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Il peso degli stipendi: la Ciociaria sta a metà

10 Maggio 20254 minuti di lettura
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Al Nord si lavora in media 255 giorni all’anno, al Sud appena 228. In altre parole, gli occupati del Nord ogni 12 mesi timbrano il cartellino 27 giorni in più rispetto ai colleghi del Sud. A certificarlo, numeri alla mano, è una interessante indagine elaborata dal centro studi della CGIA di Mestre (l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre) pubblicata oggi sul sito web dell’Associazione.

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Come si spiega questa differenza di ore lavorate Nord versus Sud?

Cosa c’è dietro

(Foto: StockCake)

Secondo l’analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA, al Sud si lavora meno per almeno due ragioni strettamente correlate. 

La prima. È dovuta a un’economia sommersa molto diffusa che nelle regioni meridionali ha una dimensione non riscontrabile nel resto del Paese. Il lavoro nero c’è e contribuisce a creare economia: ma statisticamente, non consente di conteggiare le ore lavorate irregolarmente. 

La seconda. È imputabile ad un mercato del lavoro che nel Mezzogiorno è caratterizzato da tanta precarietà, da una diffusa presenza di part time involontario, soprattutto nei servizi, da tanti stagionali occupati nel settore ricettivo e dell’agricoltura che abbassano di molto la media delle ore lavorate.

Dove si lavora di più

(Foto: © DepositPhotos.com)

Dove sono i lavoratori “stakanovisti”? Gli operai e gli impiegati con il maggior numero medio di giornate lavorate durante il 2023, secondo la CGIA,  sono stati quelli occupati nella provincia di Lecco (264,9 giorni). Seguono i dipendenti privati di Biella (264,3), Vicenza (263,5), Lodi, (263,3), Padova (263,1), Monza-Brianza (263), Treviso (262,7) e Bergamo (262,6). 

Le province, infine, dove i lavoratori sono stati “meno” in ufficio o in fabbrica durante il 2023 sono quelli di Foggia (213,5 giorni), Trapani (213,3), Rimini (212,5), Nuoro (205,2) e Vibo Valentia (193,3). La media italiana è stata pari a 246,1 giorni

Ovviamente, nelle aree geografiche del Paese dove le ore lavorate sono più elevate, anche la produttività è maggiore e conseguentemente gli stipendi e i salari sono più pesanti. 

Se, come riporta la CGIA, al Nord la retribuzione media giornaliera nel 2023 era di 104 euro lordi, al Sud si è fermata a 77 euro (pari a un differenziale del 35%). Per quanto concerne la produttività: al Nord era superiore del 34% rispetto a quella presente nel Sud.

L’analisi per provincia

(Foto: Rob Widdis © Imagoeconomica)

Dall’analisi provinciale delle retribuzioni medie lorde pagate ai lavoratori dipendenti del settore privato emerge che, nel 2023, Milano è stata la realtà dove gli imprenditori hanno erogato gli stipendi medi più elevati: 34.343 euro. 

Seguono Monza-Brianza con 28.833 euro, Parma con 27.869 euro, Modena con 27.671 euro, Bologna con 27.603 euro e Reggio Emilia con 26.937 euro. In tutte queste realtà emiliane, la forte concentrazione di settori ad alta produttività e ad elevato valore aggiunto – come la produzione di auto di lusso, la meccanica, l’automotive, la meccatronica, il biomedicale e l’agroalimentare – ha “garantito” agli addetti di questi territori buste paga molto pesanti. 

I lavoratori dipendenti più “poveri” invece, si trovano a Trapani dove percepiscono una retribuzione media lorda annua pari a 14.854 euro, a Cosenza con 14.817 euro, a Nuoro con 14.676 euro. I più “sfortunati”, infine, lavorano a Vibo Valentia dove in un anno di lavoro hanno portato a casa solo 13.388 euro. 

La media italiana, infine, ammontava a 23.662 euro.

La situazione nelle province del Lazio

RANKPROVINCIANR MEDIO GIORNATE RETRIBUITERETRIBUZIONE MEDIA ANNUALE €RETRIBUZIONE MEDIA GIORNALIERA €
18Roma241,525.294104,72
58Frosinone245,820.33382,71
69Latina235,219.33982,22
72Rieti231,918.48079,70
82Viterbo236,217.74075,10

Come è agevole rilevare dai dati della CGIA, tolta la provincia di Roma che come sempre fa storia a se, Frosinone si colloca esattamente a metà della graduatoria nazionale: su 107 province monitorate, per quanto riguarda i parametri retributivi. Anche se al di sotto della media italiana delle retribuzioni annue.

I lavoratori ciociari però sono i più performanti, rispetto a tutti gli altri colleghi delle altre province del Lazio, sia per quanto riguarda il numero medio di giornate retribuite, superiore addirittura a Roma, che per retribuzione media e giornaliera.

E questo nonostante in provincia di Frosinone sia in atto da tempo una desertificazione industriale senza precedenti, le delocalizzazioni di fondamentali riferimenti pubblici e privati, la mancanza di prospettive e i giovani che se ne vanno. Della serie “c’è ancora vita nell’Universo“

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