Industriali e sindacati insieme: “Si rischia una nuova Ilva”

Storie di straordinaria burocrazia. Paludi nelle quali si impantanano i progetti di sviluppo delle fabbriche. Cavilli, interpretazioni talvolta differenti da un ufficio all’altro nello stesso ente. Fascicoli che si bloccano perché manca il personale competente ad esaminarli. In altri casi il personale c’è ma la competenza è stata trasferita. Storie talmente folli che i lavoratori hanno chiamato allo stesso tavolo sia i sindacati e sia gli industriali. Per trovare una soluzione unitaria: perché se si affonda si va giù tutti insieme, armatori, ufficiali e marinai.

Così, oggi pomeriggio, nel salone della Cassa Edile di Frosinone, dietro allo stesso tavolo si sono ritrovati il presidente degli industriali Giovanni Turriziani ed i segretari dei sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Seduti l’uno accanto agli altri. E non di fronte.

La galleria degli orrori

Foto © Rosario Russo

I protagonisti sono stati i lavoratori, le rappresentanze sindacali aziendali: quelli che vivono lungo la linea di produzione, fanno i turni. Hanno raccontato la galleria degli orrori che sta allontanando gli investitori dalla provincia di Frosinone.

Come nel caso della Bristol Meyers Squibb o della Marangoni: rallentate da anni nelle loro politiche di innovazione e sviluppo. O come nel caso della Saxa Gres e delle sue innovative produzioni in grès porcellanato con componenti riciclate dalle ceneri di termovalorizzatore: procedure certificate a Bruxelles, obbligati a ripetere la sperimentazione in Italia, ritardati di ben cinque anni nel progetto. Con il risultato che i fondi inglesi alla base del piano sono molto restii a fare altri investimenti in zona.

La fiera del paradosso va in scena quando i lavoratori della Chemi raccontano l’iter affrontato dalla loro azienda per ottenere l’autorizzazione ambientale. Dall’inizio alla fine è trascorso talmente tanto tempo che la prima parte dell’iter è diventata obsoleta. Ed al termine delle lungaggini si scopre che la Regione anni prima ha realizzato un fosso, senza avvertire nessuno: alterando così la classificazione della zona. E mandando all’aria tutto il lavoro fatto.

Un denominatore comune a tutti: chi ci mette il capitale si sta domandando perché mantenere l’investimento in provincia di Frosinone. Lo spiegano nei loro interventi Mauro Piscitelli (Uiltec), Vincenzo Farina (Filtcem), Antonella Valeriani (Femca Cisl) ed Enzo Valente (Ugl Chimici)

Una nuova Ilva

Giovanni Turriziani con Anselmo Briganti © Rosario Russo

I numeri della provincia di Frosinone sono drammatici. Vengono ribaditi dal sindacato: 800 giorni per concludere un iter autorizzativo. Invece al Nord ne bastano 300.

Numeri che spingono il presidente Giovanni Turriziani a paragonare la situazione industriali in provincia di Frosinone “ad un’altra Ilva, per numero complessivo di dipendenti interessati e per valori coinvolti. Qui rischia di saltare un intero sistema industriale: c’è un meccanismo che si è rotto tra i vari poteri dello Stato. Noi non chiediamo sconti: chiediamo solo che venga applicata la legge e che le regole siano chiare una buona volta”.

Perché tra i problemi raccontati dai lavorato c’è anche questo, ognuno interpreta la norma a modo suo. E alla fine si deve andare inevitabilmente di fronte ai giudici del Tar per avere un’interpretazione univoca. Perdendo altro tempo.

I costi dello smaltimenti nel frattempo aumentano del 250%. Mentre i competitor all’estero non hanno quel sovrapprezzo. perché da loro le regole sono chiare. “Chiediamo semplicemente l’applicazione di norme che ormai sono Comunitarie” ha sottolineato Giovanni Turriziani.

A rischio il futuro

Saxa Gres visita del prefetto Ignazio Portelli con il presidente della Provincia, del Consiglio Provinciale, del sindaco di Anagni

Industriali e sindacati sono in sintonia: in provincia di Frosinone ci si sta giocando un pezzo del futuro economico. I segretari provinciali Anselmo Briganti (Cgil), Enrico Capuano (Cisl), Anita Tarquini (Uil), Enzo Valente (Ugl) insieme al presidente Unindustria Giovanni Turriziani chiedono regole certe. “Non può finire tutto sempre al TAR”. Dicono basta ai rimpalli di responsabilità. Vogliono una procedura trasparente: “Vogliamo sapere chi è a dover decidere, in quanti giorni e cosa accade se non lo fa”.

Il rischio è di veder saltare altri posti di lavoro. Mentre Regione Lazio e Provincia di Frosinone si scontrano sulle responsabilità, come avvenuto nelle settimane scorse. (leggi qui La rabbia di Pompeo: “Ambiente? Tutta colpa della Regione“ e la replica Zingaretti a muso duro: «Pompeo, i ritardi con le aziende sono tutta colpa tua»).

Da qui la decisione: una lettera da consegnare direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte. Perché il problema riguarda un’area di interesse nazionale come la Valle del Sacco. E perché possa finalmente mettere ordine tra Regione Lazio e Provincia di Frosinone sul rimpallo di competenze.

La differenza è che per la prima volta la lettera porterà l’intestazione di Unindustria e dei sindacati. Tutti insieme. Reazioni straordinarie a storie di burocrazia straordinaria.