Nove milioni di euro in arrivo su Castrocielo. Una mini centrale idroelettrica che produrrà energia dall’acqua che già scorre nella rete irrigua. Nove impianti del Frusinate dichiarati di interesse regionale per la prima volta nella storia. E risorse per la manutenzione cresciute del 17% in un anno. L’arrivo al timone dei Consorzi di Bonifica ciociari del commissario Daniele Pili segna il riavvio di un sistema che sta cambiando.
A tracciare il profilo dei contenuti sono Aurelio Tagliaboschi, direttore dei Consorzi di Bonifica Valle del Liri di Cassino, del Conca di Sora e del A Sud di Anagni ed il direttore generale di ANBI Lazio Andrea Renna. Quello che emerge è un quadro di investimenti concreti: alcuni già finanziati e in fase di progettazione esecutiva, che ridisegnano il profilo operativo e infrastrutturale della bonifica ciociara.
Il progetto di Aquino-Castrocielo-Piedimonte

Il risultato più significativo annunciato da Tagliaboschi riguarda un finanziamento ottenuto a marzo scorso sul Fondo di Investimento 178 del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste — il MASAF. La cifra: 4.191.140 euro. L’oggetto del finanziamento è l’ammodernamento infrastrutturale della rete e dei nodi idraulici per l’impianto irriguo che serve i comuni di Aquino, Castrocielo e Piedimonte San Germano: tre centri del basso Lazio che insistono su un comprensorio agricolo di rilevanza significativa per il territorio ciociaro.
L’intervento non è una semplice manutenzione straordinaria. Prevede l’installazione di sistemi di digitalizzazione e monitoraggio: strumenti che consentono il controllo in tempo reale dei flussi idrici, la rilevazione delle anomalie, la gestione ottimizzata delle risorse. A supporto dell’irrigazione nascerà una mini centrale idroelettrica.
Quest’ultimo elemento è forse quello più innovativo: sfruttando il flusso dell’acqua che già percorre la rete irrigua, la centrale produce energia che viene reimmessa nel sistema, riducendo i costi di esercizio dell’impianto. È il principio dell’efficientamento energetico applicato alla bonifica: un approccio che altrove è già diffuso e che in Ciociaria arriva con questo progetto.
Tempi rapidi grazie alla Regione

«Queste sono le risposte che intendiamo garantire al territorio», ha commentato Tagliaboschi. La velocità con cui il finanziamento è stato ottenuto — «in tempi davvero rapidissimi», sottolinea — è il risultato di una sinergia operativa con l’assessorato regionale all’Agricoltura guidato da Giancarlo Righini: quando le nuove risorse della programmazione ministeriale si sono rese disponibili, il progetto era già pronto per essere inserito nell’elenco degli ammissibili.
È la dimostrazione pratica di quanto avesse ragione il presidente nazionale di Anbi Francesco Vincenzi quando alcuni anni fa invitava gli uffici a predisporre i progetti e tenerli pronti nei cassetti. Pronti per quando fossero stati resi disponibili i finanziamenti. Il caso del Valle del Liri di Cassino ora dimostra ancora una volta cosa significa avere una progettualità strutturata: abbattere i tempi, non aspettare che arrivino i bandi per cominciare a pensare ai progetti, ma avere le carte pronte nei cassetti in modo da poterle calare sui bandi appena arrivano.
I 5 milioni per Capo d’Acqua a Castrocielo

A questo finanziamento ministeriale si aggiunge quello regionale già annunciato dall’assessore Righini nella stessa riunione. Un ulteriore stanziamento da 5 milioni di euro destinati al miglioramento delle condizioni dell’irrigazione sulla Sorgente Capo d’Acqua nel comune di Castrocielo.
La Sorgente Capo d’Acqua è una delle risorse idriche più importanti del comprensorio. Negli ultimi anni aveva subito un progressivo deterioramento delle condizioni di captazione e distribuzione, con effetti negativi sulla capacità irrigua delle aziende agricole della zona. L’intervento regionale — finanziato con risorse proprie della Regione Lazio — mira a ripristinare e potenziare quella capacità, garantendo alle aziende agricole del territorio una fornitura idrica più affidabile e meno esposta alle criticità che i cambiamenti climatici stanno amplificando. Anche il Lazio sta iniziando a fare i conti con siccità estive più intense, distribuzione delle piogge sempre più irregolare, eventi estremi che alternano periodi di secca a precipitazioni concentrate.
Sommando i due finanziamenti principali (il ministeriale da 4,19 milioni e il regionale da 5 milioni) solo sul comprensorio di Castrocielo e dintorni arrivano oltre 9 milioni di euro di investimenti pubblici in infrastrutture idriche. Un dato che dà la misura di quanto stia cambiando l’attenzione istituzionale verso un settore che per decenni è stato considerato marginale.
Le manutenzioni: le risorse crescono del 17%

Accanto ai grandi investimenti infrastrutturali, il quadro dei finanziamenti per le manutenzioni ordinarie racconta un’altra storia di crescita.
Per il 2026, grazie alla Convenzione sottoscritta da Regione Lazio, Provincia di Frosinone e Consorzi, le risorse disponibili per la manutenzione idraulica in Ciociaria superano i 3 milioni e 300 mila euro. Nella precedente programmazione erano poco più di 2 milioni e 805 mila euro. La crescita è di circa il 17%: un salto significativo in un settore dove le risorse ordinarie determinano la capacità di tenere in efficienza la rete idraulica giorno per giorno.
La manutenzione ordinaria è la parte meno visibile del lavoro dei Consorzi. Nessuno fa titoli sui fossi puliti o sugli alvei risagomati: ma è quella che fa la differenza quando arriva un evento meteorologico intenso. Un canale ostruito può trasformare un temporale in un’alluvione. Una cunetta non mantenuta può diventare il punto di rottura che alaga una strada comunale o minaccia un edificio. Le 3,3 milioni disponibili per il 2026 finanzieranno esattamente questo lavoro capillare, invisibile e indispensabile. «Risorse importanti che aiutano a predisporre una programmazione migliore e un servizio ancor più virtuoso per il territorio», ha commentato Tagliaboschi.
Gli impianti irrigui diventano di interesse regionale

C’è però un elemento emerso dalla riunione che ha una portata simbolica e pratica che va oltre i singoli finanziamenti. Lo ha illustrato il direttore di ANBI Lazio Andrea Renna, a margine della discussione sulla Convenzione firmata con tutte le province laziali. Inclusa, per la prima volta nella storia, la Città Metropolitana di Roma.
L’assessore Righini ha accolto una proposta formulata da ANBI Lazio inserendo nella Convenzione l’elenco degli impianti irrigui dichiarati di interesse regionale. Si tratta di un riconoscimento formale che ha conseguenze pratiche concrete: gli impianti inclusi nell’elenco godono di una tutela aggiuntiva, di una priorità nella programmazione degli interventi e di un’attenzione istituzionale che fino a oggi non era garantita.
Per i Consorzi del Frusinate, l’elenco degli impianti riconosciuti di interesse regionale comprende:
- Per il Consorzio Valle del Liri di Cassino: gli impianti Forma Quesa, Liri e Gari e Cassino e Sant’Apollinare.
- Per il Consorzio A Sud di Anagni: l’impianto Tufano.
- Per il Consorzio Conca di Sora: gli impianti Maltauro, Valcatoio, Valfrancesca, S.Altissimo e Muto.
Nove impianti in totale — una rete irrigua che serve un territorio vasto e agricolmente rilevante, dalla Valle del Liri al comprensorio di Anagni fino all’area di Sora.
La decisione strategica

«Si tratta di una novità importante, attesa e strategica», ha sottolineato Renna. «Al di là delle economie garantite, rappresenta un segnale di rispetto e una novità epocale che garantisce ulteriore dignità alle strutture laziali in termini di attenzione e considerazione, in un momento in cui anche a causa dei cambiamenti climatici l’attività dei Consorzi di Bonifica è sempre più importante sia per la salvaguardia idrogeologica che per garantire la risorsa irrigua».
Il riconoscimento di interesse regionale non è una targa da appendere alla parete. Significa che quegli impianti, la loro manutenzione, il loro potenziamento, la loro efficienza, entrano nella programmazione regionale con un peso specifico che prima non avevano. Significa che quando si distribuiscono le risorse, quei nove impianti hanno un titolo formale per stare nella lista delle priorità.
Il commissario Pili e la sfida della progettualità

Di fronte a questo quadro di investimenti e riconoscimenti, il neo-commissario Daniele Pili e il sub-commissario Riccardo Del Brocco hanno assunto un impegno preciso: non solo gestire quello che c’è, ma cercare risorse nuove e rendere ancora più efficiente il sistema.
Pili conosce il settore dall’interno. Viene da Coldiretti Latina, ha gestito strutture simili, ha familiarità con i meccanismi dei finanziamenti agricoli e della progettazione tecnica. Del Brocco conosce il territorio: ex assessore all’Ambiente di Ceccano, ha una rete di relazioni con i comuni e le istituzioni locali che sarà preziosa per intercettare le esigenze del territorio e trasformarle in progettualità.
La combinazione è quella che Giancarlo Righini ha voluto esplicitamente: uno sguardo esterno per garantire indipendenza dalle dinamiche locali, una conoscenza interna per non perdere il filo con il territorio. Come ha detto l’assessore nella riunione di insediamento, Del Brocco «conosce il territorio come le sue tasche, conosce anche i vizi e i vezzi».
La sfida che li attende è quella di portare i tre consorzi alla fusione entro il 2027, restituendoli a una gestione elettiva ordinaria, con un livello di progettualità e di capacità di intercettazione delle risorse che sia almeno pari a quello dimostrato in questi mesi.
Il quadro complessivo

Sommando tutti gli elementi emersi dalla riunione di insediamento, il quadro che si delinea per i Consorzi di Bonifica della provincia di Frosinone è quello di enti in profonda trasformazione: non solo sul piano della governance, ma su quello della missione, della capacità progettuale e della dotazione finanziaria.
Dai 2,8 milioni di manutenzioni del passato ai 3,3 milioni del 2026. Dai progetti che aspettavano i bandi ai progetti che anticipano i bandi. Dagli impianti non riconosciuti agli impianti dichiarati di interesse regionale. Dalla gestione dell’acqua come risorsa agricola alla gestione dell’acqua come infrastruttura strategica per la lotta ai cambiamenti climatici.
È una trasformazione che richiede tempo, risorse e competenze. Quelle risorse ora ci sono: i numeri lo dimostrano. Le competenze anche. Lo dimostra la capacità di ottenere finanziamenti in tempi rapidissimi su bandi competitivi. Il tempo è quello che il commissario Pili ha a disposizione fino al 2027.
È una corsa contro l’orologio. Ma la direzione è tracciata.








