
La sfida europea alla Cina l’avevano annunciata un mese fa. A Roma avevano fatto sapere che c’era una risposta italiana al controllo cinese di quasi tutti i giacimenti di terre rare. Elementi fondamentali nel mondo tecnologico di oggi: senza di loro è impossibile fare una risonanza magnetica, scannerizzare un documento, immagazzinare energia.
Ora quel progetto ha preso forma: attraverso Itelyum ed il suo storico stabilimento di Ceccano. Qui oggi è stato presentato il primo impianto in Europa per ricavare Praseodimio, Neodimio e Disprosio senza scavare. Ma lavorando hard disk e motori elettrici a fine vita. (Leggi qui: Terre rare, la sfida europea alla Cina passa per Ceccano).
Il taglio del nastro
Due mesi dopo quell’annuncio è stato inaugurato oggi l’impianto pilota che punta a riportare l’Italia in condizioni di sicurezza. Senza dover più bussare tra poco né alle porte della Russia né a quelle della Cina: i principali esportatori di terre rare.
L’impianto Itelyum Regeneration di Ceccano è in grado di trattare più di 2mila tonnellate all’anno di magneti permanenti. Sono materiali ampiamente utilizzati nella produzione degli hard disk dei computer, nei meccanismi dei motori elettrici ed hybrid. Fino ad oggi venivano buttati nelle discariche per i materiali elettronici: adesso la nuova economia circolare è capace di riciclarli e recuperare quei metalli.
Ma quante sono 2mila tonnellate? È una quantità dalla quale è possibile ricavare terre rare sufficienti al funzionamento di 1 milione di hard disk e lap top e 10 milioni di magneti permanenti per applicazioni varie nell’automotive elettrico.
La macchina crea, la macchina smonta
Quasi tutto automatizzato, in condizioni di sicurezza: le macchine assemblano e le macchine ora smontano. Gli umani si limitano a guardare, controllare, governare i processi.
Come sarà possibile? Grazie a un processo idrometallurgico, sviluppato e brevettato dall’Università degli Studi dell’Aquila. Prevede una pulitura a basso impatto ambientale delle Terre Rare, attraverso soluzioni acide organiche. E siccome Itelyum rigenera tutto il possibile: quelle soluzioni sono riutilizzabili. Fino a cinque volte.
L’impianto rientra nel progetto europeo New-Re, sostenuto da Eit RawMaterials, con cui migliorare la circolarità delle Terre Rare a livello europeo, garantendo una maggiore sostenibilità economica e ambientale della filiera.
I top player
Il programma triennale (2022-2024) è sviluppato da un Consorzio coordinato da Erion e formato da altri sette partner: Itelyum, Osai, Ku Leuven, Treee, Smart Waste Engineering, Glob Eco e Università degli Studi de L’Aquila. Chi sono? EIT Raw Materials è il più grande consorzio nel settore delle materie prime a livello mondiale. Invece Erion è il sistema multi-consortile no profit per la gestione di differenti tipologie di rifiuti e la valorizzazione delle materie prime seconde (sono le materie prime ricavate da ciò che è stat buttato).
C’è poi Glob Eco, azienda con pluriennale esperienza nella raccolta e nel trattamento di RAEE; Università degli studi dell’Aquila, che ha sviluppato, brevettato e ottimizzerà la tecnologia idrometallurgica.
L’opportunità cruciale
“La sfida strategica del recupero delle Terre Rare – ha spiegato l’amministratore delegato di Itelyum, Marco Codognola – rappresenta un’opportunità cruciale per l’Italia e l’Europa nella transizione ecologica. Il riciclo delle Terre Rare, attraverso pratiche come l’urban mining e l’idrometallurgia, può ridurre la vulnerabilità geopolitica, limitare l’impatto ambientale e favorire l’indipendenza economica”.
Ceccano da oggi è in prima linea in questa sfida. “Per centrare gli obiettivi del Critical Raw Materials Act dell’Unione Europea le aziende innovative saranno centrali, favorendo l’indipendenza dell’Europa dalle importazioni e la nascita di un’industria del riciclo competitiva a livello globale. L’Italia, con il suo tessuto industriale dinamico e innovativo, può giocare un ruolo di primo piano in questo processo, contribuendo a costruire una filiera europea delle Terre Rare e rafforzando la propria leadership nella transizione ecologica”.



