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Il mare si fa sistema. Distretto nautico e blue economy: il Lazio guarda al futuro

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Il mare si fa sistema. Distretto nautico e blue economy: il Lazio guarda al futuro

18 Maggio 20267 minuti di lettura
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Profuma di sale e di storia, affacciata su un golfo che i romani consideravano già strategico. Gaeta — porto militare, città di papi e di ultime battaglie — ha ospitato questa settimana il Boat Days on Board Blu Expo. È la sintesi strategica delle esperienze che negli anni scorsi hanno visto in città i Blue Forum, la rassegna nazionale con chiunque avesse attinenza all’economia del mare in Italia.

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Il Blue Expo invece racconta un territorio che sta cercando, con metodo e con visione, il proprio posto nell’economia globale del Mediterraneo.

Da piattaforma a sistema

Uno dei punti centrali è stato il Molo Santa Maria. Lì si è tenuta la Conferenza Nazionale «Ecosistema delle comunità costiere italiane: strategie e distretti»: un tavolo che ha riunito istituzioni, imprenditori, capitanerie, associazioni e ricercatori intorno a un documento concreto. Quale? Il Rapporto sulla valorizzazione e lo sviluppo del comparto nautico e portuale nel Lazio, primo studio strategico del settore, realizzato da OsserMare e Navigo.

I numeri che emergono dal rapporto disegnano un territorio che ha già una massa critica rilevante: 5.472 imprese attive distribuite lungo l’intera filiera nautica che comprende cantieristica, refitting, manutenzione, servizi portuali, logistica, noleggio, commercio, turismo. Il Lazio però non ha ancora trasformato quella massa critica in sistema. Il Lazio, scrivono i ricercatori, non è ancora un distretto manifatturiero integrato come le regioni leader del settore. È invece una «piattaforma nautica avanzata»: capace di attrarre domanda, gestire flussi, intercettare segmenti ad alto valore nel refit e nel diporto evoluto. È un punto di partenza, non un punto di arrivo.

Giovanni Acampora — presidente della Camera di Commercio Frosinone-Latina, di SiCamera e di Assonautica Italiana — ha aperto i lavori con una sfida precisa: «Crediamo che siano maturi i tempi per lavorare insieme a un vero Distretto Nautico del Lazio, capace di mettere in rete imprese, porti turistici, cantieri, servizi, innovazione e formazione». Non è una proposta nuova nel suo contenuto — i distretti produttivi sono uno strumento noto. È nuova nella sua contestualizzazione: arriva con un rapporto in mano, con i dati a supporto, con una mappatura che per la prima volta offre una lettura organica del settore.

Da risorsa a spazio strategico

Antonello Testa

Il presidente di OsserMare, Antonello Testa, ha illustrato la struttura del rapporto sottolineandone il carattere inedito: «Il mare del Lazio non rappresenta più soltanto una risorsa economica tradizionale. È diventato uno spazio strategico dove si intrecciano sviluppo industriale, innovazione, sostenibilità, sicurezza, formazione e competitività internazionale». La debolezza strutturale identificata dal rapporto è nella «fornitura industriale specializzata», ancora frammentata, che impedisce alla filiera di raggiungere la coesione dei sistemi più maturi.

In sala c’erano il sindaco di Gaeta Cristian Leccese, il prefetto di Latina Vittoria Ciaramella, l’assessore regionale alle politiche del mare Pasquale Ciacciarelli, l’ammiraglio Vincenzo Leone vice comandante delle Capitanerie di Porto. Una platea che dice già molto sulla dimensione istituzionale che il tema ha raggiunto.

Il prossimo banco di prova sarà il Piano del Mare 2026-2028: Acampora ha chiesto che sostenga «con forza» le comunità costiere, i distretti marittimi e le imprese del settore, accompagnando le sfide legate a innovazione, sostenibilità, digitalizzazione ed energie rinnovabili. È una richiesta che adesso ha un rapporto alle spalle — e un rapporto, in politica, pesa più di qualsiasi dichiarazione.

Il Fini 35: quando la Ciociaria costruisce per il mare

Il Fini 35

Nel mezzo di una giornata dedicata alla blue economy e ai distretti del futuro, al Blue Forum 2026 di Gaeta c’è stato anche qualcosa di concreto, di tangibile, di navigabile. Non una proiezione, non un rapporto, non un piano industriale. Una barca. Anzi, un semirigido che racconta con la sua stessa esistenza che il distretto nautico del Lazio non è solo un’aspirazione: è già, almeno in parte, una realtà.

Si chiama Fini 35 ed è il prodotto di Finimarine: un battello semirigido di nuova generazione lungo quasi 11 metri, con motori doppi da 300-350 hp, costruito in materiali compositi di carbonio pre-impregnato con tecnologie derivate dall’industria aeronautica. Un’imbarcazione che pesa il 20% in meno rispetto alle costruzioni tradizionali senza perdere un grammo di rigidità strutturale — condizione essenziale per chi vuole navigare ad alta velocità senza che la carena si trasformi in un problema.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Ceccarelli Yacht Design — firma di riferimento dell’architettura navale italiana — e TecnAvan Interiors, cantiere con sede a Castelliri, in piena Ciociaria. È qui il dettaglio: il Fini 35 è un prodotto ciociaro. Costruito in provincia di Frosinone, in una struttura che lavora in clean room con processi di polimerizzazione in autoclave, con la stessa cura con cui si costruiscono componenti per l’aeronautica.

Il Fini 35 della FiniMarine

La carena a V variabile — progettata e validata tramite simulazioni CFD — garantisce comfort di navigazione superiore e consumi efficienti anche in condizioni di mare impegnativo. La cabina sottocoperta è spaziosa, pensata per crociere lunghe. L’approccio di concurrent engineering ha permesso di integrare dall’inizio design, ingegneria e produzione, evitando le revisioni tardive che costano tempo e denaro.

La scelta mirata

Presentare il Fini 35 a Gaeta, nel contesto del Blue Forum, non è una scelta casuale. È la dimostrazione pratica di ciò che il rapporto OsserMare descrive con i numeri: il Lazio ha una massa critica imprenditoriale rilevante, competenze tecniche diffuse, capacità di intercettare segmenti ad alto valore. Il Fini 35 è uno di quei segmenti ad alto valore: un prodotto premium, tecnologicamente avanzato, con un’identità territoriale precisa e riconoscibile.

Giovanni Acampora aveva lanciato la sfida del Distretto Nautico del Lazio — imprese, cantieri, servizi, innovazione e formazione messi in rete. TecnAvan di Castelliri con il suo Fini 35 è già dentro quella rete. Mancano ancora i nodi che la tengono insieme. Ma le eccellenze, come si vede, esistono già.

Quando il Mediterraneo diventa metafora

Il secondo evento — meno tecnico, più poetico, altrettanto significativo — è stata la presentazione del documentario «Europa, una barca»: il film che racconta il viaggio di Clemente Pernarella e Marco Bonini dalla Norvegia a Ventotene, tremila miglia a bordo di una barca a vela degli anni Sessanta recuperata nel Mare del Nord, trasformata nel simbolo di un percorso non solo geografico ma culturale e identitario.

Il progetto — sostenuto dalla Camera di Commercio Frosinone-Latina attraverso l’Azienda Speciale Informare — è partito da un’intuizione semplice e potente: «L’idea dell’Europa è nata nel mare. Il mito di Europa nasce con l’attraversamento di un mare. Per noi, riflettere in questo momento sull’identità europea non poteva che avere origine dalla passione per il mare», hanno spiegato i due autori.

Mario Draghi (Foto: Sasha Schuermahnn © AFP / ANSA)

Ventotene non è una destinazione casuale. È il luogo del Manifesto di Spinelli, Rossi e Colorni — il testo scritto al confino nel 1941 che immaginava un’Europa federale prima ancora che l’Europa esistesse. Arrivarci via mare, a bordo di una barca che ha attraversato fiumi, canali e città europee, è un gesto simbolico che la retorica non riesce a esaurire: dice qualcosa di concreto sul senso di appartenenza, sulla fatica del percorso, sulla bellezza del traguardo.

«Questa piccola barca ha dimostrato di saper ancora navigare, di resistere agli incidenti», hanno detto Pernarella e Bonini. «Questa Europa ha bisogno di riflettere sul proprio futuro e ha bisogno che ancora si creda in lei». Sono parole che suonano diverse se pronunciate a Gaeta, affacciata sul Tirreno, in una settimana in cui Mario Draghi ad Aquisgrana dice che per la prima volta nella memoria vivente gli europei sono «soli insieme».

Il filo che lega i due eventi

C’è una lettura trasversale di questa settimana a Gaeta che va oltre i singoli eventi. La Camera di Commercio Frosinone-Latina — con Acampora presidente in entrambe le occasioni — ha scelto di presidiare contemporaneamente il piano tecnico-economico e quello culturale-identitario. Il Distretto Nautico e «Europa, una barca» non sono due cose separate: sono le due facce della stessa scommessa su un territorio che vuole usare il mare come infrastruttura di sviluppo senza dimenticare che il mare è anche metafora, storia, appartenenza.

Gaeta ospita la Zona Franca Doganale in via di attuazione. Latina ha un sistema portuale con potenziale moltiplicativo reale. La Ciociaria — provincia interna per definizione — governa attraverso la propria Camera di Commercio una visione dell’economia del mare che molte province costiere farebbero fatica a eguagliare.

Il rapporto presentato a Gaeta dice che il Lazio ha già gli elementi per costruire qualcosa di più ambizioso. La sfida è trasformare la piattaforma in distretto, la massa critica in sistema, la visione in piano operativo.

Il Piano del Mare 2026-2028 sarà il primo test. Nel frattempo, una barca degli anni Sessanta è ormeggiata al porto di Gaeta, visitabile dal pubblico. Si chiama Europa. E resiste ancora.

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