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Università, a Roma la conferenza mondiale dei rettori: ecco le sfide future per gli atenei

9 Novembre 20184 minuti di lettura
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Giordania, Gran Bretagna, Libano, Germania, Federazione Russa, Israele, Palestina, Siria: sono alcuni dei Paesi che oggi la Conferenza Internazionale dei Rettori delle Università ha riunito per proseguire un lavoro avviato negli scorsi anni.

Il compito cui sono chiamati i vertici delle università è definire, programmare e migliorare il ruolo giocato dal settore dell’istruzione superiore rispetto a primarie questioni globali.

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L’evento è stato organizzato presso la storica sede di rappresentanza dell’ateneo di ‘Tor Vergata’, la tuscolana Villa Mondragone di Monteporzio Catone in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la Conferenza dei Rettori delle Università Pontificie Romane della Santa Sede e il Vicariato di Roma.

All’intervento di apertura del rettore Giuseppe Novelli sono seguiti quelli del professor Mauro Mantovani, presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Pontificie Romane della Santa Sede, dell’ambasciatore Giorgio Marrapodi, direttore generale per lo Sviluppo alla Cooperazione della Farnesina, di monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo di Teramo, e referente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per le tematiche dell’Università, Scuola e l’Educazione. E del professor Luigi Paganetto, presidente FUET (Economics Foundations Tor Vergata). Coordinatore, il professor Massimo Maria Caneva.

 

«A tre anni dal lancio dell’Agenda ONU 2030 – si legge nel comunicato – per il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, nonostante importanti passi in avanti, c’e’ ancora molto da fare. Globalizzazione spesso ‘perversa’, espansione demografica e invecchiamento della popolazione, impatto dei cambiamenti climatici sono le principali sfide di tutti i Paesi. Ma non solo. La minaccia viene anche da fenomeni interconnessi come epidemie globali, disoccupazione allarmante, aumento delle disuguaglianze economiche e sociali, migrazioni ‘forzate’, assenza di crescita inclusiva».

 

«Le Universita’ possono dare un contributo fondamentale per realizzare un futuro piu’ sostenibile. Numerosi studi– ha dichiarato il professor Giuseppe Novelli, rettore di ‘Tor Vergata’, aprendo i lavori- segnalano per esempio che l’istruzione concorre in modo molto significativo alla costruzione del capitale sociale, favorendo virtù collettive invisibili, ma essenziali, come fiducia e cooperazione. Dobbiamo porci l’obiettivo di rendere massima la nostra generatività, investendo nella qualità della didattica e della ricerca scientifica, promuovendo la cultura, intensificando la mobilita’ internazionale, aprendoci alla società e alle Comunità, facendo Terza missione, creando innovazione sociale».

«Fare innovazione sociale – ha proseguito il rettore Novelli – può significare per le Università divenire reale e grande motore per le nuove trasformazioni culturali, tecnologiche, economiche e sociali che ci attendono. Tutto ciò a una condizione: che si faccia strada un nuovo modello di Accademia che consenta di coniugare ‘saper essere’ e ‘saper fare’, favorendo l’interdisciplinarietà e la transdisciplinarietà, che sappia creare partnership collaborative, che sia in grado di fare ‘contaminazione’ con l’impresa per idee e progetti responsabili, che permetta di lavorare insieme a tutti gli attori delle istituzioni, nel territorio, diffondendo una cultura ‘responsabile’ e attenta alla sostenibilità, promuovendo coesione sociale, trasmettendo valori senza tempo».

 

«È tempo di accelerare e di porre in essere azioni ancora piu’ decise per ‘trasformare il nostro mondo’ e rimetterlo su un sentiero di crescita duratura e stabile. È tempo – prosegue – di un profondo cambiamento che sia capace di andare oltre l’approccio ‘business as usual’, che ponga al centro il progresso e il benessere umano, senza lasciare nessuno indietro».

 

«Il sistema economico globale – ha spiegato Leonardo Becchetti, ordinario di Politica Economica a ‘Tor Vergata’ cui e’ stato affidato il keynote speech intitolato ‘Social and environmental challenges of globalization? A vision and some ideas for sustainable solutions?’- è sbilanciato verso gli obiettivi del massimo profitto delle imprese e del benessere dei consumatori a danno di finalita’ altrettanto importanti, se non di più, come la dignità del lavoro e la tutela dell’ambiente. Questi squilibri creano il paradosso di renderci oggi ‘miliardari precari’, ‘miliardari’ grazie all’accesso ad una quasi infinita ricchezza digitale senza prezzo o quasi, ‘precari’ per via della difficolta’ di costruire percorsi di lavoro stabili nel tempo».

«La risposta a questi squilibri – aggiunge il professore- è quindi una nuova vision che riequilibri i rapporti tra queste finalità come l’economia civile. Ovvero un modello economico che punti su fiducia, qualita’ delle relazioni, benessere multidimensionale ed imprese responsabili in grado di creare valore sostenibile».

«Il cambiamento è già in atto – ha concluso Becchetti – ma può essere significativamente accelerato da iniziative che facilitino il ‘voto col portafoglio’ di consumatori, risparmiatori ed amministrazioni pubbliche verso le imprese che sanno interpretare meglio questo cambiamento. Regole degli appalti, rimodulazione delle imposte sui consumi per premiare prodotti e filiere sostenibili ed inserimento di indicatori di sostenibilita’ per la premialita’ dei manager e il monitoraggio delle scelte dei governi sono tra le misure piu’ urgenti. Fondamentale anche la nuova dimensione della responsabilita’ fiscale d’impresa per evitare che l’enorme e crescente ricchezza creata non si distribuisca equamente favorendo diseguaglianze e crisi finanziarie».

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