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Lazio, 41 milioni per il nuovo Distretto Tecnologico della Cultura

25 Luglio 20184 minuti di lettura
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Un nuovo politecnico della Cultura per il quale sono stati stanziati dalla Regione Lazio e dal Miur, 41,7 milioni di euro. E’ stato presentato oggi, presso la vicepresidenza regionale, dal padrone di casa Massimiliano Smeriglio, dal rettore de La Sapienza, Eugenio Gaudio e dal presidente di Lazio Innova, Paolo Orneli.

Quest’ultimo ha firmato l’atto d’impegno per la creazione, appunto, del Centro di eccellenza del Distretto tecnologico per i beni e le Attivita’ Culturali del Lazio (Dtc).

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I centri di ricerca uniti

Il Centro di eccellenza del Dtc raggruppa, oltre alla Sapienza, otto tra i principali organismi di ricerca del settore “Tecnologie per i beni e le attività culturali del Lazio”.

Si configura come la piu’ importante aggregazione di know how nel settore di riferimento a livello europeo.

Al progetto partecipano, come partner fondatori, tutte le Università pubbliche del Lazio (Sapienza, in qualita’ di capofila, Tor Vergata, Roma Tre, Tuscia, Cassino e Lazio Meridionale), oltre agli enti di ricerca Cnr, Enea e Infn.

 

Sei milioni in tre anni

Il finanziamento della Regione Lazio – 6 milioni di euro in tre anni – prevede una prima fase con un milione e mezzo di euro per l’attivazione del Centro. Finanzieranno inoltre lo svolgimento di progetti di alta formazione, di ricerca e trasferimento tecnologico. Serviranno per la creazione dell’anagrafe e dell’osservatorio sulle competenze e sulle risorse territoriali del Dtc Lazio.

La seconda fase è riservata al Centro di eccellenza e prevede lo stanziamento di di 4,5 milioni di euro, dedicata a rafforzare il piano di avviamento.

 

800 ricercatori in campo

Nel complesso delle cinque università si stimano orientativamente 800 ricercatori di ruolo con effettiva esperienza nel settore, 400 assegnisti, contrattisti e post-doc, oltre a un certo numero di componenti degli spin-off.

Sono tanti gli obiettivi del progetto. Il primo è quello di stimolare la nascita di imprese innovative che utilizzino i beni culturali come volano dello sviluppo economico locale.

Si punta poi a favorire un uso privato, ma regolamentato dal pubblico e ad alto valore aggiunto economico del patrimonio culturale. In che modo? Creando delle comunità di pratica fra gli attori del sistema.

Il terzo traguardi fissato è quello di incrementare le collaborazioni tra grandi imprese (GI) e piccole e medie imprese; incrementare nuove aziende, o aggregazioni di aziende esistenti, di cui una quota del 30% in grado di accedere ai finanziamenti per l’innovazione tecnologica, operanti nei diversi comparti del settore dei Beni Culturali fra dirette e indirette.

C’è l’obiettivo inoltre di potenziare le capacità di generare innovazioni mirate e specifiche di settore, attraverso il cofinanziamento di progetti di sviluppo, ammodernamento e/o acquisizione di impianti e dispositivi da parte di Universita’ e centri di ricerca e strutture del Mibac del Lazio.

Il nuovo Politecnico della Cultura dovrà anche attrarre capitali privati, competenze eccellenti e imprese internazionali ad alta tecnologia, attraverso strumenti innovativi di private equity/venture capital in operazioni finanziarie nel capitale di rischio.

 

Un punto di arrivo

«Questo è il punto di arrivo dopo mesi e mesi di lavoro – ha detto Gaudio all’Agenzia Dire – Tutto il sistema universitario del Lazio si e’ messo insieme per mettere in piedi questa opportunità resa possibile anche grazie alla Regione Lazio. Di questo sono molto lieto, fare sistema e creare sinergia con la Regione è una direttrice fondamentale per il futuro dei giovani del territorio».

 

«Finalmente parte il distretto tecnologico della Cultura – ha aggiunto il vicepresidente della Giunta Regionale del Lazio Massimiliano Smeriglio – oltre 41 milioni investiti per la ricerca, formazione e impresa. Investiamo immediatamente 6 milioni che significano 800 ricercatori e 400 assegnisti. Persone in carne e ossa giovani, che grazie a questa scelta vengono messe nelle condizioni di poter fare il loro lavoro».

Tutto questo riguarda questo inoltre «riguarda un rapporto virtuoso con il territorio perche’ intende tutelare le aree soggette a rischi sismici e alla conservazione e valorizzazione dei beni culturali».

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