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Lo sblocca cantieri non sblocca le autorizzazioni: a rischio decine di imprese

6 Giugno 20193 minuti di lettura
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Lo Sblocca cantieri «frena l’economia circolare». A lanciare l’allarme è Fise Unicircular l’associazione che riunisce le imprese del settore. Lo ha fatto subito dopo avere letto l’emendamento approvato dal Senato nell’ambito del Decreto Legge che doveva risolvere il problema del blocco alle autorizzazioni degli impianti di riciclo. Sono quelle che permettono di trasformare i rifiuti in risorse, le cosiddette autorizzazioni ‘End of Waste‘. Nel Lazio sono molte le aziende in questa situazione. Si tratta per lo più di attività fortemente innovative, con alti tassi di tecnologia, potenzialmente capaci di creare posti di lavoro: risolvendo oltretutto un problema, quello dei rifiuti.

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Il topo e la montagna

Quella pronunciata dall’Unione Imprese dell’Economia Circolare è una condanna senza appello. «La montagna ha partorito un topolino. Quasi un anno e mezzo fa una dalla sentenza del Consiglio di Stato ha bloccato il rilascio delle autorizzazioni sull’EoW caso per caso. Dopo decine di appelli dal mondo dell’industria e dell’ambientalismo ora arriva la risposta del Governo. È una risposta assolutamente insufficiente al problema».

Nelle aspettative del mondo industriale, lo Sblocca Cantieri doveva avviare a soluzione il problema. Infatti, con l’emendamento approvato è arrivato il tanto invocato chiarimento normativo. Che però non soddisfa le imprese. Perché? «Nel rilascio delle autorizzazioni ordinarie – spiega l’associazione – esse non saranno dotate della flessibilità necessaria per discostarsi dalle norme generali per il recupero». Si tratta di situazioni che vanno individuate caso per caso. Riguardano situazioni particolari relative ai rifiuti in ingresso, materiali in uscita, processi di recupero, limiti e condizioni gestionali.

Volevamo altro

«Francamente ci si aspettava qualcosa di diverso» ha commentato Andrea Fluttero, presidente Unicircular. Spiega che «Ci sono settori, come la gomma e gli inerti da costruzione e demolizione, che attendono da anni un decreto EoW specifico, adeguato alle esigenze operative e tecnologiche».

Il problema è cosa succederà a questi impianti, che adesso rimangono inchiodati ad una norma vecchia. Il decreto non fornisce risposta. L’associazione aveva proposto un emendamento che anticipasse in modo completo la disciplina Ue sull’End of Waste. «Ma purtroppo non è stato accolto».

Per Andrea Fluttero, «il pacchetto di direttive europee per la transizione verso l’economia circolare costituisce una grande opportunità di sviluppo per le industrie green del nostro Paese: serviva un’accelerazione e invece viaggiamo col freno a mano tirato».

Il rischio è che le aziende innovative vadano ad investire all’estero. E che lontano dall’Italia vadano a finire anche i capitali esteri dei fondi d’investimento che fino ad oggi hanno sostenuto le imprese innovativo della Circular economy. Molte imprese rischiano la chiusura e interi flussi di rifiuti, anziché essere riciclati, finiranno in discarica o a incenerimento.

A completare il quadro: al ministero il tavolo di lavoro con gli operatori per il recepimento della nuova direttiva europea, che dovrà avvenire entro luglio 2020, non è neanche partito.

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