Benvenuti nel Paese delle tasse diseguali, dove guadagnare la stessa cifra non significa affatto pagare le stesse imposte. A fotografarlo con chiarezza è lo studio del sindacato Uil (Dipartimento Stato Sociale e Politiche Fiscali): ha pubblicato la nuova classifica delle addizionali Irpef locali, cioè le imposte che paghiamo sui nostri redditi e che finiscono nelle casse di Regioni e Province di residenza. Un dato è lampante: il Lazio è tra le regioni dove si paga di più. Sempre. O quasi.
A Roma e nelle province Irpef più cara di Milano
Cominciamo dalle grandi città. Se avete un reddito da 40.000 euro lordi e vivete a Roma, versate in media 1.452 euro l’anno di addizionali Comunale e Regionali. A Milano, per intenderci, ve la cavate con 916 euro. Un divario di oltre 500 euro, senza che il trasporto pubblico o i tempi di attesa nella sanità sembrino giustificarlo.

Ma Roma non è sola. A guardare la classifica dei capoluoghi, spiccano anche Frosinone, Latina e Rieti: 1.412 euro ciascuno. Viterbo segue a ruota con 1.394 euro. In cima alla classifica – insieme ai centri campani – ci sono insomma tutti i capoluoghi del Lazio. Un caso? Difficile crederlo. Più facile pensare a una macchina pubblica affamata di risorse, che scarica sempre di più sui contribuenti locali i tagli delle manovre centrali. Il Governo taglia e dice ai comuni di arrangiarsi, i Comuni non possono fare altro che tagliare a loro volta e scaricare sui cittadini.
Il buco della sanità ha fatto saltare il banco
Se si scende ai redditi più bassi (20.000 euro), la musica cambia, ma il ritornello è lo stesso: Roma si conferma al top con 606 euro, seguita da Frosinone, Latina e Rieti (586 euro) e Viterbo (576 euro). Tutto questo mentre a Milano si pagano solo 263 euro, e in città come Bolzano, Trento ed Enna l’addizionale comunale non si paga proprio. Solo quella regionale.

Cosa c’è a far lievitare quelle percentuali? Tanto per fare un esempio: i cittadini del Lazio stanno pagando il cratere scoperto alcuni anni fa nei conti della Sanità del Lazio: circa 10 miliardi di euro. Piero Marrazzo prima, Renata Polverini poi e soprattutto Nicola Zingaretti hanno messo le briglie a quel conto senza freni. Oggi le cifre sono sotto controllo. Ma per i prossimi anni i cittadini pagheranno un’addizionale alta.
L’allarme della Uil

Il segretario della UIL Santo Biondo lancia l’allarme: «Serve una riforma vera della fiscalità locale, che tenga conto della capacità contributiva reale e non diventi un modo per compensare i tagli ai trasferimenti statali». E aggiunge: «Troppo spesso i cittadini, soprattutto quelli a reddito medio-basso, pagano di più per ricevere meno».
Il paradosso è servito: in un’Italia che si dice unita, il fisco divide. In modo netto, a volte impietoso. E se il Lazio è una delle regioni più tartassate, la domanda è inevitabile: dove vanno a finire tutti questi soldi? E cosa ci torna in cambio?Finché nessuno lo spiega, la sensazione è quella di una tassa doppia: quella sui redditi e quella sulla fiducia.








