«La BpC interessata ad una fusione? Ma mi faccia il piacere»

Balle. Economiche e finanziarie. Alla Banca Popolare del Cassinate assicurano di saperne niente dell’anticipazione fatta oggi dal quotidiano Il Sole 24 Ore. Per il quale l’istituto di credito sarebbe interessato al progetto per la creazione di una “super Popolare del centro Italia“.

È la stessa indiscrezione circolata a gennaio dello scorso anno. Stesso scenario, stesso progetto, mettere insieme le Popolari più solide per creare una super banca di territorio. All’epoca fu la Popolare di Bari ad ipotizzare l’aggregazione. Dopo pochi mesi si scoprì che non aveva i conti proprio in ordine.

La risposta data un anno fa da Cassino fu un No senza possibilità di repliche. Oggi la reazione è stata molto più dura.(leggi qui Banca Popolare di Bari vuole incorporare la Cassinate. Bpc: «Non interessati»).

Non ci fondiamo. Con nessuno.

Donato Formisano © A.S. Photo, Andrea Sellari

Il primo No arriva dal presidente Donato Formisano. “Il nostro Istituto non ha nei suoi piani nessun passo in questa direzione e l’ipotesi di un accorpamento con altri istituti non è in nessun modo al vaglio della nostra Amministrazione, che, attualmente, conferma il proprio modello organizzativo e le caratteristiche dimensionali e di governo”.

In pratica: non stiamo pensando di fonderci con chicchessia, non abbiamo intenzione di cambiare ciò che siamo oggi.

La fusione metterebbe in discussione l’autonomia dei singoli istituti. E per Donato Formisanoil principio di autonomia è un elemento imprescindibile della nostra identità. È proprio grazie a questo principio che la banca mantiene un alto livello competitivo in termini di solidità patrimoniale e di indicatori economici e di redditività”.

Progetto non credibile

VINCENZO FORMISANO

Più tecnico il No del vice presidente Vincenzo Formisano, professore di Economia all’Università di Cassino e da pochi giorni vice presidente dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari.

La premessa è che le uniche cose le ha lette dai giornali. Il giudizio è senza appello: “questo progetto sembra essere scritto da non addetti ai lavori.

Ancora più severo nell’articolare le motivazioni del no. Nel metodo innanzitutto: “Contesto innanzitutto il metodo di comunicazione: poiché si tratta di un tema delicato quale l’assetto delle banche popolari (che coinvolgono migliaia di soci e lavoratori) non si possono dare informazioni di questo genere senza che le singole banche siano coinvolte e senza che ne siano a conoscenza”.

È un’accusa grave. La Banca Popolare del Cassinate non era a conoscenza di quel progetto. È un soggetto finanziario: le informazioni su questo tema devono essere filtrate due volte. Per le conseguenze che possono determinare sugli azionisti e sui risparmiatori.

È nel merito che il professore non giudica credibile il piano illustrato nell’articolo. “se il progetto fosse davvero come viene descritto, non consentirebbe di raggiungere le dimensioni necessarie per garantirne la solidità e la sostenibilità. Anzi, rischierebbe solo di svuotare le cooperative, danneggiare i soci, snaturare le banche popolari senza raggiungere gli obiettivi”.

È una bocciatura su tutto il fronte.

Non basta l’aggregazione

IL MANAGEMENT DELLA BPC

La proposta si basa su un principio elementare: ci mettiamo insieme, riduciamo le spese. Perché – tanto per fare un esempio – lo stesso prodotto lo compriamo per tutti. Si chiamano ‘economie di scala‘.

Vincenzo Formisano smonta quel progetto. Dicendo che “piuttosto è necessaria la costruzione di network che rendano le strutture efficienti nei costi e competitive sui mercati. Non è sommando le inefficienze che si ottengono efficienze, ma, piuttosto, bisogna rivedere le strategie e creare reti che consentano alle banche di gestire in comune tutti gli elementi cruciali, come i processi operativi che hanno bisogno di innovazione continua in fintech e banca digitale”.

Chi ha teorizzato la fusione oltretutto è arrivato tardi. Perché la Banca Popolare del Cassinate ha già avviato questo processo e senza però fondersi. Infatti: usufruisce dei servizi informatici e tecnologici messi a disposizione da Cassa Centrale attraverso Allitude, che fornisce servizi a decine e decine di banche. In questo modo i costi e gli investimenti di innovazione, ripartiti su una platea così numerosa, rendono le piccole banche in grado di competere con i colossi bancari.

Vincenzo Formisano lo aveva spiegato non più tardi di qualche mese fa: a gennaio quando aveva spiegato in che modo Banca Popolare del Cassinate aveva raggiunto la vetta dell’Atlante delle Banche elaborato da Milano Finanza. (leggi qui Quel primo posto su MF è la sfida di BpC per il futuro delle Popolari).

Non conviene

La sede di Assopopolari in Piazza del Gesù a Roma

C’è insomma un valore aggiunto che verrebbe a perdersi con qualunque fusione. È la conoscenza del territorio, il radicamento sul territorio. Fare squadra e mettersi insieme su alcuni progetti è un conto, fondersi è altro.

L’esempio è il network fatto con Luzzatti. Un caso specifico basta per spiegare il tutto.

La Popolare del Cassinate ha accumulato circa 30 milioni di ‘sofferenze‘. Ha pensato di cartolarizzare cioè di vendere quelle sofferenze a degli istituti che poi si occuperanno del recupero. “Ma 30 milioni sono un taglio troppo piccolo per essere interessanti sul mercato. Allora il nostro network ha costituito la Luzzatti SpA e messo insieme le sofferenze di tutte le banche della rete; ha individuato come advisor un colosso internazionale come Kpmg ed abbiamo cartolarizzato 1 miliardo e 300 milioni euro”.

La conseguenza per BpC? I grossi gruppi hanno fatto la corsa per comprare quelle sofferenze ed il prezzo al quale sono state collocate è stato talmente alto da portare alla Popolare del Cassinate una plusvalenza di 6 milioni. È stata usata per ridurre i deteriorati.

Ma senza la conoscenza del territorio, non si sarebbero avuti in cassa dei deteriorati così buoni da collocare.

Cosa fa gola in BpC

Foto: © A.S. Photo by Andrea Sellari

Allora perché il nome di BpC viene accostato ad ogni ipotesi di creazione di una Super Popolare?

I numeri del Bilancio 2019 parlano chiaro. Sono numeri soldi, positivi, che fanno gola a chiunque.

Il Patrimonio netto di bilancio, comprensivo dell’utile d’esercizio ammonta a 105,840 milioni, in crescita rispetto allo scorso anno di 2,858 milioni (+2,77%).

L’utile lordo è di oltre 14 milioni di euro. L’utile netto è di 8,539 milioni di euro. Il patrimonio netto di bilancio, escluso l’utile d’esercizio, raggiunge i 97,3 milioni e, rispetto al 31 dicembre 2018, registra un incremento del 13,66%. In crescita anche i dati della raccolta e degli impieghi. Il CET1, al 31/12/2019, è pari al 19,94%, un dato che si colloca ben al di sopra dei requisiti patrimoniali richiesti dalla normativa.

È per questo che Banca Popolare del Cassinate non intende fondersi. Non ne ha bisogno.