Nel primo trimestre del 2026, mentre lo Stretto di Hormuz era chiuso, i dazi americani ridisegnavano il commercio mondiale e il petrolio correva verso l’alto, le imprese di Frosinone e Latina hanno fatto una cosa semplice e straordinaria insieme: hanno resistito. I numeri del report Movimprese elaborato dall’Osserfare della Camera di Commercio raccontano questa storia — senza trionfalismo, senza drammi. Con la precisione fredda di chi conta le cose come stanno.

Il mondo sullo sfondo: perché il contesto conta

L’analisi dice che siamo tutti connessi in questo mondo. Quello che succede nel Golfo Persico è in grado di far aumentare del 30% il costo dei profilattici a Frosinone. Allora cominciamo a sfogliare i dati partendo dal contesto internazionale che fa da sfondo a questa fotografia. Perché quel quadro determina direttamente ciò che accade nelle aree industriali di Frosinone e nei distretti commerciali di Latina.

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La chiusura dello Stretto di Hormuz — conseguenza diretta del conflitto in Medio Oriente — sta compromettendo le rotte orientali e accentuando i rischi di interruzione nelle catene di fornitura. I dazi USA hanno già ridisegnato la geografia degli scambi internazionali. Il petrolio e il gas corrono, portando con sé una spirale d’aumento dei costi che colpisce in modo diverso le imprese italiane, già esposte a costi energetici più alti degli altri Paesi europei. I mercati finanziari stanno scontando tutto questo in anticipo, con reazioni che indeboliscono ulteriormente le prospettive di crescita.

In questo scenario, le imprese di Frosinone e Latina non sono spettatrici neutrali. Sono attori esposti, specialmente nel manifatturiero — già alle prese con la crisi dell’automotive — e nel commercio, che soffre la contrazione dei consumi interni.

Il quadro nazionale: un saldo inconsueto

Su scala nazionale, il primo trimestre 2026 registra un dato che gli analisti definiscono «inconsueto»: un saldo positivo di 690 unità — cioè 690 imprese in più rispetto a quelle che hanno chiuso. Un risultato che contrasta con il primo trimestre 2025, quando il saldo era stato negativo per 3.061 unità.

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Il merito non è tanto dell’aumento delle nuove iscrizioni — circa 105.000, sostanzialmente invariate rispetto all’anno precedente — quanto del forte calo delle cessazioni: oltre 104.000, con una riduzione del 3,4%. In sintesi: non sono nate più imprese, ma ne sono morte molte meno. È il segnale di un orientamento dominante di cautela: chi ce la fa a sopravvivere, si aggrappa. Chi può rimandare la chiusura, rimanda.

I settori che crescono a livello nazionale sono quelli dei servizi avanzati: attività finanziarie e assicurative (+2.301 imprese, +1,55%), attività professionali (+3.168 unità, +1,25%), attività immobiliari (+1.836, +0,56%). I settori tradizionali — commercio, agricoltura, manifattura — confermano invece il bilancio in rosso. Le costruzioni tengono la posizione.

È la fotografia di un’economia che si sta spostando verso i servizi e si sta allontanando dalla produzione. Una transizione strutturale che ha implicazioni profonde per un territorio come quello ciociaro, la cui identità economica è storicamente legata alla fabbrica.

Il Lazio: primo in Italia per tasso di crescita

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Su scala regionale, il Lazio si distingue con un dato che merita di essere sottolineato: primo posto in Italia per tasso di crescita del numero di imprese, con un +0,42% contro una media nazionale di +0,17%. Non solo: questo risultato rappresenta un’accelerazione di circa il 50% rispetto al primo trimestre dello scorso anno, quando il tasso era +0,28%.

È un segnale di vitalità che va letto con attenzione. Il Lazio non è solo Roma — anche se la Capitale assorbe una quota significativa della dinamica regionale. Le province laziali, incluse Frosinone e Latina, contribuiscono a questo primato con dinamiche proprie e specifiche.

Frosinone e Latina: il bilancio complessivo

Il saldo combinato delle due province è positivo per 147 imprese nel primo trimestre 2026. Un risultato che appare in netto miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando il saldo era stato di sole +10 unità.

Il merito principale va alla marcata contrazione delle cessazioni: meno imprese hanno chiuso, e questo ha fatto la differenza. Le nuove aperture sono cresciute, ma in misura meno significativa.

Il contributo delle due province al risultato complessivo è però asimmetrico, e questa asimmetria merita un’analisi separata.

Latina: la locomotiva del bimestre

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Latina è la provincia che traina. Il saldo del primo trimestre 2026 è di +128 unità, in crescita rispetto alle 94 unità aggiuntive dello stesso periodo dell’anno precedente. Un miglioramento netto, sostenuto dalla vivacità di un tessuto imprenditoriale che si dimostra più reattivo e più capace di cogliere le opportunità del momento.

I servizi — in linea con le tendenze nazionali — sono il settore trainante. Ma Latina ha anche una vocazione commerciale e portuale che le consente di diversificare il proprio tessuto produttivo in modo più ampio rispetto alla provincia confinante. La logistica, il turismo, le attività legate al porto di Gaeta: sono tutti settori che nel pontino trovano un terreno più fertile che altrove.

Non è un caso che il presidente della Camera di CommercioGiovanni Acampora, abbia indicato tra le priorità strategiche del prossimo periodo proprio la Zona Franca Doganale — strumento che per Latina, con il suo sistema portuale, ha un potenziale moltiplicativo reale e immediato. (Leggi qui: La Zona Franca che non scade: il Lazio Sud riscrive le regole dello sviluppo)

Frosinone: il ritorno al positivo dopo un anno difficile

Il polo aerospaziale ciociaro è centrale

Frosinone torna in territorio positivo con un saldo di +19 imprese. Il dato, preso da solo, potrebbe sembrare modesto. Ma va letto nel contesto: nel primo trimestre del 2025, la provincia aveva registrato una contrazione di 84 realtà imprenditoriali. Il recupero è quindi significativo — non tanto per la dimensione assoluta del saldo, quanto per la direzione del cambiamento.

Il merito è quasi interamente attribuibile alla decelerazione delle cessazioni, scese del 9,6% rispetto all’anno precedente. Le chiusure, in altre parole, si sono quasi dimezzate nel tasso di variazione. È un segnale che le imprese ciociare stanno resistendo meglio — o stanno rimandando le decisioni più difficili.

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Il quadro dei singoli settori riflette le tendenze nazionali, con qualche specificità locale che vale la pena segnalare. L’agricoltura e il commercio mostrano un bilancio in rosso che, nel Frusinate, è più accentuato che altrove. Il manifatturiero continua a soffrire — e qui il peso della crisi Stellantis si fa sentire non solo sui dati diretti dello stabilimento di Cassino, ma sull’intero indotto che alimenta quella catena produttiva.

I servizi crescono, anche nel Frusinate — ma con minore intensità rispetto a Latina. È la conferma di una transizione strutturale che nel territorio ciociaro procede più lentamente, frenata dalla dipendenza storica dal manifatturiero e dalla difficoltà di costruire un’offerta di servizi avanzati competitiva.

La voce di Acampora: cautela e opportunità

Giovanni Acampora

Il presidente Giovanni Acampora sceglie le parole con cura nel suo commento ai dati. «L’impondnerabilità delle variabili ha aggiunto all’incertezza un’estrema imprevedibilità nel breve periodo»: è una diagnosi lucida di un momento storico in cui le variabili esogene — dazi, guerra, energia — si sommano alle fragilità strutturali interne.

Ma Acampora non si ferma alla diagnosi. Indica anche la terapia, o almeno la direzione: «mettere a sistema le opportunità offerte dalla Zona Logistica Semplificata e dalla Zona Franca Doganale». Due strumenti — la ZLS, già operativa con i suoi 22 Comuni nella provincia di Frosinone, e la ZFD in fase di attuazione per Latina — che «potranno cambiare la storia economica dei nostri territori». (Leggi qui: Il confine che non si chiude. Cassino, le Zone Franche e la scommessa del Lazio Sud).

È la descrizione di una finestra di opportunità reale, che richiede però che le imprese si facciano trovare pronte — e che la Camera di Commercio faccia la propria parte per «tradurre una lungimirante strategia industriale in una serie di azioni concrete».

Cosa dicono davvero questi numeri

C’è una lettura superficiale di questi dati — saldo positivo, territorio in crescita, ottimismo da conferenza stampa — e c’è una lettura più onesta e più utile.

Foto © Imagoeconomica

La lettura più onesta dice questo: Frosinone e Latina stanno resistendo in un contesto difficile ma la resistenza non è sufficiente. Il saldo positivo è trainato principalmente dal calo delle cessazioni — cioè da un fattore difensivo, non da una spinta propulsiva. Le nuove iscrizioni crescono ma non abbastanza da generare una dinamica espansiva significativa.

Il manifatturiero soffre. Il commercio soffre. L’agricoltura soffre. I servizi crescono, ma partono da una base meno sviluppata rispetto ad altre aree del Paese. E sullo sfondo, la crisi Stellantis — con i suoi 2.130 addetti in difficoltà e un indotto che si estende a centinaia di aziende — non compare nei dati Movimprese ma pesa come un macigno sulle prospettive del territorio ciociaro. (Leggi qui: Cassino Plant al limite: 14 giorni di lavoro e il 21 maggio come resa dei conti).

Il confronto con la media nazionale — che mostra un Lazio primo in Italia per tasso di crescita — è incoraggiante. Ma non bisogna dimenticare che il Lazio è anche Roma, che da sola genera una quota enorme della dinamica regionale. Il confronto più rilevante, per Frosinone e Latina, è quello con se stesse: e lì, la direzione è giusta ma la velocità è ancora insufficiente.

La sfida che viene

Giovanni Acampora

Acampora ha ragione quando dice che «adattarsi a competere in un contesto in continua ridefinizione è la sfida attuale più impegnativa». Ma adattarsi non significa accettare passivamente ciò che il mercato impone. Significa costruire le condizioni per competere — infrastrutture, energia, formazione, servizi, connettività digitale.

La ZLS e la ZFD sono strumenti potenti ma richiedono imprese capaci di usarli e istituzioni capaci di accompagnarle. La Zona Franca Doganale ha bisogno che il porto di Gaeta funzioni come hub logistico integrato con il sistema produttivo del territorio. La ZLS ha bisogno che le imprese ciociare abbassino i costi energetici — e qui torna il tema delle Comunità Energetiche, che abbiamo già affrontato come uno degli strumenti più concreti e più trascurati.

I dati del primo trimestre 2026 dicono che il territorio regge. I dati del secondo e del terzo trimestre — quando gli effetti dei dazi americani, del conflitto in Medio Oriente e della crisi Stellantis si faranno sentire con maggiore intensità — diranno se quella tenuta è strutturale o congiunturale.

Per ora, la bussola punta nella direzione giusta. Ma la navigazione è appena cominciata.

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