Latina Caput Frutti: dall’Agro Pontino il 40% delle esportazioni del Lazio

Ortofrutta, ha origine in provincia di Latina circa il 40% delle esportazioni agroalimentari del Lazio. I dati sono emersi dal convegno dedicato al comparto organizzato da Intesa San Paolo

La provincia di Latina ha un ruolo fondamentale nell’agroalimentare laziale e italiano e in particolare a monte, nelle produzioni agricole, con il fertile territorio dell’Agro Pontino. Ha origine a Latina circa il 40% delle esportazioni agroalimentari del Lazio. È forte in particolare la specializzazione nell’ortofrutta, che tra i 12 distretti agricoli monitorati in Italia comprende anche il distretto dell’Ortofrutta dell’Agro Pontino, da cui proviene oltre il 5% dell’export ortofrutticolo italiano.

Tra le molte produzioni in cui Latina primeggia a livello nazionale (ravanello, carote, cocomeri, fragole, olive da tavola), spicca senz’altro il kiwi, protetto dal 2004 dalla IGP Kiwi di Latina.

A Latina si produce circa un terzo dei kiwi prodotti in Italia (178 mila tonnellate nel 2017), garantendo all’Italia una posizione di rilievo negli scambi globali di questo frutto.

Il convegno di Intesa San Paolo

I dati sono emersi dal convegno odierno e dedicato al comparto organizzato da Intesa Sanpaolo. Un evento promosso in collaborazione con l’Ordine degli Agronomi e dal titolo: “Il valore e le potenzialità del settore agroalimentare nel Lazio“. Un appuntamento giunto alla sua terza edizione che mette al centro gli imprenditori agroalimentari dell’agro-pontino.

Il confronto tra imprenditori e mondo bancario vedrà oggi un ampio approfondimento grazie agli interventi di Pierluigi Monceri, Responsabile della Direzione Regionale Lazio, Sardegna e Sicilia, Lavinia Stoppani, Industry & Banking della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e Cinzia Lamberti, Presidente Ordine provinciale dei Dottori Agronomi e Forestali di Latina.

L’agroalimentare in Italia

Il settore agroalimentare italiano ha un peso del 3,9% sull’economia italiana. Nel 2017 il settore ha generato un valore aggiunto superiore ai 60 miliardi di euro (33 per l’agricoltura, ilvicoltura e pesca e 27,3 per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco) e ha occupato quasi 1,4 milioni di persone (circa 920 mila per agricoltura, silvicoltura e pesca e circa 465 mila per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco).

L’Italia riveste un ruolo importante anche a livello di agroalimentare europeo: è infatti terza per valore aggiunto e occupati dopo la Francia e la Germania, ma detiene il primo posto per qualità e ricchezza della produzione con 294 certificazioni (DOP, IGP e STG) nel comparto agricolo e alimentare (di cui 53 formaggi) e 564 certificazioni (DOP e IGP) nei vini e nei liquori.

La qualità del Made in Italy

Puntando sulla qualità del Made in Italy, in un decennio che ha visto soffrire i consumi nazionali, l’agroalimentare italiano ha saputo trovare nell’estero il suo naturale sbocco. Negli ultimi 10 anni (2008-2017), le esportazioni alimentari italiane hanno sfiorato una crescita del 60%, contribuendo in modo fondamentale alla crescita dell’export manifatturiero italiano (che nello stesso periodo è aumentato del 23%), con 12,4 miliardi di euro aggiuntivi esportati.

Nel 2017, l’export italiano nel Food&beverage ha così raggiunto la cifra record di 33 miliardi di euro che, sommati agli oltre 7 miliardi di esportazioni agricole, hanno permesso all’agro-alimentare italiano di raggiungere i 40 miliardi di export complessivi.

Nei primi otto mesi del 2018 il fatturato dell’alimentare italiano è cresciuto a valore, rispetto al corrispondente periodo del 2017, dell’1,8%. Grazie sia al traino dell’estero, sia del mercato interno.

Nella prima metà dell’anno, l’export agroalimentare ha registrato una crescita tendenziale del 2,5% a valore, sintesi di andamenti contrastanti: in crescita del 3,9% le esportazioni dell’industria della trasformazione, in calo del 3,8% l’export agricolo, penalizzato dalla sfavorevole congiuntura climatica nei primi mesi dell’anno.

Il peso dell’agroalimentare sull’economia del Lazio

Il peso dell’agroalimentare sull’economia del Lazio è tra i più bassi in Italia, ma il dato regionale nasconde una profonda disomogeneità a livello provinciale.

Se si esclude Roma, il peso dell’agricoltura sull’economia laziale sale al 4,5% per valore aggiunto e al 6,5% per occupati; dati questi al di sopra della media italiana.

Inoltre il Lazio è la nona regione italiana per superficie agricola utilizzata.

Con una dimensione media aziendale in crescita, ma stimata superare di poco i 12 ettari per azienda, il dato del Lazio rimane inferiore alla media italiana (14,4 ha per azienda), mostrando un territorio ancora molto frammentato, seppure avviato su percorso di progressiva razionalizzazione delle aziende.

Positivi i dati sulla produttività, in crescita dal 2013, con un forte orientamento al biologico, che fa conquistare al Lazio la quarta posizione tra le regioni italiane per quota di biologico sul totale della superficie utilizzata (16,9%).