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L’export del Lazio decolla: aerei, spazio e farmaci

11 Novembre 20194 minuti di lettura
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Farmaci, aerei e navicelle spaziali. L’export del Lazio decolla e segna nel primo semestre +26,9%. A dirlo sono i dati del centro studi di Unindustria che inquadrano il momento positivo per le aziende del territorio laziale. I numeri confermano quelli anticipati nei giorni scorsi da Bankitalia. (leggi qui Bankitalia conferma: il Lazio continua a crescere ma…)

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Si tratta di un aumento importante: la crescita dell’export vale circa 3 miliardi per le imprese locali. “Sono numeri– spiega il presidente di Unindustria Filippo Tortoriello in una intervista al Corriere della Sera– che ci riempiono di orgoglio. Siamo molto soddisfatti della performance soprattutto per quanto riguarda il farmaceutico e l’aerospace, i due comparti cresciuti maggiormente in questi mesi“.

Big Pharma

Colpisce il salto importante dell’export del pharma laziale. La crescita è del 64% e vale da sola 2,7 miliardi di euro. Complice l’attività costante di ricerca e sviluppo e una base produttiva ben consolidata, le aziende farmaceutiche laziali – concentrate nelle province di Roma, Frosinone e Latina – esportano oggi in tutto il mondo. Dal Nord America all’Asia passando per Europa e Medio Oriente.

“Si tratta- chiarisce Tortoriello- di realtà ad alto valore aggiunto che hanno saputo investire per crescere oltre confine. Hanno scommesso su Industria 4.0 e hanno saputo attirare l’interesse di grandi multinazionali“.

Volare alto

Sul podio troviamo gli altri due grandi settori di specializzazione regionale: il comparto degli aeromobili e veicoli spaziali che segna un +55% e la metallurgia a +22%. Il Lazio ha al suo interno uno dei principali poli aerospaziali con gli elicotteri di Leonardo Agusta, la componentistica spaziale di Avio.

Unindustria

Prosegue il trend negativo nel comparto degli autoveicoli (-30%) che soffre la frenata tedesca. “Anche il comparto della ceramica sta affrontando una lieve flessione in termini di export ma nel complesso resta uno dei settori chiave per la nostra economia” precisa Tortoriello.

Fuori Europa

Ma dove vendono le imprese laziali? La crescita dell’export ha riguardato in maggior misura i paesi al di fuori dell’Unione Europea: +50%, a fronte del +15% dei paesi del Vecchio Continente dove i principali partner commerciali sono Germania, Regno Unito e Belgio.

Il balzo extra Ue interessa invece gli Usa (+129%, 1,3 miliardi in piu’ rispetto al 2018), ma si registrano incrementi significativi anche in Svizzera e Turchia e verso mercati di sbocco più recenti tra cui la Cina e la Russia.

Nello scambio con l’estero per l’associazione imprenditoriale ci sono però grandi margini di miglioramento. “Bisogna analizzare bene la ripartizione dell’export delle province. I dati ci aiutano a capire dove occorre lavorare. Cresce Latina del 57%, seguono Frosinone con un + 27% e Roma a +11% mentre Rieti è purtroppo indietro“. Le ragioni, secondo il presidente di Unindustria, sono molteplici e sono da ricercare sia nelle difficoltà legate al post terremoto sia nella carenza infrastrutturale storica dell’area. “È un discorso che vale per tutto il Lazio, senza infrastrutture perdiamo investitori. Decine di multinazionali sono interessate a trasferirsi nel nostro territorio ma finche’ non avremo servizi adeguati e’ impossibile“.

L’innovazione nel campo energetico

Tanto che l’associazione imprenditoriale guarda con attenzione al completamento dell’autostrada Roma-Latina. Nel complesso la strategia degli imprenditori sembra essere quella di rafforzare il legame con l’estero. “Abbiamo 1.185 aziende a partecipazione straniera in grado di investire da se’. Semmai il tema e’ aiutare le Pmi che hanno bisogno di sostegno e risorse per internazionalizzarsi. Ed e’ questa la direzione che intendiamo prendere“.

Ecco spiegata la nascita del Digital Innovation Hub o l’accordo quadro con le universita’ del territorio per unire capitali e competenze. “Lo scenario che abbiamo davanti e’ positivo, il trend dell’export per i nostri settori e’ costante. Quello che ci preoccupa e’ l’andamento politico. Penso al caso Ilva– conclude Tortoriello al Corriere della Sera- Sono situazioni che creano incertezze per gli investitori e va detto: non possiamo permettercelo“. 

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