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OsserMare sul turismo nautico: chi sono e cosa vogliono i “nauturisti” in barca

15 Ottobre 20247 minuti di lettura
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Si prenda ad esempio il Golfo di Gaeta, dove la Camera di Commercio abbraccia forte la Blue Economy con l’azienda speciale InforMare. E, tra internazionalizzazione e formazione, consiglia la strategia nazionale al Ministero al ramo. A Palermo nei giorni scorsi hanno riconosciuto la validità del Modello Gaeta, durante un serrato confronto con il ministro nel quale sono state affrontate le future strategie sul mare. Ora InforMare aggiunge un altro tassello: prova a spiegare chi è il turista del mare e lo fa con una ricerca dettagliata.

Automobili

Il NauTurista modello

(Foto © IchnusaPapers / IA)

Il nauturista modello, il turista nautico più diffuso in Italia, appartiene alle Generazioni Y e X: dai 30 ai 50 anni d’età.

Sono per metà benestanti e hanno almeno il diploma nel quadretto appeso sul muro di casa. Li trovi perlopiù a bordo di una barca a motore presa a noleggio, anche per cinque notti. Viaggiano più da soli che in coppia o famiglia. Per un terzo, sono alla ricerca della scoperta del territorio. Quasi la metà predilige i centri storici.

Uno su tre non può fare a meno delle degustazioni enogastronomiche. In gran parte, adorano le escursioni. Ma c’è chi non disdegna affatto il riposo. Più della metà del budget, alla fine, se lo portano via le spese portuali e i conti al ristorante, in pizzeria o al bar.  

È l’identikit dell’habitué del turismo nautico che emerge dal sondaggio realizzato da Isnart, Centro studi “Guglielmo Tagliacarne” delle Camere di commercio, per OsserMare: l’Osservatorio nazionale sull’economia del mare di InforMare. Ovvero l’Azienda speciale della Camera di Frosinone e Latina.

Il sondaggio di OsserMare

Chi sono i turisti in barca (clicca per allargare)

Il report “Il turismo nautico in Italia”, survey su tendenze e scenari del 2024, è stato presentato dal coordinatore nazionale Antonello Testa all’ultimo TTG di Rimini: la travel experience, l’esperienza di viaggio sulla scia del Made in Italy, per la promozione del turismo mondiale.

A Rimini, capitale della riviera romagnola, si è svolta una tre giorni per il gotha del comparto del nauturismo: enti e servizi turistici, tour operator, agenzie di viaggi, compagnie aeree, trasporti e strutture ricettive, tra tecnologia e innovazione. Se non vai al Tittiggì di Rimini, praticamente, non sei (ancora) nessuno.

È stato idealmente anticipato, in primavera, dal terzo Summit nazionale sull’economia del mare. È il “Blue forum” nato e cresciuto a Gaeta, coincidente con la Giornata nazionale del mare e aperto a tutti gli stakeholder. Si programmano gli investimenti per il prossimo triennio, partendo dal primo “Piano del mare”.    

L’intervista a oltre 200 turisti

Antonello Testa

Ossermare è l’evoluzione del “Rapporto nazionale sull’economia del mare”, redatto in precedenza dallo stesso Centro Studi Tagliacarne. L’osservatorio, sempre con lo zampino di InforMare, è ormai dotato di trend academy e sistema di monitoraggio: TrendMare e SisteMare. Prossimamente, sarà anche online il sito di OsserMare: dati, ricerche, studi e analisi sull’economia italiana del mare.

Il sondaggio, un’intervista faccia a faccia, è stato rivolto a oltre duecento turisti italiani e stranieri in vacanza in barca nel mese di agosto nei porti turistici italiani. Innanzitutto, la prevalenza di italiani: ben il 95%, la quasi totalità. Il 64% dei turisti ha un’età compresa tra 31 e 50 anni. Più di un turista su due ha almeno il diploma. Il 58% si trova in una situazione economica di fascia medio-alta e alta.

Un turista su due ha una barca per un numero di notti compreso tra tre e cinque. Il 36%, invece, per più di cinque. Il 18% dispone anche di un’abitazione di proprietà. Il 40% viaggia in coppia. Oppure il 60% viaggia da solo. Appena uno su quattro lo fa con la famiglia.

Più in barca a motore, in affitto

Cosa fa scegliere i turisti (Clicca per ingrandire)

L’imbarcazione prediletta è quella motorizzata, scelta dal 64% degli intervistati, per il 59% presa in affitto. Il 36%, invece, è da barca a vela. E, in entrambi i casi è il 43.3% ad affidarsi a un equipaggio per la gestione della barca. Più della metà, in altre parole, la barca se la guida da solo.

Si sceglie un porto per una serie di motivi. Principalmente, come detto, per la scoperta e visita del territorio: 34%. Nel 25% dei casi invece è un cliente abituale. Seguono le altre preferenze: offerta di buoni servizi (18%), comodità degli spostamenti (15%) e convenienza dei prezzi (7%).

Le escursioni vanno per la maggiore: 64%. Il 37% si dedica allo snorkeling, l’esplorazione con maschera e boccaglio. È più di quelli che lo fanno per la pesca: 31%. Chiudono l’ittiturismo enogastronomico (23%) e il pescaturismo (17%): la ristorazione a base di pesce fresco locale e l’esperienza in barca con marinai o pescatori professionisti.

Uno su tre vuole il relax

Nella scelta della destinazione, però, un terzo dei sondati si butta a capofitto sul posto ideale per il riposo. Uno su quattro ha il desiderio di vedere un posto nuovo, magari a contatto con la natura, come preferisce uno su cinque. A ruota l’offerta di collegamenti (19%), la casa di proprietà (18%) e gli interessi per i prodotti agroalimentari tipici (15%).

Più della metà (52%), però, si orienta anche alle escursioni e gite nelle aree interne. Un po’ come fanno i turisti che vanno al mare pontino per poi avventurarsi fino ai borghi ciociari. Sarebbe l’Area Vasta del Basso Lazio, se soltanto fosse stata già creata. Il 45% visita i centri storici. Un terzo alla volta dell’enogastronomia (33%), specie gli eventi folcloristici (15%). Un quarto, invece, visita musei e mostre (24%) o siti archeologici (19%). Shopping never die: il 24% va per compere.   

Quasi un terzo delle spese ruota attorno al servizio portuale. Un quinto finisce nelle casse di ristoranti, pizzerie e bar. Un decimo è quello per alloggio e attività ricreative. Oltre il 5% dei soldi finiscono in cibi e bevande di supermercati e negozi. Così come per lo shopping, gli acquisti di prodotti enogastronomici e le attività culturali. Meno del 5%, invece, per trasporti, acquisti per lo sport o altre spese.

Servizi indispensabili per nauturisti

Cosa fanno i NauTuristi in vacanza (clicca per ingrandire)

Sono ritenuti indispensabili, per oltre la metà degli intervistati, spazi e strutture tanto a terra (59%) quanto in mare (57%). Il 52% vuole uffici, servizi e informazioni per i clienti. Uno su tre non sa viaggiare senza informazioni turistiche (36%), strutture di servizio (35%) o servizi di ordinaria manutenzione (33%). Uno su quattro o cinque, infine, richiede servizi di pulizia e lavaggio di carena, assi ed eliche delle imbarcazioni (25%). Un po’ meno, al 21%, chi necessita di laboratori e officine.

Quasi la metà dei nauturisti (48%), a proposito di tendenze, ritiene che nei prossimi anni le attività di maggiore interesse saranno immersioni subacquee (diving), escursioni marine e snorkeling. Altri, invece, vedono meglio gommoni tender, surf e varianti, sci e canoa (28%). Ma il must, per uno su tre, restano crociere (34%) o chartering, il noleggio di barche (32%). Per uno su cinque, infine, pescaturismo e pesca sportivo (23%) o la vela e le regate (21%).     

Il report approfondisce la domanda per scattare una fotografia di bisogni attuali e potenziali dei turisti in barca. Il turismo del mare rappresenta un quarto del settore e sembra voler andare anche oltre. «Dal nostro dodicesimo Rapporto, presentato a Unioncamere lo scorso luglio – ricorda il coordinatore Testa – il valore aggiunto diretto e indiretto ha raggiunto i 178.3 miliardi di euro, pari al 10.2% del Pil nazionale, con più di un milione di occupati e 227.975 imprese».

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