Il presidente contro il cigno nero: tutti in Provincia a settembre

Noi non resteremo a guardare”: il presidente Luca Di Stefano schiera la Provincia di Frosinone sulla linea del fronte. Una settimana fa l’industriale Gerardo Iamunno ha trasferito al Nord la sua fabbrica puntando il dito: «In Ciociaria non si può fare industria»; il vice presidente di Confindustria Maurizio Stirpe ha confermato: «il rischio di una desertificazione industriale è ormai dietro l’angolo». Dal suo ufficio al Pirellone di Milano il fondatore di Seeweb Antonio Baldassarra che è partito da Frosinone ha aggiunto: «Nulla di strano, è l’inerzia e la gommosità di un territorio che lentamente produce i sui frutti negativi quanto velenosi. Stiamo osservando gli effetti del ‘non fare’».

In settimana i Segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil si sono riuniti d’urgenza. E con altrettanta urgenza hanno avuto un confronto con Unindustria. È il nodo che viene al pettine. Gerardo Iamunno, come il bambino raccontato da Hans Christian Andersen ha avuto il coraggio di dire ciò che gli altri vedevano ma tacevano: ‘il re è nudo.

Il re è nudo

La Gran Tour ha lasciato Paliano

Questa provincia è ancora il motore industriale del Lazio: l’export della Regione si realizza in Ciociaria. Ma tutto si sta spegnendo. Colpa di scelte folli che non hanno eguali in altre regioni d’Italia. Qui si impiegano 7 anni per autorizzare una fabbrica che salva 250 posti di lavoro. Qui si chiamano ai tavoli di confronto associazioni con sei iscritti (parenti tra loro) dandogli voce su investimenti da 60 milioni di euro. È qui che si legge la norma in maniera diversa dal resto d’Italia e si chiede ad un panettiere che vuole mettere un forno nuovo di compensare i fumi che immetterà nell’aria comprando una dozzina di auto elettriche.

Questa è la provincia dove gli industriali hanno smesso di perdere tempo. E invece di allargare qui i loro capannoni hanno trovato più facile, economico e conveniente metterne di nuovi ma in Francia, in Germania, in Serbia, in Polonia ed in Tunisia.

Colpa di una politica che non ha né peso né visione, colpa di chi fa impresa solo a parole ma senza rischiare il capitale, colpa di di chi si accontenta di galleggiare mentre il resto del mondo nuota. (Leggi qui: Caro presidente, non siamo più la Ciociaria di 30 anni fa. E leggi anche Non è così che si rilancia la provincia di Frosinone).

La ribellione di Luca

Palazzo Iacobucci (Foto © IchnusaPapers)

Una parte della provincia di Frosinone è tra i nuotatori che in Italia hanno deciso di esistere. È per loro che il presidente Luca Di Stefano ha deciso di schierare la provincia: esattamente nella nuova visione dell’ente che ha portato quando è entrato a Palazzo Iacobucci. Esattamente come ha fatto quando ha tirato fuori dagli armadi i Progetti Prusst che tutti avevano dimenticato: non camminavano perché ai Comuni mancavano tecnici capaci di realizzare progetti e pratiche; li ha messi a loro disposizione la Provincia. (Leggi qui: Il Prusst non è più in soffitta).

Così, di sabato pomeriggio Luca Di Stefano si è rimboccato le maniche ed ha convocato quelli che possono essere considerati i primi Stati Generali della Provincia di Frosinone. Riunirà tutti i sindaci, tutte le forze produttive, tutte le organizzazioni sindacali. E li farà parlare.

È lì che ognuno dovrà indicare dove ha trovato il collo di bottiglia. Lo stesso che un anno fa venne denunciato da Miriam Diurni, presidente di Unindustria: «Noi non chiediamo né sconti né corsie privilegiate, le nostre industrie proteggono l’ambiente perché i nostri figli vivono qui. Noi chiediamo infrastrutture con cui produrre meglio e difendere in modo più efficace l’ambiente». Fuori dalla metafora: i depuratori non funzionano, come dimostra il caso di Anagni. Proprio lì l’altro giorno il sindaco ha detto basta e convocato la regione Lazio. (Leggi qui: La biga alata non vola: addio pure alla ex Michelangelo).

Siamo una provincia diversa e migliore

Luca Di Stefano

Nel pomeriggio il presidente della Provincia Luca Di Stefano ha inviato una lettera aperta. Indirizzata a tutti i sindaci, alle organizzazioni datoriali ed alle forze sindacali, all’università ed ai grandi player del territorio.

«Viviamo in una Provincia che non è più la stessa del passato. È profondamente diversa, lontana da quell’immagine che ormai appartiene alle cartoline sbiadite degli anni Settanta e Ottanta. Non siamo più il polo industriale cresciuto intorno alla Cassa per il Mezzogiorno che innescò una radicale trasformazione del nostro territorio. Ci cambiò sul piano culturale, economico, sociale».

L’analisi non fa sconti. Luca Di Stefano non cerca foglie di fico. «Aver chiuso gli occhi ed avere negato a lungo che quell’epoca fosse finita ha determinato un disastro più profondo. Sarebbe stato necessario prendere delle contromisure, individuare la nuova dimensione nella quale attestare il benessere dei nostri Comuni e dei nostri Concittadini».

«Oggi siamo una Provincia diversa. Abbiamo un’università dalla quale escono professionisti di eccellenza che trovano occupazione senza difficoltà in ogni area del mondo. Abbiamo un polo industriale che non dipende più esclusivamente dalla Fiat ma è protagonista al fianco di Stellantis sul panorama mondiale dell’Automotive. Nel tempo le nostre aziende hanno depositato brevetti, diversificato, creato e sviluppato. Non è un caso se Fincantieri ha scelto questa terra per impiantare la sua prima Gigafactory ed attivare un intero contratto di filiera. Qui si realizzano produzioni premium ed innovative».

Non resteremo a guardare

Foto © Igor Todisco

Il dito a questo punto indica la piaga. «Ma è evidente che più di qualcosa non va. È evidente perché c’è chi sceglie di andare via e trasferire le sue aziende, chi sceglie di “crescere” all’estero. Molte delle ragioni alla base di queste scelte non dipendono dalla Provincia e non dipendono dai Comuni. Ma non possiamo restare a guardare».

È qui che la Provincia scende in campo. Con quel ruolo diverse che nessuno le assegna ma che Luca Di Stefano individua. Essere cioè l’elemento di raccordo tra le forze economiche che compongono questo territorio «Dobbiamo capire cosa non va, cosa sta facendo fuggire una generazione di aziende con i loro investimenti ed i loro posti di lavoro. E’ necessario capire perché non siamo più attrattivi per poi tornare ad esserlo».

A questo punto c’è la notizia: Luca Di Stefano convoca gli Stati Generali «È per questo che vi invito ad una conferenza il prossimo 28 settembre nel salone di rappresentanza della Provincia. Un incontro che vuole essere un esame collettivo della situazione: aperto ai sindaci, agli industriali, ai sindacati, alle forze produttive e sociali. Chiederò al Governatore del Lazio di essere presente».

Una road map per Regione e Governo

Francesco Rocca (Foto: Regione Lazio Press Service)

Perché Luca Di Stefano vuole la presenza di Francesco Rocca? Perché vuole che quegli Stati generali non siano un piagnisteo. E perché vuole presentare al governatore una cambiale firmata dal suo predecessore Nicola Zingaretti che si è rivelata carta straccia.

Accadde durante l’ultima assemblea degli industriali del Lazio. La multinazionale del farmaco Catalent, stanca di aspettare da due anni le autorizzazioni aveva appena stracciato il suo maxi investimento su Anagni da 100 milioni di euro: roba che sarebbe durata almeno vent’anni. Anzi: invece di stracciarlo gli aveva semplicemente cambiato destinazione, da Anagni all’Oxfordshire. Zingaretti disse di avere chiesto al Ministero di rivedere i vincoli Sin sull’area di Anagni mettendo fine a quelle attese assurde.

A distanza di poche ore il sottosegretario Ilaria Fontana del Movimento 5 Stelle, di Frosinone ed eletta a Cassino al posto di Mario Abbruzzese, gli disse cordialmente di farsi un chilo di fatti suoi: che le regole non le avrebbero cambiate. (Leggi qui: Catalent, Zingaretti annuncia la fine del Sin: “È figlio di errori ed illusioni”. E poi leggi qui: Fontana: “Sospendere il Sin? Fesserie”. Regione: “Chiedi a Draghi”).

Ora Ilaria Fontana non è più sottosegretario, a Palazzo Chigi c’è un altro inquilino e pure al Governo della Regione le cose sono cambiate. Luca Di Stefano vuole presentare a Francesco Rocca la road map messa a punto con gli Stati generali «una serie di elementi con i quali invertire la tendenza, nelle competenze della Regione. Chiedere di cambiarla, nelle competenze del Governo».

Con lo sguardo al futuro

Luca Di Stefano

«Nessuno di noi, tantomeno me, resterà a guardare. Abbiamo degli obblighi e delle responsabilità, lo dobbiamo a un intero territorio, alle future generazioni. Ai bambini di oggi che saranno gli adulti del domani e che dovranno essere fieri di vivere e restare in questo territorio, per farlo crescere e tornare ad essere trainante nell’economia non solo locale, ma nazionale».

La sfida è lanciata. Al cigno nero, cioè quella serie di imprevisti come il covid e la speculazione sull’energia che hanno messo in ginocchio l’industria energivora sul territorio. Ed anche all’inerzia ed alla gommosità di chi fino ad oggi ha solo saputo aspettare.

La Provincia di Frosinone ha deciso di non restare a guardare.