Il drastico ridimensionamento dell’investimento di Novo Nordisk nello stabilimento di Anagni, passato dai 2,5 miliardi di euro annunciati con enfasi lo scorso anno a un solo miliardo, ha scatenato nelle ultime ore un vero e proprio putiferio. In prima linea, ovviamente, le organizzazioni sindacali del territorio, che già da mesi manifestavano perplessità sulla reale tenuta del cronoprogramma. E che adesso vedono oggi confermati i loro peggiori scenari. (Leggi qui: Novo Nordisk dimezza i piani su Anagni: un solo miliardo, ma non fuori dai giochi).
Durissimo l’intervento della Cgil
Il segretario interprovinciale dei Chimici Cgil Sandro Chiarlitti ha sottolineato come la decisione della multinazionale danese abbia confermato“la fondatezza delle preoccupazioni espresse nei mesi scorsi”. Preoccupazioni portate avanti da coloro che “avevano chiesto con forza alla Regione Lazio di fare chiarezza sul reale perimetro del piano industriale”. Secondo il sindacato, quello annunciato non è un semplice aggiustamento tecnico, ma una vera e propria “mutazione genetica” del progetto.

Una critica che tocca anche chi, solo qualche settimana fa, aveva dato ampie assicurazioni sul progetto: “E’ evidente che il piano originario di espansione è stato di fatto abbandonato, e che non esiste ancora un nuovo piano industriale formalizzato e presentato alle istituzioni e soprattutto alla presidenza del Consiglio dei Ministri che aveva dotato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca di poteri straordinari con la nomina a commissario”.
Quello che si intravede è dunque uno scenario pieno di ombre che, fatalmente, generano“una condizione di forte incertezza sul futuro produttivo e occupazionale del sito”, con ripercussioni che si starebbero già manifestando nella gestione quotidiana del personale. La Cgil ha denunciato infatti la recente perdita di“circa 250 lavoratori in somministrazione, segnale evidente di un rallentamento delle attività”.
“Servono chiarezza, impegni concreti e strategia”
Dal sogno dei 1000 nuovi posti di lavoro di cui si parlava, il timore è che lo stabilimento possa scivolare verso un’irrilevanza produttiva nel giro di pochi anni, anche perché “i prodotti storici ex Bristol termineranno la produzione entro il 2026, aprendo un ulteriore vuoto produttivo che dovrà essere compensato da nuovi volumi”. Ad oggi “non esistono”.

Che la situazione sia molto più seria del previsto, lo rivela anche un dettaglio non così secondario:“L’’uscita della dottoressa Barbara Sambuco, figura chiave alla guida del progetto di espansione, alimenta ulteriori preoccupazioni sulla reale volontà e solidità del percorso di sviluppo annunciato”.
Ecco perché, in questo contesto,“le rassicurazioni, che dalla Regione Lazio sono state rese note a mezzo stampa sono in netta contraddizione con gli annunci delle ultime ore”. Servono “chiarezza, impegni concreti ed una strategia industriale alla altezza delle aspettative annunciate”. (Leggi qui: Anagni alla prova: Novo Nordisk e la credibilità industriale del Lazio).
La Cisl: “Troppa incertezza, appello al Governo”
Anche la CISL, pur riconoscendo il valore del miliardo di euro, ha posto l’accento sulla nebbia che avvolge il piano annunciato solo nel marzo scorso. La dimensione dell’allarme sta anche nel fatto che ad intervenire siano stati, in maniera congiunta la Segretaria Generale della provincia di Frosinone Antonella Valeriani ed il Segretario dei chimici Femca Cisl Davide Favoriti. Per i quali, quanto sta accadendo è fonte di “forte preoccupazione perché al momento, non siamo in grado di avere contezza dei volumi occupazionali che questo investimento genererà”.

Una mancanza di informazioni che è “fonte di incertezza per lavoratori e famiglie, e necessita di immediata chiarificazione”. Di qui la richiesta che il ministero intervenga subito. Perché “il territorio non può permettersi ambiguità né freddi annunci di ridimensionamento, servono chiarezza, azioni concrete e una strategia industriale che risponda alle esigenze del territorio“.
Il sindaco Natalia getta acqua sul fuoco
L’annuncio del ridimensionamento della Novo Nordisk non si è limitato a scatenare polemiche sul fronte sindacale ma ha investito anche quello della politica locale. Generando uno scontro frontale tra maggioranza ed opposizione. Il sindaco di Anagni, Daniele Natalia, ha scelto di indossare i panni del pragmatismo, cercando di derubricare il taglio del 50% dell’investimento a una fisiologica oscillazione del mercato globale, pur mantenendo un profilo di cauto ottimismo.

“La multinazionale ha confermato oltre un miliardo di euro di investimenti già contrattualizzati; certamente si tratta del 50% di quello che era nei programmi originari. Ma investire un miliardo di euro su un sito significa che è confermata la strategicità del sito stesso”, ha dichiarato il primo cittadino. Natalia ha poi voluto tracciare una linea di demarcazione netta con il passato, sottolineando come, nonostante la riduzione,la portata dell’impegno di Novo Nordisk rimanga comunque senza precedenti per la zona.
“Rispetto alla stagione della Catalent (la farmaceutica che aveva lo stabilimento prima dei danesi ndr), l’impegno della Novo Nordisk su Anagni resta comunque superiore. Con la multinazionale americana infatti c’era in ballo un progetto di 100 milioni di euro; oggi invece è dieci volte tanto”. Per il sindaco, la città deve dunque restare un interlocutore affidabile: “Saremo sempre a fianco dell’azienda, come hanno fatto la Regione e il Ministero, per qualsiasi necessità”.
Il centrosinistra: “Mezzo fallimento”
Una lettura che non ha convinto affatto il centrosinistra. In un nota congiunta Pd, Possibile, Sinistra italiana e M5S hanno manifestato preoccupazione ed amarezza per il “mezzo fallimento” di quello che doveva essere “il volano dello sviluppo industriale ed occupazionale di un territorio”, ha ribadito come su quel progetto aveva “messo la faccia l’intero centrodestra regionale e locale”.

Di conseguenza, il passo indietro industriale diventa “il fallimento del commissario straordinario, il presidente Rocca, e di tutta la destra di governo”. I progressisti anagnini hanno infatti ricordato come per tanto tempo il centrodestra locale avesse magnificato la “filiera”, ovvero i vantaggi legati ad una consonanza politica tra governo nazionale regionale e locale. Vantaggi che, almeno per il momento, non si vedono. “E presto – ha concluso il centrosinistra – la gente di questa città e di questo territorio presenterà il conto al centrodestra”.








