La rivoluzione parte dai territori. Da anni il sistema bancario italiano racconta una storia lineare: meno sportelli, più app; meno impiegati allo sportello, più algoritmi nel back-office. È la traiettoria che, numeri alla mano, ha ridisegnato il paesaggio finanziario del Paese in poco più di un decennio. A Frosinone, la Banca Popolare del Frusinate ha scelto di raccontare la stessa storia al contrario: ha aperto uno sportello nuovo, a poche decine di metri dalla sede storica di piazzale De Matthaeis.
Più del dove in questa storia conta il cosa: il dettaglio centrale non è che lo abbia aperto. È che cosa ci ha messo dentro. Nella nuova sede di via Maria troveranno posto gli uffici di MeglioBanca, la piattaforma online del gruppo, insieme a un reparto dedicato alla cessione del quinto e a uno sportello di consulenza finanziaria e assicurativa.
È un paradosso solo apparente. Se altrove le banche digitali nascono per fare a meno delle mura, BPF ha scelto di costruire delle mura apposta per la propria costola digitale — quasi a voler dire che l’online, da queste parti, non sostituisce il rapporto personale: lo affianca. E per funzionare ha bisogno comunque di una porta a cui bussare.
Il rito, prima del taglio del nastro

A inaugurare la sede sono intervenuti il presidente Fabio Sbianchi, il direttore generale Domenico Astolfi, i membri del Consiglio di amministrazione e i dipendenti della BpF.
La benedizione dei nuovi locali è stata affidata al vicario della Diocesi don Angelo Conti ed a padre Alberto Coratti, direttore della biblioteca dell’Abbazia di Casamari. In una città dove il credito popolare affonda le radici in una tradizione mutualistica ottocentesca, la presenza della Chiesa accanto al taglio del nastro è la dimostrazione plastica di una continuità che la Banca ha tutto l’interesse a rivendicare, proprio mentre si apre alla clientela digitale.
Presente anche il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, a certificare che l’operazione riguarda la città prima ancora che il bilancio.
Due velocità, la stessa insegna

Nei discorsi che hanno accompagnato l’apertura, il percorso di crescita della Banca è stato il filo conduttore: Astolfi ne ha ripercorso le tappe, Sbianchi ha richiamato il senso di appartenenza che tiene insieme dipendenti e correntisti, Mastrangeli ha insistito sul valore del contatto diretto con il territorio. Tre accenti diversi sulla stessa nota: BPF prova a tenere insieme due velocità che, altrove, il mercato bancario ha spesso trattato come alternative: la rapidità impersonale del digitale e la lentezza, apparente, della relazione umana.
A via Maria convivranno entrambe sotto lo stesso tetto: da un lato gli uffici della banca online, dall’altro i professionisti a disposizione per la cessione del quinto, le polizze, la previdenza, le scelte che accompagnano le famiglie nelle fasi più delicate della vita.
Il paradosso, in fondo, è solo apparente

Le grandi banche nazionali chiudono sportelli per tagliare costi e spostare i clienti sul digitale. BPF apre uno sportello per dare al proprio digitale un indirizzo fisico, un vicario che lo benedica, un sindaco che lo saluti.
Sono due strategie opposte solo se si guarda al numero delle filiali. Se si guarda a chi resta, e a chi se ne va, la differenza è un’altra: chi presidia il territorio, in un mercato che tende a spopolarlo, scommette che la prossimità, quella vera, fatta di indirizzi e non solo di app, sia ancora un vantaggio competitivo, non un costo da ammortizzare.








