Doveva essere la fabbrica del futuro, rischia di diventare la fabbrica del disincanto. Lo stabilimento Novo Nordisk di Anagni, presentato a marzo come hub globale con 2 miliardi di investimenti e 1.500 assunzioni, oggi somiglia a un cantiere sospeso nel vuoto. (Leggi qui: Novo Nordisk, la bolla danese è già esplosa: Cgil chiama Rocca. E leggi anche Terremoto Novo Nordisk: via 9mila posti e si rivedono tutti i piani).
Nelle ultime ore il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha risposto stizzito alla lettera del sindacato: nella sostanza ha detto “Non posso convocare l’azienda finché non si completa il processo di insediamento del nuovo Amministratore Delegato”. Una presa di posizione che, lungi dal rassicurare, aumenta l’incertezza: il tempo passa, ma il tavolo non si apre.
Contratti non rinnovati

E mentre i vertici si trincerano dietro procedure, dalle pieghe dello stabilimento arrivano segnali inquietanti. Al 30 ottobre non verranno rinnovati i primi 15 contratti di lavoro somministrato; entro la fine dell’anno il numero potrebbe salire a 50. Altro che 1.500 nuovi posti: la realtà dice licenziamenti silenziosi e prospettive in calo.
In stand by non c’è solo il piano di assunzioni. Slitta anche il revamping di alcuni servizi interni, simbolo di un’espansione annunciata e mai decollata. E restano sospesi altri appalti che avrebbero dovuto accompagnare il “nuovo corso”. Piccoli indizi che, messi insieme, disegnano un quadro: il progetto di Anagni non decolla, anzi rischia di retrocedere.
Resta da capire se si tratti di un parcheggio in attesa di conoscere i nuovi piani oppure di un binario morto. Nei giorni scorsi il Segretario interporvinciale di Filctem Cgil Sandro Charlitti aveva messo in evidenza un aspetto «Lo stabilimento ex Catalent di Anagni sta concentrando tutta la sua attività su un solo prodotto: il rischio è di replicare la fine fatta da Videocon quando non seppe agganciare lo sviluppo e diversificare la produzione. Fare un solo medicinale significa che nel momento in cui sarà obsoleto finirà anche la produzione per noi».
I segnali dagli Usa

A complicare il quadro si aggiunge la geopolitica. Nelle stesse ore, Donald Trump ha annunciato dazi al 100% sui prodotti farmaceutici Ue, salvo che le aziende abbiano impianti negli Stati Uniti. Novo Nordisk ne ha già uno, ex Catalent, oltreoceano. Il rischio è evidente: che la produzione destinata ad Anagni prenda invece la via dell’America.
La situazione ricorda da vicino quella dell’Automotive di Cassino: situazione incerta, futuro in bilico.
Solo qualche mese fa si parlava di rilancio e “interesse strategico nazionale”. Oggi si contano contratti non rinnovati, progetti congelati e dazi che minacciano di spostare il baricentro. Il futuro di Anagni non appare mai stato così incerto.








