
Quarant’anni di storia. Non solo un traguardo cronologico ma un’evoluzione professionale ed umana che racconta molto del sistema produttivo del Basso Lazio. Una storia fatta di persone che decidono che il lavoro non va aspettato ma cercato. Anche dove nessuno andrebbe a farlo. E’ la storia della Vartec, leader nel settore degli articoli tecnici ed industriali.
Un’azienda nata ad Anagni come un punto vendita specializzato per artigiani e operai. Oggi, però, quella bottega è un ricordo, sostituita da un gruppo che dà lavoro a 60 persone e guarda con decisione ai mercati non solo italiani, ma mondiali come Arabia Saudita, Emirati Arabi e, soprattutto, Cina.
Per celebrare questo percorso e per aprire ulteriormente le proprie porte al territorio, la società ha organizzato per il prossimo 16 maggio un Open Day. Un evento che trasformerà la sede aziendale in una fiera di settore, con oltre trenta fornitori pronti a mostrare le ultime novità tecnologiche a privati, artigiani e grandi industrie. Un modo per celebrare il passato e guardare al futuro, passando per un presente di rilievo.
Un’impresa controcorrente
A guidare questa fase di espansione sono, dopo la generazione dei fondatori, Andrea De Santis e sua sorella Giorgia, che hanno raccolto il testimone dal padre Adriano, fondatore dell’azienda. Nel ripercorrere la storia dell’azienda Andrea ha tracciato il profilo di un’impresa che non ha paura di definirsi “controcorrente”.
C’è un prima ed un dopo in questa storia, c’è una genesi ed uno sviluppo. E c’è un passaggio di testimone che non coincide con il pensionamento del fondatore: al contrario con una sorta di continua staffetta nella quale portare sempre più avanti il marchio e l’azienda. I primi passi li percorre papà Adriano: intuizione commerciale giusta, segmento di mercato individuato con precisione: dà vita ad una Vartec a misura di città e di comprensorio che inizia a crescere con costanza diventando di dimensione provinciale. È già un grande successo.
Il dopo è nato, racconta Andrea, dall’intuizione di non restare confinati nel perimetro rassicurante della provincia.“La nostra forza è stata quella di non fermarci solo sul territorio di Anagni – ha detto Andrea – Quando siamo entrati io e mia sorella, nel 2017, l’azienda era prevalentemente dedicata e localizzata in tutto ciò che era il comparto industriale di Anagni e Frosinone. L’intuizione di allargarci è stata anche la nostra: ed oggi siamo presenti anche in altre zone d’Italia come Puglia e Lombardia, per dare supporto alla vendita dell’articolo tecnico. Siamo fornitori in ambito aeronautico, aerospaziale e farmaceutico”.
La strategia della diversificazione ha permesso alla Vartec di superare le secche di un mercato locale talvolta asfittico, puntando su una specializzazione altissima che va dai componenti per l’industria metalmeccanica a soluzioni hi-tech per settori d’eccellenza.
Il gran salto in Oriente: Cina, Arabia ed Emirati
La sfida successiva è stata l’apertura ad Oriente. Non più solo come bacino di materiali a cui attingere, ma come base per una produzione controllata che non rinunci all’approccio italiano. Un’opportunità nata paradossalmente nel momento più buio dell’economia mondiale recente:“L’idea del salto in Cina ci è venuta durante il periodo del Covid”.
È di nuovo papà Adriano a diventare protagonista: mentre i figli fanno crescere Vartec in Italia lui timbra il passaporto e si tuffa nell’occhio del ciclone. Va in Oriente proprio nel periodo in cui i mercati asiatici sono in crisi perché i confini del mondo sono bloccati. “Le aziende erano chiuse, non avevamo introiti, eravamo riusciti a mantenere il mercato con la vendita delle mascherine grazie a contratti pregressi. Nel 2023, superato il periodo peggiore, mio padre è andato in Cina completamente da solo, senza riferimenti. Oggi, a distanza di tre anni, abbiamo una bella lista di contatti e iniziato a fare forniture estere”.
Adriano trova la strada giusta, parla con gli interlocutori più efficaci, applica la sua strategia in accordo con Andrea e Giorgia che nel frattempo tengono il fronte dall’altra parte del mondo.
“Ora per noi il mercato della Cina conta circa il 10%. Quello che stiamo cercando di fare è creare una società lì per produrre noi direttamente i beni e venderli sia sul mercato nazionale che su altri mercati, come Arabia Saudita ed Emirati Arabi”. L’obiettivo è chiaro: restare competitivi in un mercato globale dove i costi di produzione italiani sono spesso proibitivi. Senza trascurare qualità e ricerca.
Le difficoltà nella ricerca di manodopera
In questo senso, l’appuntamento del prossimo 16 maggio non è solo un momento commerciale ma il tassello di un mosaico più ampio. “Abbiamo invitato circa trenta fornitori – ha detto De Santis – Esporranno le novità e faranno prove pratiche per i clienti. Vorremmo far diventare questo evento una fiera proprio del nostro settore, ripetendolo ogni due anni per coinvolgere sempre più aziende e mostrare cose nuove, come gli ultimi modelli di trincia radiocomandata che permettono di pulire i terreni in sicurezza”. Un evento che si aprirà anche alla convivialità, cercando di creare quel senso di comunità che spesso manca nel mondo dei componenti industriali.
Insomma, un panorama interessante che però presenta anche lati meno rosei. Uno è il paradosso classico del mercato del lavoro italiano: la difficoltà di trovare giovani motivati e formati. “Abbiamo problemi in quel senso – ha detto ancora De Santis – Le persone che stiamo assumendo hanno un’età tra i 45 e i 55 anni: tra dieci anni cosa succederà? Molti ragazzi cercano l’occupazione fissa dentro le fabbriche facendo la turnazione.I giovani competenti li perdiamo perché sono andati tutti all’estero”.
“Anche, va detto, per colpa degli imprenditori che sottopagano o trattano male i collaboratori. Noi cerchiamo di attirarli offrendo prospettive diverse. Io devo pensare in avanti. Se prendo una persona di sessant’anni, devo affiancarla a un venticinquenne che faccia esperienza. Oggi questo è sempre più difficile”.
I rapporti complicati con il territorio e la burocrazia
Altro punto dolente, quello del rapporto con il territorio e il peso di una burocrazia che spesso diventa il vero freno allo sviluppo. Un esempio per tutti: il tema del SIN. “Per tanto tempo siamo stati abbandonati a noi stessi. Abbiamo speso oltre 100.000 euro solo per farci sentire dire che il nostro terreno non è inquinato. Non è normale. Abbiamo perso quattro anni per realizzare un nuovo fabbricato per la produzione di alcuni componenti. Dovevamo costruire nel 2019 e abbiamo sbloccato tutto solo nel 2024”.
Di qui l’appello alle istituzioni: “Quello che chiediamo a sindaci, Provincia, Regione, è che le aziende abbiano più libertà nello sviluppo. Se una piccola-media impresa come la nostra deve passare tre anni prima di poter edificare, non immagino cosa passi una multinazionale”.
Nonostante i paletti, i ritardi burocratici e le difficoltà, la Vartec continua a investire. Il passaggio dai 500 metri quadrati espositivi delle origini ai 2.000 attuali è il segno tangibile di una scommessa che, per ora, Andrea e Giorgia De Santis stanno vincendo, mantenendo il cuore ad Anagni ma la testa rivolta verso i nuovi orizzonti dell’economia globale. L’Open Day sarà l’occasione per toccare con mano questa realtà che, tra tradizione familiare e spinta verso il futuro, prova a ridisegnare ancora una volta la storia dell’impresa locale.



