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La dogana che va in fabbrica: Coppotelli e la scommessa del Basso Lazio

6 Febbraio 20265 minuti di lettura
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Un’idea più delle cifre e delle norme: è lei a chiarire la portata delle Zone Franche Doganali presentate lunedì in Camera di Commercio: non è più l’impresa che va alla dogana, è la dogana che va dall’impresa. Funzionano a raggiera, ha spiegato il suo papà, il senatore Nicola Calandrini presidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama. Ed è da questa immagine – semplice, quasi didattica – che prende le mosse il ragionamento di Enrico Coppotelli, segretario generale della Cisl del Lazio. Per dire sì e per solelcitare. (Leggi qui: La Zona Franca che non scade: il Lazio Sud riscrive le regole dello sviluppo).

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Perché qui non si parla di un’infrastruttura da inaugurare o di un progetto da finanziare ma di una legge già in vigore. Nessun Decreto attuativo da attendere, nessuna proroga da implorare. La Zona Franca Doganale esiste, è operativa, è stabile. Ed è proprio questa immediatezza che, secondo Coppotelli, impone una responsabilità collettiva. «È una grande opportunità, a patto che ci si rimbocchi le maniche». Tutti. Senza dare nulla per scontato. E soprattutto senza cullarsi sugli allori.

Il cuore apparente

Foto © Can Stock Photo / khunaspix

Il cuore della questione è geografico solo in apparenza. Il porto di Gaeta resta la porta naturale verso i mercati internazionali, ma non è più l’unico baricentro. Le imprese delle province di Frosinone e Latina potranno beneficiare della sospensione dell’Iva e dei dazi direttamente nei propri stabilimenti, attraverso terminali doganali in azienda. Magazzini, aree di stoccaggio, varchi e controlli diventano parti di un unico sistema funzionale, pensato per sostenere l’export e rendere più flessibile la gestione delle merci.

È questo il cambio di paradigma che Coppotelli coglie con lucidità: la Zona Franca Doganale non è un recinto ma una rete. E come tutte le reti, funziona solo se i nodi sono connessi.

Il gioco di squadra che serve davvero

Enrico Coppotelli

È su questo punto che Coppotelli insiste quando parla di lavoro di squadra. La legge, da sola, non basta. Occorre raccordare i passi successivi: infrastrutture, logistica, pianificazione industriale. «Il porto deve dialogare con i sistemi industriali e logistici», ripete, chiarendo che senza integrazione la Zona Franca rischierebbe di restare una promessa incompiuta.

Qui il ragionamento si fa politico nel senso più pieno del termine. «Mai come in questo momento il Basso Lazio deve dimostrare di essere molto di più di una espressione geografica». Non è una formula retorica, ma una diagnosi. La Zona Franca Doganale ha bisogno che porti, aree produttive e infrastrutture “dialoghino”, che si inneschi un moltiplicatore capace di alimentare competitività e occupazione.

In questo scenario si innesta la Zona Logistica Semplificata, fortemente sostenuta anche dalla Cisl del Lazio. Semplificazioni burocratiche, agevolazioni fiscali, credito d’imposta: strumenti che rendono i territori più attrattivi per gli investimenti, soprattutto nei settori logistici e manifatturieri. La Zls e la Zona Franca Doganale non sono alternative, ma complementari. Una rafforza l’altra, a patto che vengano pensate insieme.

L’esempio confermato oggi da Stellantis

Antonio Filosa (Foto: Caroline Brehman © STF/ ANSA)

L’esempio pratico, con i piedi a terra sul territorio del Lazio Sud: buona parte dei cablaggi per Stellantis Cassino Plant arrivano da fornitori che hanno gli stabilimenti in Nordafrica. Oggi quando arrivano i loro container con i materiali per Giulia, Stelvio e Grecale, Stellantis deve pagare l’Iva ed i dazi alla dogana. Con la ZFD di Nicola Calandrini invece si porta i container a Piedimonte San Germano, monta quei pezzi ed assembla le auto, quando le avrà messe con le ruote a terra pagherà ciò che non aveva versato in dogana. Quei soldi, tanti, resteranno sui suoi conti a disposizione di altre operazioni.

Oggi il CEO Stellantis Antonio Filosa, nell’annunciare quello che sarà l’Anno Zero della casa automobilistica ha detto che non verranno pagate le cedole agli investitori e verrà emesso un bond per finanziare questa ripartenza. Perché è meglio tenere in cassa risorse – 46 miliardi – per avere la liquidità industriale che è fondamentale per essere operativi. Ecco: la ZFD crea una liquidità industriale senza dover ricorrere ai soldi prestati da finanziatori attraverso i bond. (Leggi qui: L’anno Zero di Stellantis).

Il lavoro come bussola, la Tav come ultima tessera

Enrico Coppotelli con Francesco Rocca

Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca lo ha detto con chiarezza: non si tratta di un annuncio ma di una norma vigente. Il senatore Nicola Calandrini ha aggiunto che è uno strumento stabile, senza scadenza e senza costi per lo Stato, pensato per sostenere la vocazione all’export. «Ora si apre la fase operativa». Ed è proprio qui che, secondo Coppotelli, si misura la maturità di un territorio.

Dietro le cifre dell’export e le potenzialità logistiche, Coppotelli non perde mai di vista il punto essenziale: il rilancio passa dal lavoro. Come sempre. Le Zone Franche Doganali offrono enormi opportunità, ma non possono essere lette solo in termini di competitività delle imprese. Devono tradursi in occupazione stabile, qualificata, di qualità. Su questo fronte la Cisl promette di non abbassare la guardia neppure per un secondo.

Da vantaggio tecnico a vantaggio reale

(Foto © DepositPhotos.com)

Le merci extra-Ue introdotte nella Zona Franca non sono soggette a Iva o dazi finché non entrano nel territorio doganale dell’Unione. Non ci sono limiti temporali allo stoccaggio, consentendo alle imprese politiche di magazzino più flessibili e strategiche. È un vantaggio concreto, soprattutto in territori che già oggi mostrano numeri significativi sull’export. Ma è proprio qui che si gioca la partita più delicata: trasformare un vantaggio tecnico in sviluppo reale.

Da qui l’ultima considerazione, che Coppotelli affida quasi come un promemoria collettivo: manca ancora una risposta. Zona Logistica Semplificata, Zona Franca Doganale. Due strumenti ora ci sono. «Aspettiamo la terza»: la stazione Tav di Ferentino a servizio del Basso Lazio. Con quell’infrastruttura, l’effetto filiera sarebbe completo.

Non un sogno, ma una sequenza logica. Perché le leggi possono aprire strade ma sono le scelte condivise a renderle percorribili. E, come ricorda Coppotelli, «si può fare, lo dobbiamo fare. Tutti insieme».

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