Il giovane De Vellis: il sogno del traslocatore che non ha voluto traslocare

La sfida ad un territorio che soffre di scarsa ricettività. Il confronto quotidiano con la burocrazia che rallenta chi, per mestiere, deve fare in fretta. Il futuro a portata di mano ma che si tarda a comprendere. Il caso De Vellis

Quando una persona sceglie un’impresa per un trasloco non gli affida solo i mobili, ma anche i propri sentimenti, la propria vita. Dentro ai cassetti sigillati ci sono spesso frammenti di un’esistenza: pezzi di passato che sono anche futuro. Smarrirne anche uno solo è perdere un po’ di se, di ciò che si è stati e di quello che si voleva diventare.

La stessa cosa accade ad un imprenditore, quando trova una nuova sede per la propria azienda ed ha bisogno di spostare uffici e svuotare capannoni. Carte ordinate per anni, appunti messi in ordine, cartelle che chiamano l’una con l’altra in base ad una logica conosciuta solo a chi ci ha lavorato per anni. O sa che da quei documenti può dipendere un’autorizzazione, una concessione, una proroga…

Per i freddi codici di catalogazione delle attività, questo settore rientra nel grande calderone delle aziende di trasporti, ma traslocare è un’altra cosa. Prendere la vita ed i beni di una persona o un’impresa e portarli in una nuova casa, è un’arte. Merita di essere protagonista di un discorso a parte.

È questo il sogno di Christian De Vellis, 35enne responsabile tecnico di una delle aziende più longeve in questo settore nel panorama ciociaro: la De Vellis Servizi Globali. Imballa, sigilla, carica trasporta da un capo all’altro del mondo ormai da 37 anni. E’ facile incontrare la livrea gialla De Vellis in ogni parte d’Europa, così come potreste vederla negli Stati Uniti o in Cina.

E Christian da sedici anni si sporca le mani nell’azienda di famiglia. Vecchia filosofia ma sempre efficace: un po’ come gli Agnelli, per i quali l’azienda si impara standoci dentro e cominciando dalla catena di montaggio. Così, finito l’apprendistato e la gavetta, da qualche anno ha iniziato a sedersi ai tavoli in cui si prendono le decisioni per il futuro: i tavoli della De Vellis Servizi Globali, ma anche quelli della sezione giovani di Unindustria Frosinone, dove condivide la propria esperienza con altri colleghi.

“Facile – penseranno quelli dalla risposta leggera e sempre pronta – essere imprenditore quando c’è l’azienda di famiglia dietro”.

«Non proprio» la risposta che si percepisce con Christian. «Da un giovane ci si aspetta molto. Soprattutto ci si aspetta che sia un innovatore sempre al passo con i tempi ed è questo che cerco di fare».

Un compito che quasi mai è la cosa più semplice al mondo. Anche nel settore dei trasporti e dei traslochi, chi è in campo, si trova molto spesso dentro quel labirinto chiamato burocrazia.

«Io sono convinto – racconta Christian – che la più grande sfida quest’oggi, sia la riduzione dei tempi dei processi burocratici. Solo riducendo e annullando i tempi morti si riesce ad essere competitivi, limando tanti piccoli secondi che a fine giornata possono fare la differenza».

Una lotta molto spesso impari, quella dell’imprenditore contro la burocrazia. «Io in prima persona, ma anche la mia famiglia, molto spesso ci siamo trovati a dover affrontare tempi biblici per autorizzazioni e concessioni». Nulla di particolare, nessuno sta parlando di autorizzazioni per realizzare una strada che porti sulla luna, ma di semplici nullaosta: «Ogni tipo di autorizzazione – spiega Christian – diventa una vera e propria odissea e se dobbiamo accorciare i tempi, capirete che questo è il modo più sbagliato».

Ed è da qui che poi nascono i problemi per il territorio: il lavoro che non c’è, la delocalizzazione delle aziende, perché non tutti sono disposti ad attendere tempi biblici per avere ciò che gli spetta. «Questo territorio soffre di scarsa ricettività, non si capisce che le esigenze delle imprese sono le esigenze che riguardano il lavoro ed il lavoro riguarda le persone».

Troppo tempo perduto appresso alle carte. Occorre un permesso per qualsiasi cosa. Per ottenerlo bisogna bussare ad uffici sempre diversi. Non sempre si incontra la persona preparata. E se c’è, ha decine di arretrati da smaltire. Tempo, tempo, tempo che non c’è e bisogna accorciare. Perché il cliente non può aspettare. E vuole la qualità ma la vuole pure in fretta. La sfida della competizione è questa.

Con circa 150 dipendenti tra diretti ed indotto, il Gruppo De Vellis affronta sfide ogni giorni.

Le prossime sfide della De Vellis. La prima è il “sogno” del riconoscimento della professione di traslocatori per cui Christian afferma “stiamo lottando”.

Poi c’è quella per l’archiviazione digitale. «E’ questo il futuro del nostro settore, oggi per quanto riguarda i servizi alle imprese abbiamo nei nostri capannoni la possibilità di stoccare 180km lineari di documenti, quella mole di carta in digitale, occuperebbe uno spazio infinitamente più piccolo. Noi già ci siamo lanciati in questo settore, ma ancora è solo una piccola parte del nostro core business. L’importante è farsi trovare pronti».

Pronti, come pronto deve essere il tessuto imprenditoriale della provincia, che non può fare affidamento solo sui giovani ed il loro entusiasmo come salvatori del mondo. Ma deve essere un corpo unico per Christian De Vellis, insomma un patto tra generazioni, enti, imprese, politica per ripartire: «Dobbiamo crederci tutti e rimboccarci le maniche insieme, non solo i giovani. Il lavoro di squadra è la chiave, solo lavorando tutti insieme si possono dividere i compiti e moltiplicare i successi».