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Il futuro della nostra economia è sempre più Blue

11 Luglio 20246 minuti di lettura
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Giù fino al quarto posto. Appena vent’anni fa eravamo al secondo in Italia: dopo la cantieristica nautica ligure c’era quella del Lazio. Correva l’anno 2006 e nasceva il Distretto Industriale della Nautica Laziale: mettendo insieme i gloriosi cantieri Rizzardi, i cantieri Posillipo, tutto il sistema del rimessaggio e della componentistica, degli interni da design. Oggi la Liguria è ancora prima nella Top Five dei territori italiani nei quali l’Economia del Mare incide sulla ricchezza complessiva: 11,9%. Il Lazio è sceso al quarto posto con un rispettabilissimo 6%.

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A sentenziarlo è il XII Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2024 presentato a Roma. Lo ha elaborato l’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare ed il Centro Studi Tagliacarne di Unioncamere.

Quanto vale il mare

Con 227.975 imprese e 1.040.172 di occupati, la Blue Economy in Italia genera un valore aggiunto diretto pari a 64,6 miliardi di euro. Non solo. Innesca anche altri settori. E se si considera pure il valore attivato nel resto dell’economia, il peso dell’economia del mare raggiunge i 178,3 miliardi di euro. È il 10,2% del PIL nazionale.

Un settore in netta crescita in ogni suo aspetto. Cresce il valore aggiunto diretto con un +15,1%, pari a due volte la crescita media italiana che si ferma al 6,9%. Cresce il valore aggiunto complessivo di quasi un punto percentuale rispetto a quanto rilevato dall’XI Rapporto del 2023. Cresce il moltiplicatore, pari quest’anno a 1,8, a fronte dell’1,7% della scorsa rilevazione. Ossia per ogni euro speso nei settori direttamente afferenti alla filiera del mare se ne attivano altri 1,8 nel resto dell’economia.

Crescono gli addetti: con un aumento dell’occupazione pari al 6,6%. Per capire quanto sia è sufficiente fare un paragone; rappresenta quasi quattro volte l’aumento medio dell’occupazione registrato nel Paese (1,7%). Rimane invece stabile il numero delle imprese.

Liguria11,9%
Friuli-Venezia Giulia 7,2%
Sardegna7,1 %
Lazio6,0 %
Sicilia5,7%
Quanto incide l’economia del mare nel Pil delle regioni
Trieste18,9%
Livorno17,6%
La Spezia16,8 %
Gorizia13,7 %
Rimini13,0%
L’incidenza dell’economia del mare su scala provinciale

Gaeta capitale

Giovanni Acampora al Blue Forum

Gaeta è una delle capitali nazionali del mare. Se non sul piano della cantieristica lo è sul piano strategico e politico. Il suo Blue Forum mette di fronte ogni anno tutti coloro che in Italia hanno un’attinenza con l’economia del mare. È il momento in cui gli addetti ai lavori fanno il punto. Ed offrono spunti di riflessione a chi deve tracciare la rotta economica e strategica del Paese. (Leggi qui).

Il Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare esattamente come il Blue Forum è un’altra intuizione del presidente della Camera di Commercio di Frosinone – Latina Giovanni Acampora. Quella presentata quest’anno a Roma presso la Sala Longhi di Unioncamere è la XII edizione . La dimensione di quanto sia autorevole quello studio la fornisce il panel dei presenti: c’erano il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ed il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. Con loro il presidente di Unioncamere Andrea Prete, il presidente di Assonautica Italiana, Si.Camera e Camera di Commercio Frosinone Latina Giovanni Acampora, il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne Gaetano Fausto Esposito ed il Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare Antonello Testa.

Anche quest’anno, come ogni anno, il rapporto ha messo sotto la lente di ingrandimento i diversi settori che compongono la forza produttiva “blu”. E cioè le filiere dell’ittica e della cantieristica, i servizi di alloggio e ristorazione, le attività sportive e ricreative, l’industria delle estrazioni marine, la movimentazione di merci e passeggeri, la ricerca, regolamentazione e tutela ambiente. 

Pillole dal rapporto

Nello Musimeci

Le imprese giovanili in Italia sono pari al 9,0% dell’economia blu, le imprese femminili al 22,4% e le imprese straniere al 7,4%. 

Il Sud Italia consolida il suo primato di area a maggiore produzione di valore aggiunto con quasi 21 miliardi di euro di produzione diretta, pari a circa un terzo dell’intero “prodotto blu” nazionale. 

Lo stesso vale per l’occupazione, concentrata per oltre il 37% al Sud. Stesso discorso vale per le imprese, che addirittura superano nel Mezzogiorno le 111 mila unità: oltre il 48% dell’intera base imprenditoriale blu del Paese.

Più basso invece il moltiplicatore pari all’1,6, a fronte del 2 del Nord-Est, dell’1,9 del Nord-Ovest e dell’1,7 del Centro.

Sul piano politico

Giovanni Acampora

 “Il nostro Rapporto nazionale – ha detto Giovanni Acampora – è diventato il documento di riferimento del sistema mare italiano. Lo è perché offre un’analisi puntuale del valore e del peso dell’Economia blu del nostro Paese. Lo mettiamo a disposizione di tutti: operatori del settore, Istituzioni, associazioni, imprese e dell’intero cluster del mare. Si tratta di un elemento imprescindibile per dare la giusta importanza alla Blue Economy italiana e affermare la sua leadership nel contesto euro-mediterraneo. Una scelta in linea con il lavoro che stiamo portando avanti con il Piano del mare”. 

 “La blue economy si caratterizza come uno dei settori trainanti della nostra economia con una forte connotazione imprenditoriale. Ne è una dimostrazione l’incremento della base d’impresa che è aumentata nell’ultimo biennio dell’1,5% contro una contrazione di quasi due punti di quella complessiva. C’è una maggiore presenza di imprenditorialità giovanile e femminile”. Lo ha sottolineato Andrea Prete, appena riconfermato presidente di Unioncamere. Ha aggiunto che “al contempo l’economia del mare rappresenta una delle filiere in cui più forte è la crescita dell’attenzione al digitale e al green. Ecco perché il sistema camerale, che già nel passato ha dato forte enfasi all’economia blu, dedicherà nei prossimi anni un crescente impegno alle imprese di questo settore attraverso policy mirate. Sempre più inserite nel quadro delle priorità europee”.

Sul piano tecnico

(Foto © DepositPhotos.com)

“In un Paese che è al primo posto in Europa tra le grandi economie per rapporto coste/superficie, la blue economy si caratterizza per essere “controcorrente”. Non solo perché ottiene risultati in termini di sviluppo e di occupazione superiori rispetto a quelli dell’economia complessiva. Ma anche perché la crescita del valore aggiunto e degli occupati nel Mezzogiorno è stata di oltre due punti superiore a quella media italiana, grazie in particolare alle ottime performances del turismo”. Lo ha detto Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne.

Per il Dg “resta comunque da evidenziare che sia la produttività della filiera blu che la capacità di moltiplicare le risorse è inferiore nel Meridione. Se entrambi i valori fossero allineati a quello dell’Italia settentrionale ci sarebbe un incremento di valore aggiunto locale di circa ulteriori 15 miliardi. È pari a più di un quarto dell’attuale complessiva produzione blu al Sud”.

Il cantiere Fincantieri di Sestri

Secondo Antonello Testa, Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare Ossermare: “L’Economia del mare italiana conferma il suo trend di crescita superando i 178 miliardi di euro di valore aggiunto. I dati confermano la leadership dell’Italia in Europa, a differenza di quanto registrato dal EU Blue Economy Report 2024 che ci colloca al 4° posto come valore aggiunto dopo Germania, Francia e Spagna, guardando a un perimetro diverso dal nostro”.

“La sfida dell’Italia – ha concluso – si vince solo avendo la piena conoscenza dello scenario marittimo in cui ci muoviamo e della sua evoluzione in modo rapido e puntuale ed è quello che noi istituzionalmente, insieme al Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne – Unioncamere, facciamo da più di dieci anni”.

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