“Noi abbiamo rispettato gli impegni”: la frase si ferma lì ed il ministro delle Imprese Adolfo Urso non aggiunge “mentre Stellantis non lo ha fatto“. Ma ci sono silenzi che sono dirompenti. Fragorosi, come in questo caso. La tensione è evidente tra il Governo Meloni e l’azienda francese con libri contabili in Olanda e stabilimenti in Italia che furono quelli gloriosi di Fiat.
La preoccupazione si tocca con mano al tavolo nazionale dell’Automotive: c’è anche la Regione Lazio che a Cassino vanta uno degli stabilimenti Stellantis d’eccellenza. E nemmeno l’assessore allo Sviluppo Roberta Angelilli è tranquilla per quello che ascolta.
Noi abbiamo fatto la nostra parte

Il ministro Adolfo Urso è chiaro e misurato. Dice che il Ceo Stellantis “Carlos Tavares nel suo incontro qui al Ministero nel luglio 2023 aveva avanzato due richieste: che il governo si battesse per la modifica della normativa sugli euro 7 in Europa e che proponesse un piano incentivi significativo. Abbiamo fatto entrambe le cose e nessuno se lo aspettava. Noi abbiamo rispettato gli impegni“. La frase si ferma lì.
I sindacati che siedono al tavolo sono allibiti. Sono venuti per avere risposte, vanno via con “nuovi dubbi e con una preoccupazione molto evidente. La preoccupazione che in questi mesi abbiamo percepito è diventata reale: quella di una spaccatura, di uno scontro tra Stellantis e il Governo” sintetizza Rocco Palombella, segretario generale della Uilm uscendo dal tavolo sull’automotive.
Cosa sta accadendo. La vice governatrice del Lazio Roberta Angelilli va dritta al punto. Lei al Tavolo c’è andata per portare la situazione di Cassino Plant ed avere conferme sul futuro. C’è che “nonostante il rispetto degli impegni (anche in termini finanziari) da parte del Governo, abbiamo evidenziato talvolta l’atteggiamento altalenante e contraddittorio di Stellantis. Da una parte è apprezzabile che Stellantis in ogni tavolo, compreso quello odierno, confermi gli obiettivi condivisi; dall’altra a livello pratico attua il fermo produttivo, determinando una forte incertezza sul territorio, sia tra i lavoratori della multinazionale sia tra le imprese dell’indotto”.
Meno venticinque

Cassino non si riprende. Un anno fa ha cominciato con la produzione su un solo turno per Maserati Grecale, Alfa Romeo Giulia e Stelvio. Si era data l’impegno di rivedere le cose in corso d’opera ed eventualmente aumentare i turni. Invece il rilancio non arriva: quel turno unico per tre modelli è più che sufficiente al punto che spesso ci si ferma pure.
Il dato italiano è pauroso. Lo indica l’assessore Roberta Angelilli: “Il meno 25% nel primo semestre a livello italiano rappresenta un netto calo della produzione. È un dato di fatto non positivo e incongruente con il target di un milione di autovetture da produrre, con forti ripercussioni in termini di cassa integrazione”.

Con garbo esprime la preoccupazione emersa nel tavolo regionale sull’automotive. Se n’era fatto interprete il vice presidente della Commissione Sviluppo della Regione Lazio, Daniele Maura. Aveva detto Maura “Se c’è davvero l’intenzione industriale di scommettere su Cassino Plant allora è questo il momento di rivedere i piani. Ed invece di continuare a scommettere sul Full Electric prendere atto della realtà e riposizionarsi sull’Hybrid oppure il Mild Hybrid”. Una posizione assunta sulla base delle cifre di vendita, sulla disponibilità della rete di ricarica sul territorio, la durata effettiva delle attuali batterie, i tempi ed i costi di ricarica.
In quel tavolo, illuminato dalle chiavi di letture proposte dal vice presidente di Confimprese Italia Lino Perrone (uno dei principali player nella componentistica Automotive) il consigliere regionale della provincia di Frosinone aveva messo sul tavolo ciò che accade a Mirafiori. E cioè che Stellantis ha avviato la joint venture con Leap Motors, primo produttore cinese di city car elettriche. “Se le auto elettriche hanno deciso di farle fare ai cinesi, allora tanto vale che qui puntiamo sulla produzione di auto ibride e myld hybrid” aveva sollecitato Daniele Maura.
Paure cinesi

Il tavolo al Ministero era stato preceduto dalla notizia che la casa automobilistica cinese Dongfeng Motors è pronta a sbarcare in Italia per realizzare uno stabilimento che fungerà da hub produttivo per tutta l’Europa. Se ne parla da mesi: l’impulso è arrivato dalla missione a Pechino del ministro Adolfo Urso che ha incontrato i vertici dell’azienda cinese proprio per discutere di potenziali investimenti in Italia. Da tempo Urso insiste sulla necessità di un altro costruttore in Italia oltre a Stellantis, per aumentare la produzione di auto. Dongfeng punta a produrre 100.000 vetture green per il mercato europeo.
I rumors dicono che tra i siti che potrebbero essere di interesse per Dongfeng Motors c’è anche Cassino Plant. In realtà non risulta al momento nulla di più d’una semplice richiesta di informazioni. I rumors dicono che anche l’altro colosso dell’automotive elettrico Byd sia alla ricerca di uno stabilimento sul suolo italiano con il quale aggirare i dazi sui veicoli cinesi. Anche in questo caso ci sarebbe stata una richiesta non ufficiale di informazioni: alla quale è stato fatto sapere che in questa fase Stellantis non è interessata alla cessione.
Il ministro Adolfo Urso oggi scopre le carte. E dice che “Ad oggi, sono stati sottoscritti Accordi di riservatezza e Memorandum d’Intesa tra il Ministero e tre case automobilistiche cinesi. In agosto e settembre sono previsti ulteriori incontri con imprese cinesi dell’automotive“. Lo dice rispondendo a chi gli domanda al tavolo su possibili futuri investimenti di produttori esteri in Italia riferendosi proprio alle notizie di stampa su una cooperazione industriale in Italia con Dongfeng Motors.
Il futuro è segnato

Il ministro conferma che “in questi mesi le strutture tecniche del Mimit hanno incontrato i rappresentanti di diverse case automobilistiche cinesi per avviare un dialogo relativo a ipotesi di cooperazione industriale finalizzata alla produzione di autoveicoli, veicoli commerciali e bus in Italia“.
Gli impianti italiani oggi hanno una mission: quella di Cassino è stata annunciata personalmente da Carlos Tavares in ben due occasioni, la prima andando direttamente a Cassino nel 2023 e la seconda a distanza di un anno davanti agli investitori. In entrambi i casi ha confermato il progetto senza spostarsi di un millimetro: a Cassino palnt si faranno le vetture Stla Large cioè le produzioni d’alta gamma su piattaforma nuovissima.

Il ragionamento però cambia se si sposta la prospettiva sul lungo periodo. Già quando era vivo l’Avvocato fu chiaro che i margini sull’automotive erano sempre più ridotti: fare macchine generava sempre meno guadagni. Meglio investire sull’energia. Sul medio periodo, fare macchie richiederà sempre meno spazi: Cassino Plant e tutti gli altri impianti sono colossi diventati in poco tempo sproporzionati. Quello che negli anni Settanta facevano centinaia di persone nella palazzina uffici a Cassino viene svolto oggi da poche decine di addetti; lo stesso dicasi per le linee di produzione.
Avanzano spazi sempre più grandi. Che hanno una caratteristica: sono vocati all’automotive: cioè lì si possono fare macchine. E quindi sono metri quadrati e cubi pregiatissimi per chi vuole assemblare auto in Europa aggirando così i dazi. Hanno un vantaggio: sono circondati da una rete di indotto che possiede know how, competenze, capacità di sviluppo. Tenerli fermi ed improduttivi rappresenta un costo industriale.
Ipotesi aperte

La prospettiva cinese in Italia non è un miraggio. A fine aprile Paolo Berlusconi ha investito nel 10% di Df Italia che è il rivenditore ufficiale dei suv elettrici di lusso del gruppo. Gli incontri tecnici che si sono susseguiti in questi giorni hanno visto impegnata l’unità attrazione investimenti esteri del Mimit e, secondo quanto risulta, entrambe le parti sarebbero molto soddisfatte dei progressi finora raggiunti, anche alla luce del recente sostegno del governo italiano e di quello cinese.
A margine della recente visita in Cina fatta dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stato sottoscritto un memorandum of understanding tra il ministero delle Imprese italiano e il ministero dell’Industria cinese per una cooperazione bilaterale industriale anche sul tema dei veicoli elettrici. Il progetto potrebbe coinvolgere anche imprese italiane della componentistica e non è esclusa una partecipazione di minoranza da parte dello Stato.
Prospettive future

A spiegare perché non bisogna temere gli investimenti cinesi, nel corso del recente tavolo regionale sull’automotive è stato il processor Raffaele Trequattrini, commissario del Consorzio Industriale del Lazio. Ha spiegato che il futuro ci porta verso vetture concepite su principi completamente diversi da quelli di oggi. Tra poco l’elemento portante sarà la batteria e la capacità di svilupparne di più performanti. La strada indicata dal professore è quella che ha già percorso Fincantieri con Power4Future a Cassino. Cioè? A prescindere dalla batteria, il nostro valore aggiunto sta nella capacità di sviluppare il sistema di gestione ed ottimizzazione dell’energia.
In pratica? Cassino ha l’urgenza di investire sull’energia e diventare un polo energetico. Capace di rifornire gli stabilimenti del polo industriale e gestire la componentistica energetica per le auto del futuro. La nuova rivoluzione dell’Automotive passa da lì.








