
Partiamo dall’inizio. Da domani, primo aprile, il Lazio entra ufficialmente nella mappa delle Zone Logistiche Semplificate. Una sigla — ZLS — che suona tecnica e lontana dalla vita quotidiana. Ma che in realtà riguarda da vicino chiunque lavori in una delle 64 città laziali coinvolte, a partire da Frosinone, Cassino, Latina, Gaeta, Civitavecchia, fino ad Amatrice e Accumoli, le città ferite dal terremoto nel Reatino.
Cosa è, in parole semplici
Immaginate un imprenditore che vuole aprire un capannone, ampliare una fabbrica, avviare un nuovo impianto. Oggi deve bussare a decine di uffici diversi — Comune, Regione, Autorità Portuale, Genio Civile, Agenzia delle Entrate — raccogliere permessi, autorizzazioni, nulla osta. Ognuno ha i suoi tempi, le sue carte, i suoi funzionari. Il risultato è che tra l’idea e il primo mattone posato passano anni. E spesso l’investimento, nel frattempo, se ne va altrove — in Polonia, in Romania, in Spagna, dove le stesse pratiche si sbrigano in settimane.
La ZLS taglia questo nodo. Come? In tre modi.
Il primo è lo sportello unico: invece di girare tra decine di uffici, l’impresa accede a un unico canale che coordina tutto. Un solo interlocutore, una sola risposta.
Il secondo sono i tempi certi: i permessi edilizi, ambientali, logistici avranno scadenze definite per legge. Non più attese infinite. Chi deve rispondere, risponde. Entro quando, è scritto.
Il terzo è la digitalizzazione: domande, comunicazioni, pratiche — tutto online. Senza code agli sportelli, senza carte da timbrare in triplice copia.
I 100 milioni
Ma c’è di più. E qui si entra nella parte più concreta — e più immediata — della notizia.
Per il 2026 la Regione Lazio mette sul tavolo 100 milioni di euro sotto forma di credito d’imposta. Significa questo: un’impresa che investe in uno dei 64 Comuni della ZLS — acquistando macchinari, ampliando gli impianti, assumendo personale — può detrarre una parte di quella spesa dalle tasse che deve pagare allo Stato. In sostanza, lo Stato restituisce una quota dell’investimento sotto forma di riduzione fiscale.
La finestra per fare richiesta apre domani e si chiude il 30 maggio. Due mesi. Le domande si presentano direttamente all’Agenzia delle Entrate, senza passaggi intermedi.
Perché conta per la Ciociaria
La provincia di Frosinone è quella con il maggior numero di Comuni inclusi nella ZLS: 22 su 64. Gli altri sono 15 in provincia di Latina, 16 in provincia di Roma, 7 a Rieti e 4 a Viterbo. Un primato che non è casuale — il tessuto industriale della Ciociaria, con i suoi poli manifatturieri, i distretti farmaceutici, le aziende dell’indotto automotive, è da anni uno dei più significativi del Centro Italia.
Il problema è che negli ultimi anni quel tessuto ha mostrato crepe. La crisi dell’automotive ha messo sotto pressione l’intero distretto. Alcune grandi aziende hanno ridotto la produzione. Altre hanno guardato altrove. La ZLS non risolve queste crisi strutturali — sarebbe disonesto dirlo. Ma abbassa il costo di fare impresa, riduce i tempi di chi vuole investire, e manda un segnale: il Lazio non è più la regione dove la burocrazia uccide le idee prima che diventino realtà.
I numeri e il percorso
La storia di questa ZLS è più lunga di quanto sembri. La giunta precedente, quella di Nicola Zingaretti, aveva disegnato un perimetro di oltre 15.000 ettari. Le norme nazionali ne consentono al massimo 5.700. È toccato alla giunta Rocca — e in particolare all’assessore Giancarlo Righini — fare le esclusioni, trattare con i territori, scongiurare i ricorsi al TAR. Un lavoro lungo e silenzioso, che oggi trova il suo punto di arrivo.
Il calendario prevede ora un tavolo tecnico con le associazioni di categoria e le Camere di Commercio il 13 aprile. E la prima riunione plenaria presieduta dal presidente Rocca il 21 aprile. L’architettura è in piedi. La macchina è accesa.
Se a livello nazionale gli industriali hanno avanzato in questi giorni le loro riserve sull’azione del Governo, la sintonia nel Lazio appare differente. Al punto che il direttore generale di Unindustria Massimiliano Ricci traccia le prossime tappe dicendo: “Noi abbiamo lavorato tantissimo con la Regione, abbiamo perimetrato tutte le aree industriali del Lazio. Ora partiamo dal credito d’imposta e poi passeremo alle semplificazioni. La Zls semplifica la vita delle imprese, è un altro tassello importante sia per le aziende che già sono nel Lazio sia per chi vuole venire qui a investire“.
Resta la domanda più importante, quella alla quale nessuna conferenza stampa potrà mai rispondere: le imprese ci crederanno? Presenteranno le domande, sfrutteranno i crediti, investiranno davvero? La risposta arriverà entro il 30 maggio. Quando si chiuderà la prima finestra e si conteranno le richieste. Quel numero dirà più di qualsiasi conferenza stampa quanto vale, sul serio, questa ZLS.



