Non è solo una questione di età: è un’emergenza economica. Il nuovo report della CGIA di Mestre fotografa un mercato del lavoro che invecchia in tutta Italia, ma è sui dati della provincia di Frosinone che scatta l’allarme vero.
La Ciociaria entra nella Top 5 nazionale per anzianità dei lavoratori, piazzandosi al quinto posto assoluto su 107 province. Un dato che pesa come un macigno se letto in prospettiva economica e produttiva. Perché significa che abbiamo i lavoratori più anziani, non si è attivata la catena del ricambio con la quale si trasmettono poco alla volta le competenze ai giovani, non ci sono i giovani per sostituire chi andrà in pensione.

Mentre l’età media dei dipendenti privati italiani nel 2024 ha sfiorato i 42 anni (contro i 38 del 2008), a Frosinone si sale a 43,15 anni. Peggio fanno solo Potenza, Terni, Biella e Massa-Carrara. Non è un dettaglio statistico: è il segnale di un territorio che rischia di restare senza ricambio generazionale nel lavoro.
Nel confronto regionale il dato è ancora più netto. Frosinone è la provincia più “matura” del Lazio, davanti a Roma, Viterbo, Rieti e Latina. Una posizione che racconta una difficoltà strutturale ad attrarre giovani, soprattutto nei settori produttivi tradizionali.
I numeri che raccontano il problema
I dati parlano chiaro e non lasciano spazio a interpretazioni benevole.
| Provincia | Età media | % over 50 | Rank |
|---|---|---|---|
| Frosinone | 43,15 anni | 34,4% | 5ª |
| Roma | 42,41 anni | 33,6% | 34ª |
| Latina | 41,83 anni | 32,2% | 67ª |
| Rieti | 42,02 anni | 32,2% | 56ª |
| Viterbo | 42,12 anni | 32,4% | 52ª |
Nel Lazio nel complesso i dipendenti privati sono 1,799 milioni, con un’età media di 42,40 anni. Frosinone è ben oltre questa soglia, e la distanza non è solo numerica ma funzionale.
Il report della CGIA spiega che un lavoratore su tre in Italia ha più di 50 anni e che dal 2008 al 2024 l’età media è cresciuta di quattro anni. In Ciociaria l’aumento è stato ancora più marcato.
Il rischio? La perdita del cosiddetto capitale umano. Con l’uscita dei lavoratori più anziani si disperdono competenze tacite, conoscenze di processo, abilità che non si trovano nei manuali ma che tengono in piedi le aziende.
Manifattura e artigianato sotto pressione

Nel caso della provincia di Frosinone l’impatto è doppio. Da un lato, la permanenza in servizio dei lavoratori più anziani garantisce esperienza e affidabilità, ma comporta anche maggiori costi, più rischi di infortuni e una minore adattabilità ai cambiamenti tecnologici.
Dall’altro lato, la difficoltà ad attrarre giovani blocca il rinnovamento, soprattutto nei settori manifatturiero, edile, logistico e dei trasporti. Qui la digitalizzazione procede a rilento, anche perché l’età media elevata rende più complessa l’adozione di nuove tecnologie.
Le imprese locali, spesso piccole e a conduzione familiare, faticano a trovare nuove leve, in particolare nei mestieri tecnici e artigiani. Il modello della “bottega”, se non viene rinnovato, rischia di scomparire insieme a chi va in pensione.
Come ricorda la CGIA, «la carenza di giovani nelle imprese riduce la capacità produttiva e blocca l’innovazione». A Frosinone questo rischio è già realtà.
Il divario con Roma e la lettura politica

Il quadro diventa ancora più evidente se confrontato con l’ultimo report Movimprese diffuso da Unioncamere e Infocamere.
Il Lazio è la prima regione italiana per crescita imprenditoriale (+2,07%), con un saldo positivo di 12.259 imprese nel 2025. Roma traina il dato, con oltre 11 mila imprese in più e un tasso di crescita del 2,54%, quasi tre volte la media nazionale.
Le altre province, Frosinone compresa, non tengono il passo, fatta eccezione per il comparto edilizio. È qui che emerge la frattura: la Capitale corre, la Ciociaria arranca.
La scelta davanti al territorio

Il report della CGIA, dunque, non è solo una fotografia. È un campanello d’allarme politico ed economico. Senza una strategia chiara, il rischio è che la provincia di Frosinone diventi un territorio “anziano” non solo nei numeri, ma nelle prospettive.
Servono politiche attive del lavoro, formazione mirata, incentivi per l’assunzione di giovani, sostegno alle imprese che investono in innovazione e digitalizzazione. Senza questi interventi, la perdita di competitività sarà inevitabile.
Il tempo del rinvio è finito. Perché quando il lavoro invecchia senza ricambio, non si ferma: si spegne lentamente.








