Poche. Quasi nessuna. Le cifre parlano da sole: le auto elettriche immatricolate in provincia di Frosinone nel 2024 sono 251, il dato è aggiornato alle ore 17:30 di lunedì 7 ottobre. In una sola giornata lo stabilimento Stellantis Cassino Plant sarà in grado di produrne 600 in base al piano annunciato nei mesi scorsi dal Ceo Carlos Tavares che ha assegnato a Piedimonte San Germano tre modelli full electric. Sono le Maserati Grecale,le Alfa Romeo Stelvio e Giulia: solo la prima è già in produzione nella versione ‘Folgore‘ mentre le altre due arriveranno rispettivamente nel 2025 e nel 2026. Ad oggi se ne produce una decina al giorno: anche meno. “Il problema – disse Sergio Marchionne ad Alessioporcu.it il giorno della presentazione di Giulia e Stelvio tradizionali – non è fare le macchine ma è riuscire a venderle”.
Non si vendono. Le auto elettriche nessuno le vuole. I concessionari di tutta l’Europa lo hanno mandato a dire lunedì ad Ursula von der Layen. Ed oggi lo ha ribadito Federauto.
I numeri della disfatta

Le conferme arrivano dai numeri del Ministero delle Infrastrutture e trasporti. In provincia di Frosinone sono state immatricolate in 9 mesi e 7 giorni 251 auto elettriche tenuto conto di tutte le marche e tutti i modelli. Il top è stato registrato a giugno: 68 immatricolazioni, il punto più basso è stato ad aprile: 9 auto soltanto.
| Gennaio 24 | 26 |
| Febbraio 24 | 36 |
| Marzo 24 | 24 |
| Aprile 24 | 9 |
| Maggio 24 | 15 |
| Giugno 24 | 68 |
| Luglio 24 | 26 |
| Agosto 24 | 13 |
| Settembre 24 | 27 |
| Ottobre 24 (Fino al giorno 7) | 5 |
Nel solo mese di settembre, in provincia di Frosinone sono state immatricolate 27 auto elettriche su 562 immatricolazioni complessive registrate in Ciociaria quel mese. E sempre a settembre, in tutta Italia risultano immatricolate 30 Maserati Grecale prodotte a Cassino Plant. La sua quota di mercato è lo 0,1% dicesi zero virgola uno percento. I numeri sono di Unrae – Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, cioè l’Associazione delle Case automobilistiche estere che operano in Italia nella distribuzione e commercializzazione di autovetture, veicoli commerciali e industriali, bus, rimorchi, semirimorchi.

La situazione non cambia se si va a vedere il mese di giugno nel quale c’è stato il boom di auto elettriche immatricolate in Ciociaria: ben 68. Ma nello stesso mese il totale delle immatricolazioni è ben 844. Le Grecale elettriche vendute a giugno sono state in tutto 26 con una percentuale di mercato dello 0,1%
Il mercato non tiene. Così non sta in piedi. Soprattutto perché c’è una balla colossale a gonfiare quei numeri così asfittici delle immatricolazioni di auto elettriche
Concessionari sotto ricatto

La rivela oggi Massimo Artusi, presidente di Federauto, alla Conferenza di Sistema Confcommercio 2024. Ha denunciato che “i concessionari di autoveicoli sono sottoposti a una pressione eccessiva. Più del 50% delle auto a batteria (Ev) sono immatricolate, obtorto collo, dai concessionari con ingenti oneri finanziari di stock e di obsolescenza causata dal prolungato stop dell’invenduto. Problemi a cui si aggiunge l’inquietante notizia dell’assegnazione d’ufficio ad alcuni dealer, con successiva fatturazione, di veicoli non ordinati e non abbinati a un cliente finale”.
L’origine è il Green Deal Automotive che, con tutti i limiti di una decarbonizzazione misurata al tubo di scarico, vincola i costruttori a produrre veicoli poco graditi dal nostro mercato“. Alla fine, il cetriolo verrà servito ai concessionari: “Se tali norme non saranno modificate entro il 2025, come chiedono alcuni Paesi membri a cominciare dall’Italia, inevitabilmente i costruttori finiranno per trasferire l’onere di smaltire prodotti difficili da commercializzare sui concessionari. Loro, pur avendo oggi un buon equilibrio finanziario, potrebbero non essere più in grado di svolgere la naturale funzione di mercato”.
La lettera contro Tavares

Nelle ore precedenti erano scesi in strada direttamente loro: i concessionari di Stellantis hanno chiesto all’Europa di spostare dal 2025 al 2027 l’entrata in vigore dei limiti Ue sulle emissioni auto, che dall’anno prossimo scenderanno a 95 gCO2/km. Una posizione analoga a quella espressa dall’Acea, di cui fanno parte Volkswagen e Renault, ma non più Stellantis. Chiedono due anni di ossigeno: per smaltire l’invenduto ma anche per dare tempo all’industria automobilistica di riorganizzarsi.
Tanto per fare un esempio: in provincia di Frosinone, salvare l’indotto Stellantis e fare in modo che possa continuare a produrre anche se la casa automobilistica dovesse chiudere lo stabilimento di Piedimonte San Germano, significa riorganizzare l’intera filiera. Vuole dire riconvertire una parte della produzione: il che richiede tempo, soldi ma soprattutto rivedere completamente l’attuale metodo di rilascio delle autorizzazioni ambientali. Se continueranno ad occorrere anche 7 anni per avere un’autorizzazione come oggi accade in Ciociaria e verranno mantenuti gli attuali criteri sarà impossibile salvare le fabbriche cambiando le produzioni.
La mossa dei Concessionari Stellantis è del tutto fuori sintonia con le idee dell’amministratore delegato del gruppo italofrancese Carlos Tavares, secondo il quale le regole non si cambiano a gioco iniziato. Per Tavares pensare ora di modificare le norme europee sulle emissioni di CO2 “sarebbe surreale“. Lo ribadirà l’11 ottobre quando parlerà in Commissione Commercio e turismo della Camera per un’audizione. Che però sarà solo politica e non tecnica. Non ci saranno numeri ne spiegazioni.








