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Fiat Ritmo, l’auto di Piedimonte che per prima montò il motore elettrico

22 Agosto 20194 minuti di lettura
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Il nome in codice era ‘progetto 138‘ e racchiudeva lo sviluppo dell’erede della mitica Fiat 128. Ci vollero sei anni per metterla a punto e fu un modello rivoluzionario: per la prima volta ci fu un nome al posto della sigla numerica che fino a quel momento aveva denominato tutte le vetture di casa Fiat. Nacque così Fiat Ritmo: auto spaziosa come nessun’altra del suo segmento, design squadrato ma aerodinamico, netto contrasto tra linee tese ed elementi circolari come le maniglie ed i fari, paraurti che incorporavano le luci, largo impiego delle nuove plastiche sintetiche. Veniva realizzata in quello che oggi si chiama Fca Cassino Plant ma all’epoca era lo stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano.

Automobili
Fiat Ritmo 105 TC

Tre serie, motorizzazioni da 60 a 75 cavalli, con il mostro 105 cv a doppio albero a camme in testa, tre o cinque porte: un successo lungo dieci anni. Fu l’ultima auto prodotta con una certa tranquillità a Cassino. Poi il mondo iniziò a cambiare ed essere più globale. Pochi sanno che Fiat Ritmo è stata la prima auto completamente elettrica prodotta da Fiat.

Una storia poco conosciuta perché il progetto venne sviluppato nel 1980 e solo per il mercato americano. Lì la Ritmo si chiamava Fiat Strada: questioni di marketing e pronunciabilità del nome. La Strada in Brasile andava fortissimo.

A sviluppare il modello fu US Electricar, nome in codice del progetto Lectric Leopard 964A. La casa si sviluppatori aveva già maturato una vasta esperienza nel ramo: aveva collaborato con i francesi di Renauklt per elettrificare la R5.

La Ritmo elettrica

La soluzione adottata per Ritmo-Strada fu un doppio pacco di batterie convenzionali a 6 Volt, collegate ad un motore derivato da un General Electric da 17.2 kW. Era capace di sviluppare una potenza di 23 Hp, tale da spingere la pesantissima berlina alla velocità di 104 Kmh. L’autonomia era di quasi cento chilometri se percorsi ad una velocità di 80 all’ora secondo il libretto, 50 all’ora secondo le cronache del tempo. Tutto il blocco delle batterie era stato ricavato togliendo spazio al portabagagli: lì avevano trovato posto 16 batterie da 6 Volt.

Il cruscotto con amperometro e voltmetro

Nel cruscotto c’erano in più un misuratore del voltaggio e degli ampere delle batteria. A cosa doveva servire un’auto con così poca autonomia e dalle prestazioni così limitate? Lo spiegava la stessa United States Electricar nel suo depliant dato alle stampe quarant’anni fa: la Lectric Leopard 964A era destinata ai piccoli spostamenti. E prometteva di avere un futuro perché gli studi dell’epoca calcolavano che tre quarti degli spostamenti negli Usa avvenissero all’interno di un raggio di 30 miglia; in pratica 50 chilometri. Di più ancora: i viaggi fatti con la seconda auto sviluppavano una media di 35 chilometri a tratta.

Fiat Ritmo al raduno

Perché la Ritmo Elettrica non ha avuto futuro? Perché 40 anni fa la tecnologia era molto ingombrante e limitata. Ad esempio, non esistevano i sistemi di ricarica automatica in fase di frenata che sono in grado di allungare l’autonomia del veicolo. Le batterie dell’epoca erano quelle tradizionali: nulla a che vedere con gli ioni di litio che si usano oggi o le celle a idrogeno. Quindi, l’autonomia della Leopard 964A scendeva ricarica dopo ricarica. Il mercato del continente americano è sempre stato molto attento all’impatto ambientale: lo smaltimento delle batterie esauste generava costi e problemi superiori.

Fu così che poco alla volta la Ritmo-Strada si scaricò. US Electricar poi è entrata in una profonda crisi, nel 1995 è entrata in un vicolo cieco ed ha licenziato un terzo dei suoi dipendenti: gli investitori asiatici erano pronti a convertire una parte del debito in azioni ma a condizione che altri soci entrassero nell’operazione.

Troppo in anticipo sui tempi.

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