Licenziamenti nell’indotto Stellantis: la miccia accesa
Logitec e Teknoservice hanno comunicato venerdì pomeriggio, con una PEC, l’avvio delle procedure di licenziamento per riduzione del personale, per un totale di 138 lavoratori. È il primo grosso colpo di scure sull’occupazione della provincia di Frosinone nel 2026. Ad annunciarlo è stato il Segretario Provinciale della Uilm-Uil di Frosinone, Gennaro D’Avino.
Le due aziende fanno parte dell’indotto Stellantis e per entrambe, a dicembre 2025, sono scadute le commesse della casa automobilistica. Il passaggio è tutt’altro che tecnico: è la traduzione occupazionale di una crisi industriale che non trova ancora un punto di caduta.

“Si tratta di una decisione grave e irresponsabile, assunta in una fase estremamente delicata della vertenza, che rischia di compromettere ulteriormente il percorso di confronto già in essere. La decisione delle aziende Logitec e Teknoservice di avviare le procedure di licenziamento mentre si è in attesa della convocazione del tavolo istituzionale presso il Ministero rappresenta un atto grave, inopportuno e profondamente irrispettoso”, ha dichiarato D’Avino.
Il punto non è solo la riduzione dell’organico. È la tempistica. L’apertura delle procedure mentre si attende il tavolo ministeriale viene letta dal sindacato come una forzatura che rischia di indebolire la trattativa prima ancora che inizi. La Uilm si è attivata chiedendo formalmente l’immediato ritiro delle procedure di licenziamento.
L’allarme dei sindaci e il nodo infrastrutture
È sceso in campo anche il sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco. Chiede di fermare quella che definisce una “vera e propria ecatombe occupazionale”. Non esita a parlare di una desertificazione industriale ripartita nel silenzio più assoluto. “È un ulteriore segnale di indebolimento del già precario sistema occupazionale del nostro territorio”, sottolinea.

Ma il sindaco non si limita alla denuncia. Sposta il ragionamento su un piano più ampio: “C’è bisogno di ripensare l’intero sistema produttivo del Lazio Meridionale, cercando di sfruttare le misure che sono al momento disponibili attraverso la Regione Lazio, partendo da quello che è il vero tallone d’Achille del territorio, ossia la mancanza di infrastrutture, soprattutto di quelle legate all’industria della logistica; altrimenti sarà difficile far recuperare competitività alla nostra terra”.
Produzione al 35% e l’incognita aprile
Quella in atto a Cassino Plant ha tutti i tratti di una lenta agonia. Nel 2025 lo stabilimento di Piedimonte San Germano ha segnato il numero più basso di autovetture prodotte dalla sua creazione ed il minore numero di giornate lavorate. Sono stati più i giorni di stop (105) che quelli in cui le linee hanno prodotto le Alfa Romeo Giulia e Stelvio e la Maserati Grecale.

Per Gennaro D’Avino i numeri del 2026 saranno ancora peggiori. I primi dati gli danno ragione: dall’inizio dell’anno sono state finora appena quattro le giornate lavorate a gennaio, mentre per febbraio si prevede il primo giorno lavorativo soltanto al 18 del mese.
Oggi le linee di produzione di Piedimonte San Germano tirano ad un terzo della loro potenzialità. E come se non bastasse il 26 aprile prossimo scadono gli ammortizzatori sociali. Per Andrea Di Traglia (Fiom Cgil) ad oggi non ci sono notizie positive. Per Mirko Marsella (Fim-Cisl) nemmeno è positiva la notizia della creazione di una nuova linea produttiva specifica per Maserati nel 2026. L’aveva annunciata la direzione aziendale durante l’incontro con i sindacati svolto a fine gennaio. Marsella spiega che si tratta semplicemente di uno spostamento del Grecale ma non una nuova produzione.

Per il presidente di Unindustria Cassino Vittorio Celletti sarà importantissimo ascoltare il nuovo piano industriale messo a punto dal Ceo Antonio Filosa. Per vedere se Cassino Plant sarà tra gli stabilimenti che si salveranno. In quel caso la data più verosimile per la ripresa è il 2028.








