C’è un modo sbrigativo — e sbagliato — di leggere il rinnovo della governance della Camera di Commercio Frosinone-Latina. È quello che riduce tutto a un’operazione politica, a un equilibrio tra correnti, a una ripartizione di poltrone tra categorie e territori. È una lettura che dice poco della realtà e molto di chi la propone.

La verità è più interessante e più ambiziosa. Quello che si è consumato in questi giorni — con la rielezione per acclamazione del presidente Giovanni Acampora e la composizione della nuova Giunta che guiderà l’ente dal 2026 al 2031 — è qualcosa di più raro e più difficile da costruire: una visione di territorio che rifiuta i confini amministrativi come categorie del pensiero.

Due province, un sistema

(Foto © DepositPhotos.com)

Frosinone e Latina sono storicamente diverse. La prima più industriale, con un tessuto manifatturiero che affonda le radici nel dopoguerra e che oggi affronta la transizione più difficile della sua storia — quella dell’automotive. La seconda più commerciale e portuale, con una vocazione logistica che guarda al mare e alle rotte mediterranee. Due economie diverse, due identità diverse, due storie diverse.

Eppure da anni la Camera di Commercio unificata lavora su un’intuizione precisa: che queste differenze non siano un ostacolo ma una risorsa. Che un territorio industriale e un territorio logistico-commerciale non si facciano concorrenza ma si completino. Che Frosinone e Latina, messe insieme, abbiano una massa critica sufficiente per competere con sistemi economici ben più blasonati.

È l’idea di area vasta. Un concetto che in Italia si fatica a praticare perché richiede di rinunciare al campanile — la più dura delle rinunce per chiunque abbia radici in un territorio. La Camera di Commercio Frosinone-Latina lo pratica da cinque anni. E i risultati, al netto di qualsiasi lettura politica, sono difficili da ignorare: rafforzamento dei servizi alle imprese sul fronte digitale, gestione coordinata dei fondi europei, maggiore visibilità istituzionale del sistema produttivo locale. Soprattutto, la costruzione — faticosa, non lineare, mai scontata — di una narrazione comune per due province che storicamente si guardavano da sponde opposte.

La Giunta: il lavoro corale come metodo

Giovanni Acampora

La nuova Giunta — Guido D’AmicoSalvatore Di CeccaLoreto PantanoCosimo PedutoDaniele PiliGiovanni Turriziani e Tiziana Vona — è stata eletta a scrutinio segreto e rispecchia le diverse filiere produttive e i territori. Ma sarebbe riduttivo leggerla come una somma di rappresentanze. È piuttosto l’espressione di un metodo: quello del lavoro corale, in cui nessun protagonismo individuale prevale sulla missione collettiva.

Nemmeno devono trarre in inganno gli avvicendamenti che ci sono stati rispetto al passato. Resta il gruppo di esperienza e che incarna al meglio questa logica di Area Vasta voluta fin dall’inizio dal presidente Acampora: una visione Frosinone – Latina nel suo insieme, interconnessa ed interdipendente. Sta tutta lì la solidità delle posizioni dei confermati D’Amico, Di Cecca, Pantano, Peduto.

Giovanni Turriziani. Foto © Giornalisti Indipendenti

Cambiano alcuni nomi ma per scelta fisiologica delle sigle: Unindustria mette in campo Turriziani e Vona rispettando la consuetudine della rotazione negli incarichi ma mettendo in campo nomi di indiscutibile esperienza. Soprattutto, c’è un elemento che rischia di essere lasciato in soffitta: Giovanni Turriziani è l’industriale che da presidente della territoriale di Frosinone profetizzò per primo l’Area Vasta, investendoci e commissionando un progetto. Che aveva un solo difetto: nasceva con 15 anni di anticipo. Oggi è realtà applicata de facto dalla Camera di Commercio ed è il verbo declinato dalla nuova governance del presidente Acampora.

L’area vasta come sfida

Acampora lo dice con chiarezza quando parla di una squadra «altamente qualificata e rappresentativa» e di un percorso «frutto di una condivisione di intenti tra le associazioni». Non è retorica istituzionale. È la descrizione di un modo di lavorare in cui ogni componente ha un ruolo preciso, ma in cui è il risultato d’insieme a misurare il valore di ciascuno. Mettendo al bando i protagonismi e le individualità. Una logica che la politica — quella dei partiti, delle correnti, dei personalismi — fatica spesso a praticare. La Camera, in questo, ha dimostrato di saper fare meglio.

Il tema dell’area vasta non è decorativo. È la chiave di lettura di tutto. In un momento storico in cui le grandi trasformazioni — digitale, energetica, infrastrutturale — si giocano su scala sovra-provinciale, un ente che governa due province con un approccio unitario ha un vantaggio competitivo reale rispetto a chi ragiona ancora per campanili.

La ZLS del Lazio, presentata proprio in questi giorni, vede Frosinone primeggiare con 22 Comuni inclusi su 64 totali. La logistica del porto di Latina, le infrastrutture stradali e ferroviarie che attraversano entrambe le province, i corridoi europei che lambiscono questo territorio: sono tutti elementi di un disegno che ha senso solo se letto in modo integrato. La Camera di Commercio è l’unico soggetto istituzionale oggi in grado di tenere insieme questa visione. (Leggi qui: ZLS Lazio al via: meno burocrazia e 100 milioni per rilanciare imprese e territori).

Le criticità che restano

La nuova Giunta avrà il compito di affrontare anche la percezione che è presente in alcune aree del Frusinate: quella di uno sbilanciamento verso Latina. La difficoltà di tradurre le strategie camerali in impatti concreti e diffusi sul territorio è una sfida che il prossimo quinquennio renderà ancora più urgente. Il rapporto con la politica locale — Comuni, Provincia, Regione — resta un terreno insidioso, soprattutto in un momento in cui gli equilibri istituzionali sono in movimento su scala regionale.

Per questo Acampora parla di «scelte rapide ed incisive» e di un modello «inclusivo, innovativo e partecipativo». Sono parole che indicano consapevolezza: il prossimo quinquennio sarà più complesso del precedente. La crisi dell’automotive a Frosinone, la transizione digitale, le opportunità legate alla logistica e alle nuove infrastrutture sono sfide che non ammettono gestione dell’ordinario.

La vera posta in gioco

(Foto © DepositPhotos.com)

La Camera di Commercio riesce quasi sempre a fare squadra. La politica, raramente. È in questo scarto che si misura il valore di ciò che Acampora e la sua giunta hanno costruito e intendono proseguire.

La vera posta in gioco non è la governance camerale in sé. È dimostrare che Frosinone e Latina, trattate come un sistema unico e interconnesso, possono essere qualcosa di più della somma delle loro parti. Che l’area vasta non è un concetto da convegno ma una pratica quotidiana di governo del territorio.

Un equilibrio costruito attorno a un tavolo può restare tale — fragile, formale, destinato a sgretolarsi alla prima pressione. Oppure può diventare una visione. La differenza, nei prossimi cinque anni, la farà la capacità di tradurre quella visione in scelte concrete. Per due province che hanno tutto l’interesse a crescere insieme e che, finalmente, sembrano averlo capito.

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