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Leonardo Anagni e i “muscoli” del caccia di VI generazione: l’occasione

12 Febbraio 20265 minuti di lettura
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Non solo mozzi e pale per elicotteri: la Ciociaria produce molto di più e lo fa con lo stabilimento della Leonardo di Anagni. E lo fa inserendosi in un incastro mondiale che parte da due progetti: uno fallito ed un altro ancora in piedi.

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Tutto parte da un acronimo: GCAP (Global Combat Air Programme). E’ il programma “Tempest”. Cos’è e che ruolo ha lo stabilimento di Anagni? Mettiamola soft: il sito ciociaro è specializzato nella produzione specialistica di materiali compositi.

Anagni è di fatto centro di eccellenza per “la progettazione e produzione di componenti strutturali avanzati in materiale composito e metallico”. E qual è il “core” della sua attività?

Chi farà cosa

Le aerostrutture: da sempre lo spot ciociaro è chiave di volta per i principali programmi aeronautici (come Eurofighter e F-35). Mercanzia nuova? No, e magari non è neanche vecchia, ma c’è di più: fornire componenti strutturali fondamentali per la cellula del nuovo caccia di sesta generazione. Componenti con mano d’opera prevalentemente ciociara.

Un sistema con sistemi che prevede anche il comando di droni e comandi da remoto d’arma avanzati. E qui il campo si allarga, e di molto.

Recap: da anni ormai l’Europa (continentale e non) si sta attrezzando per assemblare un caccia di sesta generazione. Cioè un velivolo con scopi bellici di deterrenza-attacco che presenti caratteristiche tecnologiche tali (stealthing e addirittura pilotaggio da remoto) da poter affrontare i nuovi scenari, quelli successivi al primo quarto del terzo millennio.

Il timing fino al 2035

A questo scopo e nel segno dell’integrazione industriale, da due anni e mezzo e con il timing di prova fissato al 2028 con entrata in servizio per il 2035, è nato il GCAP. Un progetto che coinvolge moltissime imprese italiane, “con i siti Leonardo di Anagni, Foggia e Grottaglie specializzati nella parte “fisica” (aerostrutture) del velivolo”.

Tradotto? Che i sistemi integrati e l’avionica li farà qualcun altro (tra cui Caselle, a Torino), ma la parte fisica dei nuovi velivoli sarà principalmente a cura di Leonardo Anagni.

In sunto: dalla provincia di Frosinone, e con eco occupazionale vasta, stanno partendo già ora i protocolli per il progetto strategico trilateral (Italia, Regno Unito, Giappone) per lo sviluppo del sistema aereo di combattimento del futuro entro il 2035.

La variante Parigi-Berlino

E qui le cose si ingarbugliano, magari migliorano a contare gli ultimi sviluppi. Va spiegato infatti che di progetti simili in giro ce n’erano due: il primo – il succitato trilateral fra Roma, Tokyo e Londra – ed un secondo che procedeva con mission parallela. Cioè? Il Future combact air system tra Francia, Germania e Spagna.

Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron

Con un piccolo particolare aggiuntivo che potrebbe incrementare (e di molto) le potenzialità occupazionali e produttive di Leonardo, sito di Anagni incluso. La chiave di volta è una sola: raccogliere e vincere la sfida per mettere in aria con tanto di post bruciatori un aereo da guerra che si il top di gamma.

E che raggruppi il meglio del meglio delle capacità tecnologiche dei Paesi coinvolti. Gli F-35 Made in Usa sono mercanzia straniera (e Matteo Renzi lo sa benissimo, dato che avallò il loro acquisto).

Cina, Russia e… Ciociaria

Gli Eurofighter Typhoon sono obsoleti e Cina e Russia hanno già su piazza i loro ultimi “pezzi forti”, in particolare Pechino con il suo terrificante J-50 senza impennaggi e con ala a diamante. Perciò, in questo gioco internazionale, anche lo stabilimento di Anagni assume un ruolo chiave.

Anche grazie ad un “particolare” in più: il programma franco-tedesco è in agonia. Perciò su piazza resterebbe una soluzione unica, che passa anche per la Ciociaria. In questi giorni, fra il caso Pucci-Sanremo e il files Epstein, una certa notizia è passata decisamente sottotono.

Francesi e tedeschi non avrebbero trovato una soluzione univoca a livello industriale e decisionale sul loro programma. Insomma, il progetto lanciato nel 2017 da Emmanuel Macron e Angela Merkel sarebbe “sull’orlo del collasso”. Cosa sta accadendo?

I Rafale all’Arabia Saudita

Qui torna il baricentro Ue: interessi, politiche di scala e aspirazioni dei due Paesi Massimi con rappresentanza a Bruxelles non coincidono. Perciò il loro progetto arranca (qualcuno dice che agonizza) mentre quello italiano, britannico e giapponese comunque avanza, sia pur con mille difficoltà.

Matteo Renzi (Foto: Paola Onofri © Imagoeconomica)

Il piano franco-tedesco-iberico era ricadente su un progetto che aveva come contractors la tedesca Airbus Defence and Space, la francese Dassault Aviation e la spagnola Indra Sistemas. Ricordate gli accordi Francia-Arabia Saudita?

Nel 2023 Parigi avrebbe dovuto farcire il regno arabo con i suoi caccia Rafale, e qualcuno sussurra che il terribile 7 ottobre di quell’anno abbia avuto (anche) come scopo quello di scoraggiare un comparaggio fra stati arabi “moderati” e occidente “inimico”. Tutto questo potrebbe avvantaggiare la cordata che coinvolge Roma.

Plusvalore Rheinmetall

Quella che annovera come aziende capofila Leonardo, Bae Systems e Mitsubishi Heavy Industries. Leonardo però ha una mezza rogna, ed è sempre rogna laziale.

Roberto Cingolani (Foto: Imagoeconomica)

E’ quella che vede l’azienda guidata da Roberto Cingolani essere partner in joint venture della tedesca Rheinmetall (che ha stabilimenti laziali a Roma e Latina). Questo per la fornitura alle forze armate italiane di veicoli da combattimento di ultima generazione. Quali? Il Main Battle Tank Panther KF51 e il Lynx come sistema di combattimento della fanteria corazzata. La chiamano Tiburtina Valley.

Nell’industria bellica però non esistono conflitti di interesse – horribile dictu – ma solo opportunità. Perciò che il Piano di azione italo-tedesco siglato a novembre 2023 da Giorgia Meloni e dall’allora cancelliere Olaf Scholz non debba necessariamente confliggere con i nuovi interessi italiani è dato appurato. Tanto che lo stesso ministro della Difesa Guido Crosetto non ha escluso un ingresso della Germania nel programma GCAP.

Come è dato appurato che per i prossimi 10 anni Anagni potrebbe essere sito centrale e di scala geopolitica mondiale.

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