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Quei numeri messi in fila che indicano pessime prospettive per Cassino

6 Settembre 20244 minuti di lettura
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La dimensione del dramma la forniscono i numeri. Prima serie di cifre. Nello stabilimento Stellantis Cassino Plant si è passati da 30.006 vetture prodotte nel primo semestre del 2023 a 18.375 nel 2024. Per realizzarle è stato sufficiente un solo turno di lavoro: gli altri a casa, tra cassa integrazione e solidarietà. Seconda serie di cifre: in Germania Volkswagen sta fermando due impianti che producevano solo auto elettriche e Mercedes registra volumi di vendita assolutamente non paragonabili a quelli dei motori tradizionali. Non è un problema tedesco: in tutta l’Europa l’auto elettrica non va.

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Se si mettono in sequenza questi numeri si comincia a comprendere il motivo delle dirompenti dichiarazioni fatte l’altro giorno all’ANSA dal presidente di Unindustria Cassino, Francesco Borgomeo. Senza mezzi termini ha detto che così il sistema crolla: a Cassino, nel lazio, in Italia, in Europa. (Leggi qui: Stellantis, industriali contro la politica “L’elettrico imposto così è una truffa. Il sistema crolla”).

Combinato disposto

Lavoratori all’ingresso dello stabilimento Stellantis di Cassino

Cosa c’è dietro? Perché dichiarazioni così gravi? Terza serie di cifre. A Cassino nel 2025 verrà prodotta la nuova Stelvio full electric e nel 2026 la nuova Giulia anche questa con motorizzazione interamente elettrica. Si affiancheranno alla Maserati Grecale con motorizzazione elettrica. Sui prezzi, non c’è molto da arrampicarsi: sono auto destinate ad un segmento alto e per comprarle si dovrà tirare fuori una cifra adeguata che sarà più alta per via dei costi dell’elettrico.

La domanda delle cento pistole è: “Quante se ne potranno vendere?”. Senza azzardare un numero: “Saranno abbastanza da tenere in piedi una linea e quindi uno stabilimento?”. Stellantis potrebbe avere già una risposta se è vero che una delle modernissime linee di verniciatura è stata smontata e trasferita.

Il significato del messaggio lanciato da Unindustria sta in questa serie di cifre. Che in queste ore sono state al centro degli interventi di Fiom – Cgil nazionale e di una riunione della sezione Automotive di Confimprese Italia.

Tavolo urgente

Michele De Palma e Simone Marinelli

“Riteniamo indispensabile e urgente la convocazione di un tavolo di confronto a Palazzo Chigi con i sindacati e Stellantis”: lo hanno sottolineato Pino Gesmundo (Segretario confederale della Cgil) e Michele De Palma (Segretario generale Fiom-Cgil) nel corso del coordinamento nazionale con tutte le categorie della filiera Automotive tenutosi a Roma presso la sede della Cgil nazionale.

“La produzione di auto di Stellantis in Italia – spiegano – è crollata nel primo semestre del 2024 a -29,2% rispetto allo stesso periodo del 2023. Dal 2014 sono 11.500 i lavoratori diretti usciti dagli stabilimenti italiani di Stellantis, di cui 2.800 dagli enti centrali. E nel 2024 sono previste ulteriori 3.800 uscite incentivate”.

Allarga l’orizzonte il vicepresidente di Confimprese Italia Lino Perrone. Al tavolo riunito in queste ore con il presidente Guido D’Amico ha spiegato che “Non saremo efficaci fino a quando continueremo a guardare soltanto dentro casa nostra. Il problema non è Cassino, non è Stellantis – spiega Perrone – ma è un modello che va ridiscusso”. Il problema, sostiene l’industriale è un elettrico che si sta rivelando un fallimento “a dirlo è il mercato. Non è un problema di modelli e non è un fenomeno che riguardi una sola casa automobilistica. Semplicemente: l’elettrico non è pratico”.

Pessime prospettive

Paolo e Lino Perrone

Un adeguamento della rotta richiederebbe almeno un anno e miliardi di investimenti. Per questo Perrone ritiene che sia indispensabile un tavolo: non italiano ma Europeo, non di politici ma con gli industriali per individuare il punto di equilibrio per una transizione che nei fatti è solo sulla carta.

“Abbiamo in fase di sviluppo motori Diesel che inquinano meno di un Euro7. Ma siamo sicuri che per produrre l’elettricità con cui ricaricare le auto si inquina davvero di meno?”. La risposta al momento non c’è. Restano solo quelle cifre iniziali. Che per Cassino delineano pessime prospettive.

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