
Da un lato i cantieri del Giubileo consegnati in tempo, gli aerei che atterrano a Fiumicino a pieno regime, l’export che vola sulle ali delle medicine confezionate nel triangolo Frosinone – Latina – Roma. Dall’altro le linee ferme dello stabilimento di Cassino. Il Lazio del 2026 corre su due binari e non vanno alla stessa velocità.
Cresce il doppio dell’Italia, lo dicono i numeri Svimez, l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno che dal 1946 studia l’economia del Meridione per analizzarne i divari, misurare l’ampiezza della forbice con il Nord, ridurre i divari.
I numeri sono chiari: il Lazio è cresciuto quattro volte più della media italiana e per il 2026 si prepara a ripetere la performance. Ha un Pil stimato tra lo 0,6 e l’1,2%, contro un dato nazionale fermo tra lo 0,5 e lo 0,7%.
Il “metodo Giubileo” e la collaborazione come chiave
Lo studio Svimez individua nel cosiddetto “metodo Giubileo” uno dei fattori chiave del risultato. In cosa consiste? Nella stretta collaborazione tra il Governo nazionale di Giorgia Meloni, il governo Regionale del presidente Francesco Rocca, il Comune di Roma guidato dal sindaco Roberto Gualtieri. Centrodestra (Governo e Regione) e centrosinistra (Campidoglio) che hanno lavorato in sintonia.
Non che in passato siano mancate forme di pianificazione condivisa tra enti locali e istituzioni centrali: ma per Svimez in occasione del Giubileo del 2025 il dialogo ha fatto “un passo avanti tangibile”: i progetti finanziati con fondi PNRR per l’Anno Santo sono stati completati nei tempi previsti, un fatto sul quale in pochi all’inizio erano pronti a scommettere.
Il beneficio si è misurato in tutti i campi. La sintesi sono le cifre del comparto turistico: perché? Completare i lavori del Giubileo entro i termini ha consentito di mettere a disposizione del mercato turistico un’offerta di servizi, strutture e posti letto capace di sviluppare già nei primi cinque mesi del 2026 quasi 11 milioni di arrivi. È una crescita del 2,6% rispetto al 2025, circa 25 milioni di pernottamenti e un impatto economico stimato in oltre 15 miliardi di euro.
L’export come motore, con un margine su scala nazionale
Il dato strategico è quello sull’export. Registra una crescita del 9,6% nel 2025, contro il +3,3% della media nazionale, trainata dal settore farmaceutico del polo a sud di Roma tra Ciociaria e Pontino. La scelta di puntare sulla qualità si è rivelata decisiva. Un dato su tutti: il progetto Novo Nordisk da 2,5 miliardi circa per l’area di Anagni e le decisione del Governo Meloni di considerarlo un investimento di portata strategica per il Paese al punto di nominare commissario Francesco Rocca con il chiaro compito di appianare tutte le eventuali difficoltà burocratiche che fossero sorte.
Il modello è stato talmente efficace da resistere al colpo subito sui mercati internazionali dalla multinazionale danese del farmaco, costretta a ridisegnare la propria governance e le proprie strategie mondiali. Nonostante questo, seppure dimezzato, l’investimento su Anagni è in atto. Non è un caso che il Farmaceutico abbia trainato il dato 2025 sull’export registrando una crescita tre volte superiore al dato nazionale (+9,6 vs +3,3) grazie anche ai servizi avanzati ed innovativi che investono e crescono: digitale, aerospazio, telecomunicazioni, sicurezza.
L’incognita Cassino, il vero punto debole del quadro
Non tutto, però, corre alla stessa velocità. Questa volta il Lazio ha marciato con un motore spento. E quel motore si chiama Cassino Plant: lo stabilimento Stellantis è stato il più grosso punto interrogativo industriale del 2025. È stato l’anno con il minimo storico di produzione: al punto che per un anno intero si è parlato di riconversione, cessione degli spazi, arrivando a temere anche la possibilità di una chiusura. Nel discorso agli investitori fatto ad inizio 2026 dal Ceo Antonio Filosa, lo stabilimento di Piedimonte San Germano non è stato citato ed è stato l’unico dimenticato. Il suo nome è comparso solo quando in serata c’è stata la conferenza stampa con i giornalisti specializzati che hanno fatto notare quel vuoto.
Non si chiude, assicurano ancora oggi il ceo Filosa ed il braccio operativo per l’Europa Emanuele Cappellano. Ma il record negativo di produzione rimane e nel 2026 verrà superato verso il basso. In attesa dei nuovi modelli Maserati che Francesco Rocca andrà a vedere in anteprima nel corso di questo autunno, la produzione è ai minimi degli ultimi cinquant’anni, con meno di 20mila auto realizzate.
Ma se il motore dell’Automotive si è bloccato hanno aumentato i giri tutti gli altri. Infatti il quadro occupazionale regionale resta secondo Svimez migliore della media italiana: tasso di occupazione al 64,2% e tasso di disoccupazione al 5,5%, al di sotto della media nazionale.
Dopo il PNRR, la scommessa sul Piano industriale
Il vero snodo del prossimo anno riguarda però la fine dei fondi PNRR, non più disponibili dai primi di luglio. Quei motori hanno girato perché nei serbatoi c’erano i fondi straordinari del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Da qui l’importanza dell’aggiornamento del Piano industriale: cosa alla quale hanno lavorato a quattro mani Regione Lazio e Unindustria. Una revisione chiama a programmare una strategia pluriennale per consolidare gli investimenti esistenti e attrarne di nuovi.
Due tasselli vengono indicati come decisivi: la piena attivazione della Zona Logistica Semplificata (Zls), istituita dalla giunta Rocca per offrire sgravi fiscali e semplificazione burocratica alle imprese. Ed il nuovo corso del Consorzio Industriale Unico, la cui riforma voluta dal governo Rocca, spinta dall’assessore Roberta Angelilli e concretizzata dal professor Raffaele Trequattrini, ha visto la Regione entrare nel capitale in maniera decisa.
I numeri confermano che il Lazio oggi è più attrattivo: lo dimostra il numero delle multinazionali presenti sul territorio, salito da 133 a 148 in un solo anno.
Il capitolo competenze: Rome Technopole e intelligenza artificiale
L’aggiornamento delle competenze del capitale umano è a questo punto un capitolo “fondamentale” per il futuro della crescita regionale. Molto viene affidato al nascente Rome Technopole, chiamato a unire università, enti di ricerca e aziende su tre assi: transizione energetica, transizione digitale, salute e bio-farmaceutico.
Tra le grandi infrastrutture citate come acceleratori del processo, il termovalorizzatore di Roma a Santa Palomba (cantiere avviato da tre mesi), l’autostrada Roma-Latina (cantieri attesi entro l’anno) e, per il Basso Lazio, la stazione Tav Mediolatium che potrebbe nascere tra Frosinone e Ferentino puntando di giorno sul traffico passeggeri e di notte sul traffico merci.
È stato, anche il capitolo TAV, un esempio di dialogo su più livelli: la scossa data dal sindacato Cisl del Lazio con l’iniziativa organizzata a Ferentino dal Segretario Generale Regionale Enrico Coppotelli. L’immediata disponibilità della Regione a fare la sua parte e co-finanziare annunciata in quella sede dal governatore Francesco Rocca. Il colpo a sorpresa calato dal deputato Nicola Ottaviani che ha annunciato per il giovedì successivo la prima riunione operativa in assoluto sul tema, alla presenza del ministro Matteo Salvini.
Rocca: «Il Lazio è tornato a correre», Righini: «Ancora di più»
Questa mattina il presidente della Regione Francesco Rocca rivendica il risultato come merito condiviso tra tessuto produttivo e azione di governo: «Sono risultati che ci rendono orgogliosi e che testimoniano, prima di tutto, la straordinaria vitalità della nostra Regione». Ringrazia «imprenditori, lavoratori e tutto il tessuto produttivo, economico e sociale del Lazio» insieme alla squadra di governo regionale. «Questi dati ci dicono che il Lazio è tornato a correre e che la strada intrapresa è quella giusta», conclude Rocca, annunciando l’obiettivo di «trasformare sempre di più la crescita in investimenti duraturi, buona occupazione e nuove opportunità per tutti i territori della nostra Regione».
L’assessore regionale al Bilancio Giancarlo Righini insiste sulla necessità di consolidare il trend più che di limitarsi a festeggiarlo: «Sono numeri che ci incoraggiano, pur nella consapevolezza che occorre continuare a intervenire per consolidare questa tendenza e renderla strutturale». L’assessore al Bilancio indica come priorità il sostegno agli investimenti produttivi, all’innovazione, alle infrastrutture e alle filiere strategiche, con un’attenzione dichiarata al comparto agroalimentare, chiamato a diventare «una componente sempre più forte della crescita regionale».
Biazzo: energia cara, dazi e manodopera introvabile
Il quadro più articolato e per certi versi più cauto, arriva dalle dichiarazioni del presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo, pubblicate oggi sul Corriere della Sera. Biazzo condiziona la lettura dei dati Svimez a un avvertimento preciso: «Su tutto incombe l’incertezza geopolitica internazionale e i dazi Usa che non aiutano». Il costo dell’energia resta, a suo giudizio, una delle variabili più pesanti per la competitività delle imprese laziali, che pagano bollette «molto più care rispetto ad altre nazioni, come la Francia e la Spagna».
Sul fronte dell’innovazione, Biazzo rilancia il ruolo del Rome Technopole costruito con oltre 30 aziende e i centri di ricerca più avanzati del Lazio. ma soprattutto annuncia un investimento da 50 milioni di euro della Camera di Commercio di Roma per realizzare un supercomputer HPC della rete Cineca al Technopolo Tiburtino, destinato alla trasformazione digitale delle piccole e medie imprese. Sulla crisi di Cassino, Biazzo stesso non nasconde le preoccupazioni per il futuro, dando atto degli sforzi attuati dalla Regione per riportare il polo Stellantis alla piena produttività.
Ma c’è anche un altro tema: il mondo cambia, l’industria cambia, non tutti stanno tenendo il passo. «Su 10 posti che le aziende cercano, nel Lazio 4 si faticano a trovare» evidenzia Biazzo, indicando nelle accademie aziendali e nei flussi regolari di manodopera dall’estero gli strumenti per affrontare la crisi demografica. le culle italiane sono vuote e le conseguenze si iniziano già a sentire.
Un bilancio a due velocità
Il quadro complessivo che emerge, racconta una Regione che cresce più della media nazionale su quasi tutti gli indicatori aggregati, ma che porta con sé almeno due variabili di rischio dichiarate dagli stessi protagonisti.
Il primo è la reale tenuta dello stabilimento di Cassino, ai minimi produttivi da mezzo secolo. Il secondo è il riassetto determinato dalla fine del flusso di fondi PNRR che finora ha sostenuto buona parte degli investimenti pubblici.
Il test dei prossimi mesi, più che i dati di consuntivo, sarà la capacità di Piano industriale, Zls e riforma del Consorzio Industriale di trasformarsi da annunci in cantieri. È esattamente il passaggio che, per il Lazio Sud, deciderà se la crescita raccontata oggi resterà un dato regionale aggregato o si tradurrà anche in occupazione e investimenti concreti in provincia di Frosinone e Latina. Accendendo così un nuovo e potente motore di crescita per l’intera regione.




