A cosa serve il Dream team presentato da Pompeo

È come se nel calcio ci fosse in campo un attacco galactico. Capace di aprire spazi, superare gli avversari, calciare in rete. A mettere in campo la formazione stellare è l’Amministrazione Provinciale di Frosinone: è stata la prima in Italia a dotarsi di una struttura di governance, destinata ad attrarre e pianificare gli investimenti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il nome della squadra è più che evocativo: Team Frosinone Recovery Plan. L’obiettivo è semplice: diventare il punto di riferimento dei 91 comuni del territorio in materia di progetti legati al Pnrr. La struttura sarà guidata da tre personalità: la già consigliera regionale Daniela Bianchi oggi consulente strategica in settori ad alta complessità, come ad esempi quello economico e della sostenibilità. Il professor Giovanni Betta già Rettore nell’ultimo sessennio dell’Università degli Studi di Cassino, docente ordinario di misure elettriche ed elettroniche. Massimiliano Ricci, responsabile delle politiche industriali e direttore Progetti di Unindustria. 

DI COSA SI OCCUPERA’ IL DREAM TEAM

I tre componenti del Team, escluso il Presidente Antonio Pompeo, saranno in carica per i prossimi 36 mesi. Avranno un compito molto lineare: creare una strategia e realizzare la visione del campo in cui nei prossimi anni si muoverà la Ciociaria.

Non sarà una corsa ai bandi, non sarà un rubabandiera in cui i nostri giocatori corrono da un campo all’altro per arrivare prima degli altri. No, la contesa sarà più simile ad una partita a scacchi, in cui ragionando e studiando le proprie strategie si può arrivare al risultato senza dover dipendere troppo dagli altri. 

Si lavorerà per linee guida strategiche, si lavorerà per asset di sistema, ma soprattutto si lavorerà di squadra, perché i Comuni dovranno sentirsi dentro il team e concertare con esso le linee di intervento. Fornendo adeguate proposte progettuali. D’altronde gli enti locali in Italia gestiranno una quota pari al 35/37% del totale delle risorse del PNRR, parliamo di roba che si aggira sui 70 miliardi di euro, spiccioli più e spiccioli meno.

GLI OBIETTIVI SARANNO TRE

In concreto, come illustrato dal Presidente Pompeo gli obiettivi su cui si fonda il lavoro del Team sono fondamentalmente tre.

Il primo è quello di prendere per mano gli enti locali, facendo loro capire che i fondi del recovery non sono i finanziamenti della cassa del mezzogiorno, ma pacchetti azionari che vanno inseriti sul mercato in maniera ragionata, con il target finale di rafforzare un concetto che ancora vediamo un po’ lontano, quello della coesione. Con quei fondi si dovrà rinsaldare a livello economico, sociale e territoriale il rapporto che i comuni devono avere con l’Europa, in ogni senso possibile.

Il secondo obiettivo da raggiungere è quello di trasformarsi in un aggregatore, in un acceleratore, in un incubatore o chiamatelo come volete. La Task Force dovrà diventare quella ruota dell’ingranaggio che permette anche ai più piccoli di correre al ritmo degli altri. Non può essere pensabile avere tre progetti diversi, presentati da tre piccoli comuni. I progetti dovranno essere di sistema ed in questo caso, la Task Force, è il garante delle sinergie.

Il terzo ed ultimo obiettivo è quello della semplificazione. Le procedure dovranno essere più snelle possibili, la razionalizzazione dovrà diventare la parola d’ordine, con l’obiettivo di migliorare le capacità d’investimento della Provincia, senza dimenticare che ci sono sei stelle dalle quali non distogliere mai lo sguardo: digitalizzazione; cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture; istruzione e ricerca; inclusione e coesione sociale; salute. Che poi sono le sei mission del PNRR.

LA SQUADRA E’ PRONTA

I protagonisti della sfida sono pronti e non hanno fatto mistero di quanto la sfida sia affascinante, ma complicata. Un onore, ma anche un onere perché da qui passano i destini delle prossime generazioni.

Dobbiamo essere rapidi – ha affermato Pompeo – perché tutti i progetti devono tassativamente concludersi entro il 31 marzo 2026. Per questo la primissima cosa da fare sarà riunire tutti i sindaci ed informarli sulle possibilità che ci sono e su come presentare i progetti. Vogliamo essere sempre più – conclude il Presidente – una cabina di regia effettiva, efficace e di qualità per un treno in corsa che la Provincia non può permettersi di perdere”.

Il concetto di squadra però è quello che torna sempre più in maniera prepotente nelle parole dei protagonisti. “Questi finanziamenti – sostiene Giovanni Bettanon consentono iniziative singole, ma presuppongono la necessità di fare massa critica, ma dobbiamo anche capire un’altra cosa: non possiamo correre dietro a ciascuna opportunità, ma concentrarci sulle cose in cui siamo bravi e di cui abbiamo bisogno”.

Ha parlato invece di sfida culturale Daniela Bianchi, perché il PNRR è fatto soprattutto di due elementi: inclusione sociale e coesione territoriale. “Lavorare su questi temi – ha affermato la Bianchi – significa dover pensare a progetti che, attraverso l’aggregazione dei comuni possano attirare linfa vitale sul territorio che occorre a migliorare la vita dei cittadini”.

Massimiliano Ricci si concentra invece sull’approccio nella gestione dei fondi. “Dobbiamo lavorare in maniera completamente diversa rispetto a quanto fatto finora, abbiamo i numeri per una grande operazione di rilancio attraverso il Next Generation Eu, una progettualità che non può fermarsi al 2026, ma deve guardare con attenzione anche alla programmazione europea 2021-2027, possiamo e dobbiamo farcela”.

La chiosa di Ricci è un monito per ognuno dei 489083 abitanti di questa provincia, anche quelli che continueranno, bontà loro, a lamentarsi.