Covid sull’economia: rilancia Latina e affossa Frosinone

Uno scenario da catastrofe, un’altro da paradiso. Il Covid rischia di massacrare l’economia della provincia di Frosinone e rilanciare quella della provincia di Latina. A delineare i due scenari è l’analisi realizzata da Cerved per Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani. Cerved Group S.p.A. è una delle principali agenzie italiane di informazioni commerciali. In pratica ‘pesa’ le aziende: valuta la loro solvibilità ed il loro merito creditizio. Monitora e gestisce il rischio di credito, cioè dice se possiamo fidarci o meno di un’impresa.

Per realizzare questa ricerca ha monitorato l’andamento di oltre 1.600 settori produttivi e circa 730.000 imprese in Italia. Così ha quantificato l’impatto del Covid19 sul tessuto produttivo delle 93 città medie italiane. Lo ha fatto in base a due scenari: uno soft, ipotizzando una graduale e costante ripresa dell’economia dal secondo semestre 2020. Poi ha fatto la stessa analisi ipotizzando invece uno scenario hard, di persistenza della situazione di emergenza.

Dove colpisce il Covid

Cerved ha analizzato circa 730mila imprese Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Potenza, Chieti e Campobasso sono le città medie italiane che in termini percentuali potrebbero risentire maggiormente delle conseguenze della pandemia da Covid19. Questo a causa della sofferenza di settori fondamentali nella loro economia come l’automotive.

Al contrario, Latina, Imperia e Parma beneficeranno del buon andamento di settori cosiddetti anticiclici, quali il farmaceutico e l’agroalimentare. Che sono meno penalizzati dalla congiuntura. Anzi, vengono innescati dalla fase di crisi sanitaria

In cifra assoluta, a registrare le perdite di fatturato più consistenti saranno Brescia, Verona e Bergamo. Città-zone soggette a grossi contraccolpi anche sotto il profilo dei posti di lavoro, mentre Prato e altre città toscane soffriranno la forte incidenza di imprese in crisi di liquidità.

Secondo Cerved dunque lo shock economico generato dal Covid19 «produrrà un impatto molto significativo sui sistemi produttivi delle città medie italiane». Città che rappresentano una fetta importante del Pil nazionale. Soprattutto in virtù della forte diffusione territoriale di poli industriali e distretti manifatturieri.

Soft e hard, in mezzo la forbice buia

Contraccolpi anche occupazionali per le città su cui Covid incide di più economicamente Foto © Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

Gli effetti saranno consistenti un po’ dovunque, con perdite di fatturato nel biennio 2020-’21 tra i 262 e i 344 miliardi di euro (circa la metà del totale nazionale). A seconda dello lo scenario.

Quest’anno la contrazione sarebbe dell’11,9% nello scenario soft, con un rimbalzo nel 2021 del 10,5%. Rimbalzo che non riporterebbe però al livello del 2019 (-2,7%).

In quello hard, la caduta dei ricavi sarebbe maggiore (-16,9%). Inoltre si concluderebbe con un gap più ampio rispetto al 2019 (-3,9%).

Tuttavia, l’impatto varierà notevolmente in base alla ‘specializzazione’ dell’economia locale.

Il 34,9% del fatturato infatti si concentra in settori in cui l’impatto del Covid19 è particolarmente severo, con cali superiori al 25%. Mentre i settori anticiclici incidono solo per il 13%.

Frosinone tra le più colpite

L’automotive è settore destinato a pagare prezzo altissimo a Covid

Frosinone è tra i territori con maggiore presenza di imprese fortemente colpite dalla pandemia.

È nell’elenco insieme a Potenza (56,5% del fatturato), Chieti (56%) e Campobasso (54,7%). Lì dove pesa l’automotive. Ma anche Biella (55,7%), Prato (53%), Massa Carrara (52,9%), Brescia (48%), Modena (47,4%) e Terni (46,3%).

Il peso calcolato su Frosinone è del 48,5%. (Leggi qui Covid, Roma sorvegliata speciale. E anche Frosinone).

Croce ciociara, delizia pontina

La maggior parte del fatturato italiano è concentrato dove Covid aggredisce di più Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Sul versante opposto, tra le città che evidenziano le quote più alte nei settori anticiclici troviamo Latina (37,8%) grazie al Farmaceutico ed all’Agroalimentare. Poi Imperia (30,3%), forte dell’industria olearia e della distribuzione alimentare moderna. Enna (26,8%), Nuoro (26,1%), Parma (23,5%), Benevento (22,9%), Brindisi (22,8%), Matera (21,3%), Perugia (21%) e Trapani (20.9%).

Considerando lo scenario soft, le 10 città che in percentuale quest’anno dovrebbero registrare le perdite maggiori sono dunque Chieti (-16,1%), Potenza (-15,9%), Campobasso (-15,8%), Pesaro Urbino (-15%), Aosta (-14,5%), Brescia e Arezzo (-14,3%), Livorno (-14,2%), Lecco (-14,1%) e Udine.

Questo mentre in cifra assoluta le città in maggiore sofferenza saranno Brescia, Verona, Bergamo, Vicenza, Treviso, Modena, Padova, Monza e Brianza, Varese e Reggio Emilia.

Al contrario, le 10 città meno colpite in termini percentuali risulterebbero Latina (-5%), Oristano (-7,6%), Parma (-8,4%), Imperia (-8,5%), Ragusa (-8,7%), Enna (-8,8%), Barletta Andria (-8,9%), Nuoro (-9%), Ascoli Piceno (-9,1%) e Rieti (-9,3%).

L’altra chiave: l’occupazione

L’elicotteristica è uno dei settori traino della provincia di Frosinone Foto © Stefano Scarpiello / Imagoeconomica

Un’altra chiave di lettura riguarda la ricaduta sull’occupazione. Questo visto che sono oltre 2 milioni in Italia i lavoratori impiegati nei settori più impattati dal Covid. In questo caso sono Brescia e Modena le città che in percentuale rischiano di perdere il maggior numero di posti di lavoro. (nei segmenti più in crisi hanno rispettivamente il 43,1% e il 40,3% degli occupati). Città seguite da Reggio Emilia (40%), Vicenza (39,1%), Bergamo (37,8%), Salerno (36,5%), Verona (34,8%), Padova (32), Monza e Brianza (28,2%) e Parma (23,9%).

In termini assoluti, invece, le prime tre sono Brescia (98.000 lavoratori a rischio), Bergamo (92.000) e Vicenza (76.500). Se poi si considerano le circa 110.000 imprese entrate in crisi di liquidità nel corso del 2020 (il 30% del totale) si vede che la regione percentualmente più colpita dal fenomeno è la Toscana. Ben 5 città toscane infatti hanno quote di imprese in sofferenza. Quote che vanno dal 35% di Prato al 32,7% di Grosseto, passando per Siena (34%), Pistoia (33%) e Livorno (32,8%).

Le altre città nella stessa situazione sono Rimini (34,6%), Gorizia (32,8%), Brindisi e Verona (32,7%), Pordenone (32,4%).