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Omron dimezza i dipendenti: colpa di Coivd. I sindacati: “È falso”

17 Giugno 20202 minuti di lettura
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Cancellazione immediata dei 30 posti interinali scaduti a fine aprile, via anche gli altri 20 posti ma alla scadenza naturale del contratto, taglio anche per una percentuale tra il 35% ed il 40% degli attuali 147 lavoratori oggi a libro matricola. E infine, disdetta degli accordi che portavano circa 2500 euro l’anno nelle buste paga dei dipendenti. Il Covid-19 manda in Terapia Intensiva la Omron di Frosinone. L’azienda che produce sensori, lettori di codici a barre, relè di potenza AC bistabili ed elettronica per l’Automotive ha annunciato il dimezzamento degli organici.

Automobili
La Omron di Frosinone

Lo ha comunicato ai sindacati nel corso di un incontro avvenuto nella sede di Unindustria a Frosinone. Spiegando che quei tagli sono necessari per contenere le perdite determinate dall’impatto del Covid-19 sul comparto automobilistico. Le linee di montaggio italiane sono in larga parte ferme, il mercato mondiale stenta a riprendersi: i piazzali sono pieni.

A sollecitare quei tagli è stata la casa madre giapponese: ha da poco rifinanziato il debito del ramo italiano con un’immissione importante di liquidità.

Il Covid non c’entra

I sindacati non accettano la chiave di lettura data dal management italiano. E dicono che il collasso della Omron non è stato determinato dal Covid bensì dalle scelte industriali sbagliate. Fatte ben prima che la pandemia si manifestasse.

A dimostrazione della loro tesi, Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Ugl indicano una data. È quella del 7 gennaio scorso: quel giorno è iniziato il confronto con l’azienda sui temi dell’organizzazione del lavoro e sul salario accessorio.

Automotive
Foto © Imagoeconomica

«Subito – evidenziano – abbiamo rimarcato le deficienze delle scelte fatte negli ultimi anni dal Management locale, scelte che hanno avuto e infine prodotto i risultati che oggi ci sono stati rappresentati con estrema crudezza. Scelte sulle quali le responsabilità delle maestranze sono irrisorie. Leconseguenze di quelle scelte vogliono essere fatte pagare proprio a quei lavoratori e a quelle lavoratrici che sono senza alcun dubbio l’anello più debole dell’azienda».

Il 24 giugno ci sarà un nuovo confronto con la Orono, sempre nella sede di Unindustria. Il giorno precedente i lavoratori incroceranno le braccia e terranno un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Frosinone.

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