Un Congresso che parla al territorio
L’elezione di Gennaro D’Avino alla guida della UILM di Frosinone non è un fatto interno al sindacato. È il segnale che, in una provincia dove l’industria arretra e l’automotive vacilla, il conflitto sociale torna a essere una variabile decisiva della politica territoriale.
Il XVIII Congresso si è chiuso con la sua elezione e la definizione del nuovo Gruppo dirigente. Con parole solenni e con un documento che rivendica la necessità di “guidare il cambiamento”. Formula che può suonare rituale, se non fosse che il cambiamento – nel frusinate – ha assunto le sembianze di una crisi strutturale. A nord della provincia resistono realtà competitive; a sud, attorno a Cassino, l’automotive vive un’agonia lenta, fatta di cassa integrazione, appalti non rinnovati, licenziamenti annunciati.
Palombella, Cassino è nelle condizioni peggiori

È qui che l’intervento del segretario nazionale Rocco Palombella ha spostato l’asse del Congresso dalla retorica all’urgenza. Lo stabilimento Stellantis di Cassino, ha detto senza infingimenti, è “quello nelle condizioni peggiori e più preoccupanti d’Italia”. Quattro giorni di lavoro a gennaio non sono una statistica: sono il segnale di una tragedia già in atto. Significano che il territorio è diventato il punto più fragile della filiera automobilistica nazionale.
Palombella ha messo in fila le responsabilità: una transizione elettrica “non governata”, modelli ibridi che non arrivano, investimenti rinviati al 2028, produzioni spostate altrove. Ma ha anche indicato il cuore del problema: senza il rilancio di Cassino non c’è rilancio dell’auto italiana. È una tesi forte, quasi provocatoria, che assegna a Frosinone un ruolo strategico nella partita industriale nazionale.
Il fatto è che le parole pronunciate nei giorni scorsi dal Ceo Stellantis Antonio Filosa non sono fatte per sognare. Con il coraggio del realismo ha messo a nudo la vera situazione industriale. Imponendo la chiusura delle casse: niente dividendi ai soci, i soldi resteranno sui conti per garantire la solidità della ripresa industriale. Ma non è detto che ci sia spazio per tutti gli attuali stabilimenti del Gruppo. E in quel caso, Cassino è già sull’orlo del baratro.
Tra difesa dell’occupazione e strategia industriale

Con altrettanto realismo ha parlato Francesco Giangrande, l’uomo che ha scolpito il nome della Uilm nella storia dell’automotive Cassinate. Entrò nello stabilimento Fiat ai tempi in cui gli addetti erano 12mila ed a Piedimonte si producevano le 126, schivò le attenzioni delle Brigate Rosse, fu uno dei due sindacalisti che trovarono per primi il volantino di rivendicazione dell’assassinio del maggiore De Rosa comandante della Sorveglianza interna.
Giangrande ha visto l’Automotive nascere e declinare: non si è mai inchinato all’industria né agli industriali, non si è mai piegato ai brigatisti né alle convenienze. È tra quelli che disse si al piano di Marchionne. E dall’alto di questa esperienza ha detto che Cassino deve resistere: che la sua forza sta nelle sue maestranze. Per questo è un errore tagliare centinaia di posti rinunciando all’esperienza di lavoratori capaci di gestire la produzione e farla con qualità.
L’elezione

In questo quadro, l’elezione di Gennaro D’Avino assume un significato preciso. Non è soltanto il riconoscimento di un percorso interno alla Uilm; è la scelta di un dirigente cresciuto nel mito di Giangrande e chiamato ora a tenere insieme due fronti: la difesa immediata dell’occupazione e la battaglia più ampia sulle politiche industriali.
Ad affiancare il Segretario Generale Provinciale Uilm saranno i Segretari Provinciali Ornella Marotta, Dayana Pede, Ferdinando Reale e Mauro Forlini. Una squadra che dovrà muoversi in un contesto nel quale la contrattazione non è più solo materia tecnica ma strumento di sopravvivenza collettiva.
Il documento congressuale

Il documento congressuale dedica ampio spazio alla contrattazione nazionale, al rinnovo del CCNL Federmeccanica-Assistal, alla campagna “Zero morti sul lavoro”. Ma il nodo vero resta uno: come trasformare la denuncia in potere contrattuale. La UILM di Frosinone non può limitarsi a fotografare la crisi; deve costringere azienda e istituzioni a uscire dall’ambiguità.
Perché, come ha sintetizzato Rocco Palombella, “o si cambia o si muore”. Non è uno slogan. È la fotografia di un territorio che ha contribuito al Made in Italy e che ora chiede di non essere lasciato indietro.
Gennaro D’Avino eredita dunque un sindacato consapevole della propria centralità e insieme della propria fragilità. Se riuscirà a tradurre l’allarme in proposta e la proposta in mobilitazione, la sua elezione sarà ricordata non come un semplice avvicendamento, ma come l’inizio di una nuova fase. In caso contrario, resterà un Congresso ben riuscito in un’epoca che chiede molto di più delle buone intenzioni.








