
Via Alcide De Gasperi. Ore 17. Un palazzo bianco, le bandiere, l’arcivescovo Monsignor Santo Marcianò che benedice la soglia. Dentro, le massime autorità civili e militari delle province di Frosinone e Latina. Un attore che parla di fiducia, legalità e sviluppo. Una prima pietra ritrovata nel muro, testimonianza silenziosa di quando questo edificio nacque. E tutto intorno, la città che guarda.
La Camera di Commercio Frosinone-Latina è tornata a casa. Anzi: è tornata ad essere casa. Delle imprese, degli artigiani, dei commercianti, di tutti coloro che in qualsiasi modo producono in provincia di Frosinone. (Leggi qui: Una pietra del 1932 ed il segnale di Acampora a tutta la provincia).
Il palazzo e il suo significato
Non era un’inaugurazione qualunque, e non bastava dirlo: bisognava sentirlo. Luca Ceccherelli, attore, ha accompagnato il pubblico in un monologo sul senso profondo delle Camere di Commercio. Non uffici amministrativi, ma presìdi di fiducia, luoghi dove il rapporto tra istituzioni, imprese e comunità prende forma concreta. Il filo conduttore di tutta la cerimonia, condotta da Nunzia De Girolamo, era già lì, in quelle parole: un palazzo non si inaugura, si restituisce.
Giovanni Acampora, presidente della Camera di Commercio, ha scelto di costruire il suo intervento come un ritornello: «Torna al centro». La sede torna al centro della città, restituendo a Frosinone uno dei suoi edifici più prestigiosi. Torna al centro del territorio, più vicina alle imprese e ai cittadini. Torna al centro dell’economia, «rafforzando il proprio ruolo di casa delle imprese». E torna al centro della memoria: quella prima pietra ritrovata nel muro, recuperata e valorizzata come parte integrante del percorso identitario dell’ente, è la prova materiale che alcune storie non si interrompono, si sospendono.
Non si è fermato all’inaugurazione di ieri: «In autunno inaugureremo anche la nuova sede storica a Latina, nella convinzione che la Camera di Commercio debba essere il catalizzatore del cambiamento, la roccaforte della democrazia economica, un luogo familiare in cui gli imprenditori trovano ascolto, competenze, strumenti e opportunità».
Le sale e la memoria
Dentro, due momenti di commozione che valgono più di qualsiasi dichiarazione programmatica.
La Sala Riunioni del piano della Presidenza è stata intitolata a Giovanni Proia, imprenditore e già componente della Giunta camerale, scomparso prematuramente. Acampora lo ha ricordato con parole precise: «Ha sempre creduto nei giovani e nella necessità di sostenerli. È stato al mio fianco fino all’ultima riunione di Giunta e dedicargli questa sala è stato per me un momento di grande emozione».
La Sala Convegni è stata invece reintitolata al cavalier Benito Stirpe. Una figura che ha rappresentato, come ha ricordato Acampora, «una pagina importante della storia imprenditoriale del territorio». Con la sua visione imprenditoriale avviata nel dopoguerra e la sua straordinaria passione per lo sport, ha contribuito a costruire un percorso che continua ancora oggi grazie all’impegno della sua famiglia.
E c’è un terzo nome che entrerà nella memoria della sede: Curzio Stirpe, già presidente dell’Azienda Speciale Innova, al quale sarà intitolato uno spazio nell’immobile di viale Roma. Quello stesso immobile che continuerà a ospitare l’Azienda Speciale Informare e che vedrà sorgere un Hub istituzionale dei servizi per lo sviluppo e per le nuove competenze. Tre generazioni di imprenditori che diventano toponomastica di un ente pubblico: è il modo in cui una comunità custodisce la propria storia economica.
Il sindaco, Unioncamere e la rete che si allarga
Riccardo Mastrangeli, sindaco di Frosinone, e Andrea Prete, presidente di Unioncamere, hanno portato alla cerimonia il peso istituzionale che il momento richiedeva. Prete in particolare ha messo a fuoco il punto che rischia di passare in secondo piano nelle cerimonie: «Noi siamo utili se siamo utili alle imprese. Il ruolo delle Camere di Commercio è un ruolo chiave, soprattutto in tema di internazionalizzazione». Non un elogio generico, ma una bussola operativa.
Prima della chiusura della cerimonia, Acampora e Antonella Ballone, presidente della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia, hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa. Iniziative comuni a sostegno della competitività delle imprese, dell’internazionalizzazione, del turismo, dell’enogastronomia, delle infrastrutture e dell’economia del mare. Due territori che decidono di fare rete invece di competere: è un segnale che merita di essere registrato.
Tajani, lo stadio Stirpe e i laghi di Fondi
La giornata è stata chiusa dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. Che ha scelto di cominciare da un dettaglio personale, raro nella retorica istituzionale: «Eravamo allo stadio Stirpe a festeggiare il ritorno del Frosinone in Serie A quando il presidente Acampora mi ha invitato qui. Ne sono stato onorato, perché vedere questo territorio crescere e svilupparsi significa che qualcosa è cambiato».
Era il modo di dire che Frosinone, nel racconto nazionale, ha cambiato di segno: non è più il territorio che si presenta con il cappello in mano, è il territorio che porta risultati e merita riconoscimento. «Abbiamo dato vita a un piano del Ministero per l’export e l’internazionalizzazione perché riteniamo che serva una strategia a sostegno di tutti voi, che ci mettete il genio, il coraggio e la faccia. E spetta a noi non lasciarvi soli».
Poi l’annuncio principale: a breve il Ministero degli Esteri firmerà un accordo con Unioncamere per coinvolgere direttamente il sistema delle Camere di Commercio nel piano nazionale per l’export e l’internazionalizzazione delle imprese. Un accordo che trasforma la Camera di Commercio da sportello di prossimità a protagonista di una strategia nazionale. Non è un dettaglio protocollare: è un cambio di funzione.
E infine, il lancio che ha raccolto gli applausi più caldi: «Mi piacerebbe tornare qui, in questa sede a Frosinone, per presentare un progetto pilota dedicato al turismo delle radici, che partirà a breve e punterà allo sviluppo delle aree interne, dei laghi di Fondi e Canterno». I Monti Ausoni, i laghi del Sud Pontino, le aree interne che aspettano da decenni una narrazione turistica all’altezza della loro bellezza. Tajani li ha nominati, e nominarli davanti alle istituzioni di due province equivale a metterli nell’agenda.
Il significato di ieri, il compito di domani
C’è un paradosso strutturale in ogni inaugurazione istituzionale: il momento della festa è anche il momento in cui comincia il lavoro vero. Ieri il palazzo di via De Gasperi è tornato alla città. Da oggi, quel palazzo dovrà giustificare ogni giorno il suo ritorno.
Acampora lo sa, e lo ha detto con una formula che non è retorica ma programma: la Camera di Commercio come «catalizzatore del cambiamento». Il centro storico di Frosinone, che da anni fatica a trovare la sua funzione nel tessuto urbano della città, ha ora un presidio istituzionale di peso. Ha un palazzo che porta con sé, nel pomeriggio di ieri, un accordo con Unioncamere, un protocollo con il Gran Sasso, un progetto per i laghi del Sud Pontino e la promessa di una nuova sede a Latina.
Sono impegni. Pesano come impegni. E si misurano, come tutti gli impegni, non nel giorno in cui vengono presi, ma nei mesi in cui vengono onorati.




