Meno ore e più soldi ai Metalmeccanici in Germania, Stirpe: «Intesa sopravvalutata e non esportabile»

In Germania i Metalmeccanici ottengono un accordo che riduce le ore di lavoro ed aumenta i salari. Per Maurizio Stirpe (vice presidente Confindustria) quell'intesa è «Sopravvalutata e non esportabile»

Maurizio Stirpe non ne è convinto. Non crede che l’accordo per la riduzione dell’orario di lavoro raggiunto in Germania dal sindacato dei Metalmeccanici sia come viene descritto. Anzi, lo giudica «Sopravvalutato».

L’ACCORDO TEDESCO

L’accordo è quello sottoscritto a Stoccarda da Ig Metall che è il sindacato unitario dei metalmeccanici (Ig Metall. Prevede la settimana lavorativa di 28 ore su base volontaria: chi vorrà più tempo per stare a casa con i figli, per studiare o per qualsiasi altra esigenza potrà chiederne l’applicazione. Vale per certe categorie di dipendenti. L’intesa inoltre prevede l’aumento del 4,3% in busta paga fino al 2020.

La firma è stata messa al termine di 13 ore di trattative ma dopo diversi giorni di sciopero a cui aveva partecipato quasi un milione di lavoratori.

L’accordo si applicherà prima a 900mila lavoratori del settore metallurgico nel Land del Baden-Württemberg e poi all’intera Germania dove gli iscritti a Ig Metall sono circa 3,9 milioni.

STIRPE: SOPRAVVALUTATO

Maurizio Stirpe è il vice presidente nazionale di Confindustria. Ritiene che quell’accordo sia «sopravvalutato, che ha una portata territorialmente limitata e non prevede alcuna riduzione di orario a parità di salario. E In Italia accordi di questo tipo non penso possano avere una portata nazionale ma solo applicazioni in singole imprese con esigenze specifiche da regolare più a livello aziendale che a livello di contratto nazionale perchè quelle non sono condizioni da poter imporre a tutto un sistema in maniera indiscriminata senza tener conto delle differenze territoriali e di settore».

I dipendenti che sceglieranno di ridurre l’orario di lavoro non avranno però un conguaglio dello stipendio come il sindacato chiedeva, ma un “bonus in tempo”: cioè 8 giorni di ferie a partire dal 2019. Le imprese, dall’altra parte, hanno ottenuto la possibilità di estendere la settimana lavorativa sempre su base volontaria da 35 a 40 ore.

«Noi – spiega Maurizio Stirpe –peraltro siamo ancora agli albori visto che dobbiamo ancora realizzare quello scambio tra salari e produttività alla base dell’intesa. E comunque penso che accordi di questo genere non possano avere portata di tipo generale ma solo per singole imprese con esigenze specifiche», prosegue sottolinendo comunque come l’intesa  preveda paletti precisi.

«L’accordo ha una portata limitata e riguarda **solo un’area molto ricca, come quella del Baden-Wurttemberg**, che vede condizioni particolari che ha reso possibile procedere a rimodulazioni degli orari di lavoro con cui contenere la flessibilità e consentire ai lavoratori con esigenze particolari di poter lavorare meno. Ma non a parità di salario» conclude Stirpe.