C’è un’industria che ha sconfitto il Covid. Ma non basta

Il Covid ha trasformato l’industria ciociara. Non l’ha solo aggredita, fermata e messa letto durante il lockdown, mandato al camposanto i più deboli. L’ha costretta a sviluppare gli anticorpi: riorganizzarsi, rivoluzionare la supply chain cioè la catena di rifornimento per evitare che una fabbrica dovesse stare ferma perché dall’altra parte del mondo non fabbricavano i componenti da montare qui; ristrutturare la produzione esaltando alcune eccellenze. E molte di queste si trovano in provincia di Frosinone.

Il settore Plastico e quello Chimico – Farmaceutico hanno saputo reagire e lo hanno fatto in fretta. Ora bisogna «consolidare il presente e progettare il futuro dopo che la Pandemia ha cambiato il modo di pensare e di agire di tutti noi». È l’obiettivo del Segretario provinciale Ficltem Cgil, Sandro Chiarlitti.

Gli anticorpi dell’industria 

La Thermo Fisher

Spiega il sindacalista: “Il settore chimico-farmaceutico ha avuto una fase di espansione mai vista. Mi vengono in mente gli investimenti di Thermo Fisher che pur non producendo vaccini ma molti farmaci salvavita, in poco tempo è arrivata da 800 addetti a 1080 addetti con la prospettiva di arrivare a 1200 entro due anni. Una crescita esponenziale di rilievo che colloca l’azienda di Ferentino tra le migliori al mondo nel proprio campo“.

Ma non solo. Ci sono stati investimenti massicci. fatti non per caso ma perché in provincia di Frosinone c’è una caratteristica importante: il saper fare, la capacità di lavorare, la voglia di farlo.

«Un esempio è la Biomedica Foscama di Ferentino che è arrivata a circa 120 addetti dagli iniziali 70 previsti dopo l’acquisizione del sito. Ha investito ben 25 milioni ed entro il 2022 attende il via libera dell’AIFA per produrre vaccini in tutto il mondo. Catalent ad Anagni è ormai vicina ai 1000 addetti ed ha avviato la realizzazione di reattori per produrre tutti i vaccini. Sanofi  sta lavorando sul revamping ed entro il 2022 riprenderà circa 50 addetti attualmente non confermati».

Non solo medicine

La Henkel

Non c’è solo il Farmaceutico. C’è anche il Chimico ed uno dei capisaldi dagli anni del Boom Economico italiano è la Henkel di Ferentino. «Si è specializzata – ha aggiunto Chiarlitti – nella produzione di detersivi sia liquidi che granulari ed entro il 2022 assumerà altre 30 persone. Un settore in continua ascesa».

Ha resistito e messo radici salde anche il nuovo comparto della Ceramica. «Voglio poi ricordare il successo a livello mondiale della Saxa Gres di Anagni ormai uno dei punti di riferimento internazionali per la ceramica, insieme alla Grestone di Roccasecca“.

Chiarlitti mette poi in risalto i segnali di ripresa importanti anche per la Marangoni di Ferentino dove è vero che sono stati prorogati i contratti di solidarietà fino a luglio, ma lo stabilimento sta dimostrando di poter ambire ad un futuro roseo. Quale, resta da vedere.

Corrente e plastica

Ma non mancano le criticità legate soprattutto al mondo della componentistica auto legata allo stabilimento Stellantis di Cassino Plant. «Siamo arrivati al paradosso che mancano le materie prime. Ma il vero problema sarà quello dell’esplosione dei costi. Penso soprattutto al costo della plastica e dell’alluminio che è notevolmente aumentato oltre a quello dell’energia e del gas» sottolinea Chiarlitti.

La portacontainer Ever Given (Foto Kees Torn)

Ci sono poi altri prezzi schizzati in alto. E che nessuno avrebbe immaginato. Anche loro contribuiscono a determinare il costo di produzione dei nostri beni. «C’è il costo di un container che passa dalla Cina in Italia è salito in poco tempo da 1700 a 18.000 euro. Stellantis sta indebolendo gli investimenti ed il ritardo nell’avvio della produzione di Maserati Grecale che è stato rinviato alla primavera potrebbe portare alla perdita di altri posti».

Altro grosso problema è quello che ci sono prospettivi limitate sui semicondiuttori. «Ormai sono quasi esauriti. Non si trovano I chip che invece di essere usati per le nuove tecnologie nella Pandemia sono stati usati per i computer e tutte le operazioni ad esso legate“.

Filiera e formazione

Come se ne esce. Con altri anticorpi. Cioè, il nostro sistema industriale deve rafforzarsi. La ricetta di Sandro Chiarlitti dice che può farlo «creando nel nostro territorio una filiera di produzione in modo da ridurre il meno possibile le importazioni dall’esterno. E questo non per una vecchia forma di protezionismo ma semplicemente per superare il problema della Supply Chain troppo lunga, se accade qualcosa a dieci fusi orari da Piedimonte San Germano lo stabilimento rischia di fermarsi perché non ha i componenti da assemblare».

Foto: Imagoeconomica

Ma è solo un primo farmaco. ne servono altri. «Serve formare il personale e mettere al centro la tecnologia. Le nostre aziende soprattutto le farmaceutiche devono essere in grado di interagire con tutto il Mondo e non solo con i Paesi europei. Fondere le nostre esperienze con quelle di coloro che sono più bravi di noi».

I recenti casi Saxa Gres e Grestone dimostrano che il lavoratore ed il territorio sono elementi centrali. La fabbrica è elemento dentrale. «La nostra terra può essere protagonista del cambiamento ma dobbiamo mettere al centro i bisogni delle persone  ed attrarre investimenti. Non è possibile che i collegamenti con l’Abruzzo e Latina siano carenti. Bisogna creare infrastrutture al passo con i tempi perchè ormai non ci si può limitare a mantenere il proprio orticello ma la visione è globale».

Il ruolo del sindacato

Il sindacato deve avere un ruolo. Che non è più quello degli anni Settanta e nemmeno degli anni Novanta. C’è un mondo industriale nuovo ed occorre un sindacato all’altezza. «Il sindacato può essere protagonista del cambiamento  stando vicino alle persone e dando risposte immediate e concrete. Con i fondi del PNNR dobbiamo essere bravi a costruire progetti che facciano emergere le qualità delle nostre aziende mettendole in competizione con il mondo con il quale interagire».

(Foto: Elevate / Pexels)

Il sindacato del Ventunesimo Secolo parla di sviluppo della fabbrica. Senza dimenticare la sicurezza ed il benessere del lavoratore. «Le aziende devono essere in grado di dare assistenza, competenze e prodotti a livello globale».

Ci sono numeri che possono tratte in inganni ed ai quali stare molto attenti. «Non è possibile che in Ciociaria il settore che abbia avuto la maggiore crescita negli ultimi due anni sia quello della Logistica con il 30% di aumento con il polo di Anagni sugli scudi. Abbiamo delle eccellenze da salvaguardare e crescere affinché lo sviluppo sia a livello internazionale».