che non lo crei. Sette anni anni fa non c’erano molti resort, ma sono stato fortunato e ho subito trovato un’occupazione presso l’unico hotel 5 stelle a Panglao come Italian Chef. Un contratto di due anni per soli 4 giorni lavorativi, ma con una paga molto più alta che in Italia. Lavorare con i filippini era un divertimento, non ho mai assistito a un litigio e tutti collaboravano in pura armonia.

Per quanto riguarda i visti tutto davvero semplice: si rinnova ogni due mesi al bureau of immigration locale e tutte le grandi isole ne hanno uno».

Insomma una nuova vita, ma anche una nuova famiglia. Ti sei sposato, hai figli? 

«Sì, qui ho trovato l’amore della mia vita: Mae. Ci siamo incontrati 5 anni fa e siamo sposati da 3 quando è nato il piccolo Joshua che oggi è la mascotte del ristorante, sempre allegro e sorridente in puro stile filippino».

Non solo l’amore. A Bohol hai trovato anche il successo professionale. Chef da sempre, hai aperto nel 2016 un ristorante italiano, “Al Fresco Bay”, che va molto bene e le cui recensioni sono davvero entusiaste. Parlaci del ristorante, come si struttura, come è arredato, quali sono i piatti che proponi ai clienti e che tipo di clientela si rivolge a te. 

«Nel 2016 dopo la nascita di Joshua abbiamo deciso di metterci in proprio. Ho lasciato il lavoro a Panglao e abbiamo affittato un pezzo di terra nel cuore di Tagbilaran, la città principale di Bohol. Una piccola oasi con al centro alberi di mogano giganteschi e star apple trees che ci riparano dal sole. Su questo terreno abbiamo costruito una (…)

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