Bankitalia fa la radiografia all’economia del Lazio

Rischiano di essere fuffa: superati prima ancora di essere pubblicati, nonostante siano stati sviluppati all’autorevolissimo ufficio studi di Bankitalia. I dati sull’economia del Lazio nel 2021 fotografano una Regione che lotta per tornare alle posizioni occupate prima dell’ondata di Covid e del lockdown. Ma nel frattempo lo scenario è cambiato di nuovo: colpa della speculazione sul gas, l’impennata sui costi dell’energia, il colpo che non ci voleva proprio sul nostro comparto manifatturiero.

Bankitalia, in recupero ma lento

Foto: Imagoeconomica / Carlo Carino

I numeri del secondo trimestre 2021 erano stati anticipati da Nicola Zingaretti intervenendo alla Due Giorni di Fiuggi organizzata alle Terme. Un segnale di ripresa per il Paese: lì il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri aveva annunciato l’imminente fine dell’obbligo d’indossare le mascherine; da lì il ministro Renato Brunetta aveva snocciolato dati da ripresa spinta, roba che non si vedeva dagli anni del boom economico.

A distanza di un anno scopriamo che quel trend nel 2021 è proseguito, anche se in maniera più lenta. I nuovi numeri di Bankitalia dicono che l’attività economica del Lazio nel 2021 è cresciuta del 6,3%. Tanto o poco? È poco meno del dato nazionale (6,6%). Quando Nicola Zingaretti era andato a Fiuggi con un sorriso largo dall’orecchio sinistro all’orecchio destro c’era appena stato il forte rimbalzo registrato nel secondo trimestre, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che era stato caratterizzato dal lockdown. E poi? Il recupero dell’attività è proseguito a ritmi più contenuti. Nel complesso i livelli di attività rimangono ancora di 3 punti percentuali inferiori a quelli precedenti la pandemia. (Leggi qui i dati dello scorso anno: Il Lazio reagisce meglio al Covid: parola di Bankitalia).

Prospettive minate dai rincari

Foto Geralt © Pixabay

A dirlo è l’Indicatore Trimestrale dell’Economia Regionale (Iter) elaborato in questi giorni dalla Banca d’Italia. Cosa è?

Le statistiche ufficiali sull’attività economica nelle regioni in Italia sono rilasciate una volta l’anno da Bankitalia e con un ritardo di circa un anno rispetto al periodo di riferimento. Cioè: a fine 2021 ti dico com’è andato il 2020. Troppo tardi? Proprio per questo, al fine di anticipare le valutazioni sulla congiuntura territoriale viene elaborato l’Indicatore Trimestrale Iter. L’indice è tempestivo e soprattutto coerente con i dati ufficiali sull’economia a livello nazionale.

Ed i numeri Iter del Lazio dicono che le prospettive economiche per l’anno in corso sono minate dai forti rincari dei prodotti energetici e delle materie prime. Un trend iniziato lo scorso anno e acuitosi con l’insorgere del conflitto in Ucraina.

Su le auto, giù le medicine

Nel 2021 nel Lazio sono aumentate le esportazioni di beni dell’11,5% e di servizi +12,8%. Con la pandemia messa gradualmente sotto controllo c’è stata la ripresa del comparto Automotive praticamente fermo nel 2020; ed il calo fisiologico dell’export di medicinali. Nel dettaglio sono risultati molto positivi i mezzi di trasporto (+24,1%) e prodotti in metallo (+51,9%), mentre ha registrato un calo l’export dei comparti chimico e farmaceutico.

Complessivamente la crescita è proseguita anche nel I trimestre 2022, incassando un +13,2%.

E la crisi ad Est con la guerra in atto alle porte dell’Europa? Evidenziano dall’istituto di via Nazionale, sono trascurabili le esportazioni verso Russia e Ucraina: rappresentano appena l’1% del totale.

Edilizia più forte del Covid

Foto © Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica

Nel 2021 nel Lazio il settore delle Costruzioni ha registrato un’intensa ripresa, con un valore aggiunto pari a +22,5%. Ha superato i livelli pre-pandemia.

Sotto questo aspetto, al di là degli abusi, l’Incentivo del 110% sulle ristrutturazioni ha funzionato. A trainare i comparti sono stati proprio gli incentivi fiscali e gli investimenti pubblici. E questo ha stimolato il forte recupero e la ripresa del mercato immobiliare.

Le compravendite di abitazioni sono cresciute del 35%, tornando ai livelli del 2007. Anche i prezzi sono aumentati del 4,5%.

C’è stata la ripresa dei Servizi nel Lazio. Ha registrato una crescita sostenuta degli investimenti, grazie anche al recupero del Turismo. Nel 2021 infatti i flussi di turisti italiani sono risultati in recupero (presenze +25,1%), ma quelli degli stranieri sono ancora in calo (-29,7%): le restrizioni sui viaggi dall’estero, l’udo delle mascherine sugli aerei, limitano la voglia di fare grandi spostamenti. Quanto all’anno in corso, l’indice Iter dice che nel bimestre marzo-aprile, caratterizzato da diverse festività, c’è stata una forte crescita delle presenza (anche se i livelli sono ancora lontani rispetto al 2019) del 38% per gli italiani e del 66% per gli stranieri.

Più fatturato ma bollette incubo

Foto Riccardo Squillantini © Imagoeconomica

Nel Lazio, nel 2021 il comparto dell’Industria ha segnalato una crescita del fatturato e degli investimenti. Per l’anno in corso, però, Iter registra una minore quota di aziende in cui si prevede un aumento, soprattutto negli investimenti. Tutto a causa dell’incertezza legata al quadro internazionale nel quale pesano gli aumenti dei prezzi energetici e delle materie prime e il conflitto in Ucraina.

Il Lazio è in ritardo sull’energia rinnovabile. Case e fabbriche nel 2019 hanno consumato energia che solo per il 9% proviene da fonti rinnovabili. Nello stesso periodo la media italiana che si attesta al 18%. Il Lazio però ha la maggior parte della sua attività fondata su settori che chiedono poca energia come quello dei Servizi. Qui si consuma energia in rapporto al Pil a livelli inferiori rispetto alla media italiana (50% contro 70%).

È un dato che rallenta l’attrazione degli investimenti nel comparto industriale. Le fonti di energia garantite sul territorio sono un elemento decisivo nelle scelte degli investitori. Stiamo ancora molto dietro con la realizzazione di termovalorizzatori e biodigestori. Per le fabbriche rappresentano una certezza. Perché l’energia che producono non dipende dalle oscillazioni dei prezzi del gas né delle materie prime.

I costi delle imprese, a dicembre 2021, sono risultati in aumento del 4,2% per i rincari di energia e beni intermedi importati. Nel manifatturiero, nella regione c’è stato un impatto maggiore rispetto alla media nazionale: 12% contro 8,4%, a causa del peso del settore petrolchimico.

Occupazione in ripresa

(Foto: ELEVATE / PEXELS)

L’occupazione nel Lazio nel 2021 è risultata in crescita dello 0,3%. Paradosso vuole che non sia una buona notizia: perché è cresciuta molto meno della media nazionale che è pari a +0,8%. I livelli pre-pandemia del 2019 non sono stati ancora recuperati.

Perché sono aumentati di poco i posti di lavoro? Il basso aumento è legato ad una stagnazione nel comparto dei servizi (-0,1%) e al calo dell’1,8% nei settori del Commercio, Alberghi e Ristorazione, a causa dell’andamento negativo del turismo internazionale.

Per l’indagine, a crescere è l’occupazione dei giovani e quella femminile, proseguendo un trend di forte crescita negli ultimi 15 anni rispetto alla media nazionale. Nel 2021 a crescere è stata l’occupazione dipendente (+1,2%), soprattutto quella a tempo determinato. Continua invece a calare l’occupazione autonoma (-3,1%).

Guardando al biennio 2020-2021, l’occupazione a tempo indeterminato è stata sostenuta dal blocco dei licenziamenti, ma con la rimozione della norma è stato registrato un aumento temporaneo e moderato del tasso di licenziamento.

Il tasso di disoccupazione è aumentato, attestandosi al 10%. Anche qui c’è un paradosso: è un dato positivo perché è l’effetto del maggior numero di persone alla ricerca di un lavoro. Significa che c’è mobilità e c’è voglia di trovare occupazione. Infine, la differenza nel tasso di partecipazione tra uomini e donne è ancora elevata rispetto alla media europea, anche se in calo.

Il Pnrr ed il caos rifiuti

Foto Silvere Gerard © Imagoeconomica

Nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza al Lazio sono stati assegnati circa 3,7 miliardi in risorse.

Di questi fondi, 2,8 miliardi principalmente per le missioni ‘Inclusione e coesione‘ e ‘Rivoluzione verde e Transizione ecologica‘, con oltre la metà delle risorse che è stata destinata all’edilizia scolastica, a nuovi bus ecologici, alla riqualificazione urbana e ai piani urbani integrati. Quanto ai restanti 900 milioni, sono destinati per la missione ‘Salute‘, in aggiunta al Fsn per la regione.

In soldoni: dobbiamo fare nuovi impianti per gestire i nostri rifiuti. I soldi ce li hanno dati soprattutto per quello. Il deficit della regione Lazio nell’impiantistica per la raccolta dei rifiuti è elevato più della media nazionale, ma anche di quello del Mezzogiorno. Riguarda tutti i Comuni ed è più elevato per quelli dedicati all’organico. Un dato su tutti: l’intera provincia di Frosinone non ha un solo impianto per trasformare in concime naturale e gas i suoi avanzi di cucina ma li carica sui camion e li fa viaggiare fino in Veneto spendendo un pozzo di soldi.

Nella regione si registra una produzione di rifiuti urbani particolarmente elevata. Non siamo più zozzoni. Semplicemente abbiamo flussi molto alti di turisti e di pendolari. La raccolta differenziata è inferiore alla media, con quella porta a porta che risulta pari ad un terzo rispetto a Milano. In prospettiva, il comune di Roma partecipa ai bandi del Pnrr per la costruzione di 10 nuovi centri di raccolta, due nuovi impianti per la frazione organica e due per la selezione e valorizzazione di carta e plastica. L’incendio di queste ore al Tmb di Malagrotta manderà in crisi il settore nel giro di pochi giorni. Imponendo alla Capitale di accelerare al massimo la costruzione delle nuove strutture. Se non vuole rimanere sepolta sotto le sue immondizie.

Consumiamo di più, spendiamo di più

Foto © Carlo Carino / Imagoeconomica

Nel 2021 nel Lazio sono aumentati i consumi delle famiglie (+6,4%). Il loro reddito disponibile è cresciuto, anche se in percentuale minore. È tornata a ridursi la propensione al risparmio, con ritmi di poco inferiori all’anno precedente (5% a dicembre).

Inoltre, il 5,4% dei nuclei ha beneficiato di misure di sostegno come il Reddito di Cittadinanza o la Pensione di Cittadinanza, oltre che del Reddito di Emergenza per una parte dell’anno. Le imprese, invece, hanno dimezzato nel 2021 il tasso di crescita della liquidità.

Nel 2021 nel Lazio sono risultati in forte crescita i prestiti alle famiglie (+4,3% al 31 dicembre). Facciamo più finanziarie per l’acquisto di prodotti anche se in forma minore rispetto al periodo pre-pandemia. A crescere sono soprattutto sono i prestiti finalizzati all’acquisto di autoveicoli.

Anche i mutui per l’acquisto di casa salgono, +4,7%, seguendo un trend oramai consolidato. Nel dettaglio dei prestiti finalizzati all’acquisto di abitazioni, proseguono da via Nazionale, le famiglie continuano a preferire i mutui a tasso fisso, che rappresentano il 90% delle nuove stipule, per proteggersi dal rischio di rialzi della rata per via dell’aumento dei tassi di interesse. Inoltre, la crescita dei mutui ha interessato soprattutto quelli chiesti dai giovani fino a 34 anni, grazie alla garanzia pubblica per l’acquisto della prima casa.

I prestiti alle imprese

Il logo della Banca Popolare del Cassinate al centro del tavolo del CdA Foto A.S. Photo / Andrea Sellari

Nel 2021 i prestiti alle imprese del Lazio sono tornati ad essere stabili. Lo scorso anno nei primi tre trimestri si era registrato un forte calo alle grandi imprese, recuperato nell’ultimo. Un recupero legato al termine di operazioni straordinarie di poche ma importanti aziende.

I prestiti alle piccole imprese, invece, hanno continuato il loro percorso di crescita, anche se in misura inferiore rispetto al 2020. Complessivamente i prestiti si sono stabilizzati per effetto della ripresa di quelli alle grandi imprese e della riduzione di quelli alle piccole.

La qualità del credito nel 2021 erogato dagli istituti nel Lazio è lievemente peggiorata. Significa che più persone hanno avuto difficoltà a restituire i soldi ricevuti. Questo anche grazie alle misure di sostegno governative e alla flessibilità concessa nella classificazione dei finanziamenti. Il tasso di deterioramento è lievemente aumentato per le imprese, così come la quota di prestiti in bonis classificati in stadio 2.

Il rapporto Bankitalia evidenzia però come la qualità del credito rimanga molto elevata, con un tasso di deterioramento che rimane sempre su livelli bassi. In prospettiva, continua Bankitalia, la qualità dei prestiti al settore produttivo potrebbe risentire dell’aumento dei prezzi dei beni energetici; alla fine del 2021 alle aziende operanti in settori ad alta intensità energetica era ascrivibile, in regione, una quota di finanziamenti nettamente superiore a quella media nazionale, soprattutto per il peso del settore petrolchimico.