
Un’ironia precisa nel calendario. Il 1° e il 2 luglio, mentre mezza Italia cuoce sotto il ciclone africano e i livelli dei laghi scendono di centimetro in centimetro, i Consorzi di Bonifica nazionali si riuniscono a Roma per l’assemblea annuale di ANBI. Il tema scelto «L’acqua è strategia: il modello italiano per la sicurezza, la crescita e la pace» sembrava profetico anche prima che l’estate iniziasse a fare sul serio. Ora suona come una diagnosi urgente.
ANBI Lazio sarà presente con tutta la sua rappresentanza istituzionale.
I numeri che Anbi Lazio porta in aula
Prima ancora del programma dei lavori, ci sono i dati. Il lago di Albano ha perso 20 centimetri in poco più di tre mesi: dal 15 marzo a oggi, una discesa quasi ininterrotta, salvo una breve ripresa a fine maggio. In un anno il calo è di 38 centimetri. In due anni, 64. Il lago di Nemi segue la stessa traiettoria: nei giorni scorsi entrambi hanno perso ulteriori 2 centimetri.
Non sono variazioni stagionali fisiologiche. Sono segnali di un equilibrio idrologico che si sta modificando in modo strutturale. Proprio nei giorni scorsi, ad Ariccia, il confronto promosso da AUBAC l’Autorità di Bacino dell’Appenino Centrale (l’ente pubblico responsabile della programmazione e della pianificazione territoriale per la gestione del rischio idrogeologico, la gestione e la tutela delle risorse idriche, la difesa delle coste, l’uso sostenibile del suolo dell’Italia centrale) tra Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma, ACEA ATO2, Parco Regionale dei Castelli Romani, comuni interessati e ANBI ha messo a fuoco la situazione.
L’assessore regionale Giancarlo Righini era presente, insieme all’assessore Manuela Rinaldi: risorse garantite, attenzione confermata, obiettivo dichiarato: restituire equilibrio ai due bacini e tutelare un patrimonio che è identità del territorio prima ancora che riserva idrica.
Nel frattempo le reti irrigue del Lazio lavorano sotto pressione, i suoli agricoli risentono dell’evapotraspirazione accelerata dal caldo, e gli operai dei Consorzi sono in campo nonostante le temperature. ANBI Lazio ha evidenziato con una nota il loro lavoro, ricordandolo ed evidenziando un dettaglio: quando tutto funziona nessuno guarda all’impegno che c’è stato dietro per far andare bene le cose.
Il Lazio all’assemblea: chi va e cosa porta
La delegazione laziale sarà completa. Presenti tutti i presidenti dei Consorzi di Bonifica regionali: Lino Conti per il Lazio Sud Ovest di Latina; Gianluca Pezzotti per il Consorzio dell’Etruria Meridionale e Sabina di Viterbo e Rieti; Niccolò Sacchetti per il Litorale Nord di Roma; Daniele Pili, neo commissario, per i Consorzi della provincia di Frosinone. Con loro i direttori Tullio Corbo, Vincenzo Gregori, Aurelio Tagliaboschi e Andrea Renna quest’ultimo anche in qualità di direttore di ANBI Lazio. La Regione parteciperà con diversi esponenti, tra cui l’assessore Righini.
Il Lazio porta a Roma un bilancio concreto. Per la Ciociaria: oltre 9 milioni di investimento su Castrocielo, tra finanziamento ministeriale per la digitalizzazione e la mini centrale idroelettrica e quello regionale per la Sorgente Capo d’Acqua; risorse per la manutenzione cresciute del 17% rispetto alla programmazione precedente; nove impianti irrigui dichiarati per la prima volta di interesse regionale nella Convenzione firmata da Regione, Province e Consorzi: un riconoscimento formale che sposta quegli impianti dalla periferia alla priorità della programmazione.
I panel e la posta in gioco
L’assemblea articola la discussione in quattro sessioni: «Il modello italiano dell’acqua», «Innovazione che protegge e produce», «L’acqua coltiva la pace», «Politiche e risorse della coesione». Parteciperanno esponenti del Governo, del Parlamento, delle Regioni, del mondo del lavoro. Al tavolo Francesco Vincenzi, presidente ANBI, e Massimo Gargano, direttore generale.
Il filo che lega i quattro panel è uno solo: l’acqua non è più un tema ambientale di secondo piano, né una questione da lasciare agli specialisti. È diventata questione strategica nel senso più letterale del termine: sicurezza alimentare, sicurezza idrogeologica, competitività delle filiere agricole, coesione territoriale. Il ciclone africano di questi giorni, con il suo carico di caldo torrido e di reti irrigue sotto pressione, arriva a Roma come testimone non invitato ma difficile da ignorare.
Una domanda che resta aperta
C’è un punto su cui l’assemblea non potrà che confrontarsi. Il lago di Albano che perde 64 centimetri in due anni è lo stesso bacino che un sistema di bonifica efficiente può contribuire a proteggere: monitorando, intervenendo, mantenendo la rete che regola i deflussi. Ma non può farlo da solo, e non può farlo con le risorse di ieri di fronte a un clima che non è più quello di ieri.
La risposta che il Lazio porta a Roma dice che la direzione è quella giusta: più risorse, progettualità strutturata, riconoscimento istituzionale degli impianti, presenza sul territorio anche quando il termometro segna quaranta gradi. La domanda che rimane aperta è se la velocità di risposta del sistema sarà all’altezza della velocità con cui il clima continua a cambiare.




